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Gian Antonio Orighi per "La Stampa"
Lo chiamano l'imperatore, il cinese Gao Ping, finito in galera a Madrid per una colossale evasione fiscale e riciclaggio di 1 miliardo di euro. Conosciutissimo, persino dal re Juan Carlos, che si è fatto fotografare insieme a lui, famoso mecenate di gallerie d'arte, Gao Ping, nativo di Hang Zhou, era a capo di una miriade di imprese che importavano senza pagare le tasse merci dalla patria natale, le vendevano ai diffusissimi negozi gestiti ovviamente da cinesi e non pagavano un centesimo di imposte.
Non solo: prestava soldi a 200 imprenditori spagnoli lucrando sui loro capitali ad alto tasso di interesse (6%). Durante il suo arresto, hanno trovato in un suo capannone 5 milioni di euro cash.
Elegante e raffinato, esperto conoscitore dei media, si era fatto intervistare l'anno scorso persino da El Paìs. Gao ha cominciato la sua carriera venti anni fa, sbarcando a Siviglia, dove c'è ancora il ristorante che gestivano i suoi familiari. Ma è caduto nelle mani della giustizia, insieme a 69 suoi connazionali, proprio grazie alla evasione delle imposte, come Al Capone.
Nonostante il suo impero, che aveva base a Fuenlabrada, nell'hinterland di Madrid, dichiarava all'anno solo sette milioni di euro. Ed è cosà finito nel mirino prima del fisco, poi della magistratura. Mentre gestiva la sua holding, che importava dalla Cina ogni anno circa due mila containers pieni zeppi di mercanzia di ogni tipo, usava i suoi gorilla armati per intimidire i connazionali che non gli pagavano i prestiti da usuraio, spacciava droga e sfruttava la prostituzione via il suo maxi-ristorante di Leganés, il Shangrilá, il più grande d'Europa. Il suo potere era tanto grande, e le sue amicizie cosà influenti, che dava gli ordini al cellulare, nella lingua nativa, senza usare alcuna precauzione, compreso quelli delle spedizione punitive dei suoi sicari.
L'Imperatore non ha fatto una piega quando l'hanno arrestato la settimana scorsa insieme con la moglie, Lizhen Yang, nel suo palazzo da mille ed una notte nella madrilena Somosaguas. Intanto la polizia cerca l'hard disk della contabilità in nero delle sue imprese e i tanti imprenditori che si servivano dei suoi servizi tremano. Ed alla galleria di arte contemporanea Iberia di Pechino, 4 mila metri quadrati, fanno i salti mortali per far dimenticare che il proprietario era proprio Gao.
gao ping
GAO PING DURANTE L ARRESTO
GAO PING ARRESTATO
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