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IL CASO RANUCCI SPIEGATO IN PUNTO DI DIRITTO - L’EDITORE TELEVISIVO HA IL DIRITTO DI SCEGLIERE I CONDUTTORI DEI PROPRI PROGRAMMI. IL GIUDICE PUÒ SINDACARE LA LEGITTIMITÀ DELLA DECISIONE AZIENDALE SOLO NEL CASO DI DISCRIMINAZIONE. È IL PRINCIPIO AFFERMATO DAL TRIBUNALE DI ROMA, CHE HA RESPINTO IL RICORSO PRESENTATO DA RANUCCI CONTRO LA DECISIONE DELLA RAI DI RIMUOVERLO DALLA CONDUZIONE DI “REPORT” – L’AVVOCATO GIAMPIERO FALASCA: “IL PASSAGGIO PIÙ DELICATO RIGUARDA LE PRESSIONI POLITICHE. IL GIUDICE RICONOSCE ESPRESSAMENTE CHE LE DICHIARAZIONI DI ALCUNI ESPONENTI POLITICI, ALCUNI CON CARICHE ISTITUZIONALI, AVEVANO ESERCITATO UN’INDEBITA PRESSIONE SUI VERTICI RAI. MA L’ESISTENZA DI QUESTE INTERFERENZE NON DIMOSTRA, DA SOLA, CHE LA DECISIONE AZIENDALE SIA STATA DETERMINATA DA QUESTE PRESSIONI...”

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Estratto dell’articolo di Giampiero Falasca per “Il Sole 24 Ore”

 

sigfrido ranucci (16)

L’impresa editoriale ha il diritto di scegliere i conduttori dei propri programmi, seppure con il limite del divieto di discriminazione. Il giudice può quindi sindacare la legittimità della decisione aziendale solo da questo punto di vista, senza sostituirsi all’editore nelle valutazioni organizzative.

 

È il principio affermato dal Tribunale di Roma, con ordinanza del 9 ottobre 2026, che ha respinto il ricorso cautelare presentato da Sigfrido Ranucci contro la decisione della Rai di rimuoverlo dalla conduzione di Report.

 

paolo corsini sigfrido ranucci commissione vigilanza rai foto lapresse

La vicenda è quella, ben nota, esplosa dopo gli sviluppi delle indagini sull’attentato subito dal giornalista nell’ottobre 2025 e i rapporti emersi con Valter Lavitola, indagato come possibile mandante dell’aggressione.

 

Una vicenda che aveva suscitato un intenso dibattito pubblico, accompagnato da richieste di allontanamento del giornalista avanzate da esponenti della maggioranza politica. Il 28 agosto 2026 il direttore della Direzione Approfondimento Rai aveva comunicato a Ranucci la decisione di modificare l’assetto editoriale di Report, sostituendolo nella conduzione e nella responsabilità autorale.

 

IL MESSIA - UN FILM DI VALTER LAVITOLA

Contestualmente gli erano stati proposti tre incarichi alternativi: vicedirettore al Tg3, vicedirettore a RaiNews24 oppure corrispondente dal Cairo. Ranucci aveva impugnato il provvedimento, sostenendo che la riorganizzazione fosse un pretesto per realizzare una discriminazione fondata sulle sue convinzioni personali e politiche.

 

Aveva inoltre denunciato un demansionamento e la violazione degli obblighi di tutela della professionalità giornalistica. Il Tribunale affronta anzitutto il rapporto tra libertà editoriale e tutela antidiscriminatoria. La scelta di chi debba condurre una trasmissione appartiene all’editore, ma ciò non impedisce al giudice di verificare che il potere sia esercitato nel rispetto della legge.

 

[...] Il passaggio più delicato riguarda le pressioni politiche. Il giudice riconosce espressamente che le dichiarazioni di alcuni esponenti politici, alcuni con cariche istituzionali, avevano esercitato un’indebita pressione sui vertici Rai. Ma l’esistenza di queste interferenze non dimostra, da sola, che la decisione aziendale sia stata determinata da queste pressioni.

 

sigfrido ranucci e valter lavitola

Il Tribunale valorizza, da quanto punto di vista, anche le dichiarazioni di giornalisti estranei alla maggioranza. Roberto Saviano aveva criticato l’eccessiva vicinanza tra Ranucci e Lavitola, sottolineando il rischio di perdere la necessaria distanza critica dalle fonti. Michele Santoro aveva giudicato imperdonabile la mancata presa di distanza da Lavitola, mentre Corrado Formigli aveva rimproverato a Ranucci di aver esposto la squadra di Report a una situazione di imbarazzo.

 

Dichiarazioni che, secondo il giudice, mostrano come le perplessità sulla gestione della trasmissione non provenissero soltanto dal mondo politico, mettendo in luce l’assenza di una discriminazione.

 

paolo corsini sigfrido ranucci barbara floridia foto lapresse

Ancora più significativo è il peso attribuito a due e-mail interne, scambiate nell’agosto 2026 tra Ranucci e un giornalista della redazione. Il Tribunale ne ammette l’utilizzabilità, respingendo l’eccezione di violazione della riservatezza: non risulta un’acquisizione abusiva della corrispondenza e la risposta di Ranucci era stata estesa a numerosi destinatari aziendali.

 

Dalle comunicazioni emerge una frattura profonda. Il giornalista aveva illustrato una proposta di riorganizzazione approvata da 47 giornalisti su 49 presenti, e Ranucci aveva risposto con toni durissimi, definendo la proposta irricevibile. Per il giudice, questo scambio dimostra che la crisi della redazione era reale e precedente alla decisione della Rai.

 

valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro

[...] l’accordo Rai-Usigrai continua a tutelare l’equivalenza professionale delle mansioni, ma Ranucci non aveva ancora assunto nessuno degli incarichi alternativi, rendendo impossibile accertare concretamente una perdita di professionalità. Il prestigio di una specifica conduzione, inoltre, non equivale a un diritto permanente a conservarla. Il ricorso viene così respinto per mancanza del fumus boni iuris, senza esaminare il pericolo nel ritardo.

SIGFRIDO RANUCCI E VALTER LAVITOLA - VIGNETTA BY NATANGELO