piero chiambretti finche la barca va

“UNA VOLTA PORTAVO IN VIDEO CHI, DALLA TV, VENIVA CACCIATO, ORA LA SFIDA È RIPORTARE CHI, DALLA TV, È FUGGITO” - PIERO CHIAMBRETTI TORNA LUNEDÌ SU RAI3 CON “FIN CHE LA BARCA VA”: “PARLEREMO ANCHE DI LAVITOLA MA VI RISPARMIERO’ LA DE CRESCENZO E GARLASCO CHE ORMAI NEL MONDO È DIVENTATO PIÙ FAMOSO DI POMPEI. SE È VERO CHE LA TV STA MORENDO, PER LO MENO CON TUTTI QUESTI CRIMINOLOGI, AVVOCATI E MAGISTRATI TROVEREMO SUBITO IL COLPEVOLE” - "NON VOTO DA 15 ANNI, È SBAGLIATO MA NON MI RICONOSCO IN NESSUNO – LUBAMBA? MI MANDA FOTO CON VANNACCI E SALVINI. IO LE RISPONDO: “CORAGGIO” - IL PRIMO OSPITE SARA’ DON CIOTTI: “PARLEREMO ANCHE DELL’ALDILÀ. IO, COME DICEVA WOODY ALLEN, NON CREDO IN DIO MA LO STIMO…”

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Francesca D’Angelo per “la Stampa” - Estratti

 

Piero Chiambretti - ROBERTO VANNACCI

Per la nuova edizione di Fin che la barca va, Piero Chiambretti rafforza la sua ciurma: «Una volta portavo in video chi, dalla tv, veniva cacciato, adesso la vera sfida è riportare chi, dalla tv, è fuggito».

 

Il piglio, pungente, è lo stesso: «Raccontare l'Italia alla deriva, per cercare di resistere e non affondare». Ci proverà dal 28 settembre su Rai 3, dal lunedì al venerdì alle 20,10 , insieme a una rosa di ospiti che cambiano di puntata in puntata e vanno da don Ciotti a Concita De Gregorio, da Mario Tozzi al sindaco di Roma Roberto Gualtieri.«La tv vive più che altro di tendenze. Si è costruito un minestrone di comunicazione talmente potente – fatto di 900 canali tv, piattaforme web dove trovi lecito e illecito, informazioni e contro informazione, fake e IA – che da lì esce di tutto: una carota, un fagiolo e anche la De Crescenzo». 

 

Dunque Rita De Crescenzo da lei non verrà? 

piero chiambretti

«No, ve la risparmio. Così come nella rubrica Macchianera non parleremo di Garlasco che ormai nel mondo è diventato più famoso di Pompei. Con questa storia de "La povera Chiara" si sta giustificando tutto. Non bisognerebbe invece mai rinunciare al buon senso e al buon gusto. Parleremo invece di Lavitola, dando un nuovo punto di vista». 

 

Oggi il vero varietà è la cronaca nera? 

«È un genere che costa poco e copre tante ore. Se è vero che la tv sta morendo, per lo meno con tutti questi criminologi, avvocati e magistrati troveremo subito il colpevole». 

 

Qualche indiziato speciale? 

«I palinsesti sono inchiodati al marketing e agli obiettivi di ascolto commerciale. La sperimentazione è una parola sempre più messa al bando». 

 

Per questo non torna con un nuovo show? 

«Ho un'idea – che non le svelo – e la proporrò a Rai3. Oggi però la sfida è cambiata. Se una volta mi sbizzarrivo a inventare qualcosa che in tv non esisteva, ora la chiave vincente è fare meglio quello che c'è già.  Anche se io, da vera peste, provo a fare ancora un po' tutte e due le cose...». 

 

Ma si diverte ancora a fare tv? 

«Sempre, altrimenti avrei già lasciato: oltre la tv c'è la vita, che amo coltivare». 

 

Cosa cambierebbe se approvassero il taglio del canone? 

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«Sarebbe sicuramente un'operazione simpatia, da campagna elettorale, ma se togliamo il canone la tv di Stato rischia di essere povere di idee e pure di risorse. Semmai limitiamo la pubblicità». 

(…)

 

Politica, Chiesa e stampa sono ancora dei poteri forti? 

«Continuano a reggere, prendendosi dose massicce di vitamine. Il malato più grave è la politica, italiana e internazionale, perché l'ideologia sta lasciando spazio alla rissa e agli slogan. L'unico vero programma elettorale è distruggere l'avversario, per non parlare di Trump che tiene a distanza i giornalisti scomodi e costruisce una sala da ballo dentro la Casa Bianca. La vera domanda è: come andrà finire? Fino a quando la barca va?». 

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È disilluso? 

«Quando viene invitata in tv, la tanto vituperata Prima Repubblica ha una presenza scenica e una proprietà di eloquio che mettono a nudo la pochezza delle nuove generazioni. Tocca rivalutare la vecchia guardia. Probabilmente non si migliora negli anni ma si peggiora. Chissà come sarà tra trent'anni, quando io non ci sarò più». 

 

Quindi lei chi voterà? 

«Non voto. Da ben 15 anni. Riprenderò a farlo in un'altra vita, credo. Lo so, è sbagliato ma non mi riconosco in nessuno. È un voto di rifiuto del voto. L'aspetto positivo è che in tv posso dialogare con tutti perché sono libero da preconcetti». 

 

Quindi nessun problema quando Sylvie Lubamba, che lei scoprì, dichiarò di avere lei come padre artistico, e Vannacci come modello? 

«È sempre stata una provocatrice e all'epoca la scelsi proprio per la sua pazzia. Non ci sentiamo più da tempo, ogni tanto mi manda delle foto con lei insieme a Salvini o a Vannacci.»

sylvie lubamba e piero chiambretti

 

Cosa le risponde? 

«Coraggio». 

 

Ha chiamato Don Ciotti a "battezzare" la nuova stagione: lei è credente? 

«A targhe alterne. Come diceva Woody Allen, non credo in Dio ma lo stimo. Battuta a parte, credo nella sua esistenza ma ho paura dell'ignoto, di quello che ci attenderà dopo la morte. Proprio per questo, alla fine del programma, fermiamo la barca davanti a San Pietro per parlare dell'Aldilà e del senso della vita». 

PIERO CHIAMBRETTI E CARLO CALENDA - FINCHE LA BARCA VApiero chiambretti francesca pascale

 

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