DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA…
DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…
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Sul trasformismo, che nel 1882 spinse il premier Agostino Depretis a chiedere ai moderati di Destra di "trasformarsi" e sostenere l'esecutivo della Sinistra, posa la pietra angolare dell’identità italiana.
Se c'è un filo di continuità nella storia dell’Italietta, un elemento che rimbalza da un secolo all'altro, è la capacità di inventarsi il “clericofascismo” e il “cattocomunismo”, il “compromesso storico” e il “governo della non sfiducia”; un ossimoro dopo l’altro, ben riempiti di voltagabbana, voto di scambio, familismo amorale, doppio gioco, cinismo senza limitismo.
L’atavico opportunismo italiano, sintetizzato già a metà del ‘500 dal motto di Francesco Guicciardini “Franza o Spagna purché se magna”, ha attraversato i secoli, giungendo fino ai ribaltoni orditi da Bossi contro Berlusconi, da D'Alema contro Prodi, da Renzi contro Letta, sempre accompagnato dalla transumanza spicciola, plebea, che in ogni legislatura coinvolge almeno un terzo dei parlamentari, passati in un gruppo diverso da quello in cui vennero eletti.
umberto bossi e massimo dalema foto lapresse
Antesignano del cambio di casacca fu il figlio di un senatore comunista e di una partigiana e poi a lungo segretaria particolare di Palmiro Togliatti, responsabile del coordinamento provinciale FIAT per la sezione del Partito Comunista Italiano di Torino, che trasloca prima sotto l’ala socialista, poi alla caduta di Craxi lo ritroviamo ministro di Berlusconi, per finire “ateo devoto” e militante del cattolicesimo conservatore anti-aborto; ebbene, all’epoca sulla volatilità politica di Giuliano Ferrara scese una sorta di condanna morale.
Oggi si vedono cose che dieci anni fa si potevano immaginare solo nelle storie di un fantafumetto. Tutto è sdoganato e questo armamentario da escort è diventato la regola: “La falsità di un’opinione non costituisce per noi un’obiezione”, scriveva il filosofo Nietzsche nelle “Considerazioni inattuali” di fine Ottocento, divenute attualissime.
silvio berlusconi giuliano ferrara 1994
Si resta esterrefatti leggendo le cronache della “Ma-Lavitola” contemporanea, che ha per protagonista il giornalista di punta dell’anti-potere, Sigfrido Ranucci, che non ha problemi a dichiarare la sua “amicizia fraterna” con un losco pregiudicato che nel corso degli anni, da Craxi a Berlusconi, ne ha combinate di tutti i colori, fino al punto di ammettere il contributo informativo dell’ex galeotto Lavitola alle inchieste di “Report”.
E quando si arriva alla lista degli habituè che si attovagliavano al ristorante ‘’Cefalù Bistrot” del presunto attentatore a fini di lancio elettorale per Ranucci, gli occhi sbarellano: l’ex direttore del “Corriere della Sera”, Paolino Mieli, il vicedirettore de “La Repubblica”, Stefano Cappellini, il conduttore de La7 Luca Telese, Bobo Craxi in compagnia dello scrittore Fulvio Abbate, Patty Pravo. Mancano solo Gegia e Jimmy il Fenomeno…
lirio abbate foto di bacco (2)
Non si fa in tempo a riprendere fiato dal duplex Ranucci-Vitola che arriva la notizia che l’ex direttore dell’Espresso”, Lirio Abbate, che con il suo libro inchiesta ‘’I Re di Roma’’ aveva anticipato i dettagli della rete criminale definita “Mafia Capitale” dall'ex Procuratore Capo, Giuseppe Pignatone, firmata la lettera di dimissioni da “Repubblica”, è in attesa di assumere la vice-direzione del ‘’Giornale’’ di Angelucci.
E chi siede sulla prima poltrona del quotidiano che fu di Silvio Berlusconi, contro il quale il gruppo Espresso-Repubblica sopravvisse a ostriche e champagne sparandoci contro per vent’anni?
Il ‘’Cerno-byl’’ del trasformismo: il gaio Tommaso Cerno, nel breve giro di un lustro, è stato direttore dell’’’Espresso’’, vicedirettore di ‘’Repubblica’’, senatore Pd sotto l’ala di Matteo Renzi, fino a quando non viene trafitto dal raggio di Giorgia Meloni. Zac! con un triplo salto mortale, eccolo che atterra alla direzione de “Il Tempo” e quindi del “Giornale’’.
“La coerenza è contraria alla natura, contraria alla vita: le sole persone coerenti sono i morti”, scriveva Aldous Huxley e, se ciò è vero, l’Italia è un Paese più vivo che mai.
Ti butti nella vita professionale di Mario Orfeo e salta fuori di tutto: dai quotidiani di Caltagirone ai tre TG della Rai, dalla direzione generale di viale Mazzini alla prima poltrona del giornale fondato da "Eu-genio" Scalfari, punto di riferimento della cosiddetta egemonia culturale della sinistra.
Forte di una attitudine al galleggiamento da meritarsi il nomignolo di “Sughero”, Orfeo aveva assunto la guida di “Repubblica” nell’autunno del 2024 succedendo a Maurizio Molinari (sfiduciato dai suoi giornalisti per aver mandato al macero un supplemento economico sgradito all’allora editore John Elkann).
anna maria bernini leonardo maria del vecchio laurea honoris causa tor vergata
Il suo addio sarebbe dovuto a “incomprensioni” con il management italiano del nuovo proprietario, il magnate greco Theo Kyriakou.
Tranquilli, cambiar casacca per “Pongo” Orfeo è un gioco da ragazzi: ha immantinente accettato (pare per un compenso annuale di un milione e cento) la direzione editoriale di QN Media, il gruppo editoriale passato di mano in tempi recenti dall’ex Gruppo Monti Riffeser a Leonardo Maria Del Vecchio.
Il generosissimo erede del colosso Luxottica, fresco del conferimento di una laurea honoris causa dell’università romana di Tor Vergata, arricchita dalla presenza di due ministri (Bernini e Schillaci), non poteva esimersi, una volta nella Città Eterna, dal raggiungere Palazzo Chigi per il dovuto omaggio alla premier Meloni.
Guardare oggi la società italiana è come star sulla riva di un fiume quando arriva l'alluvione: gli argini resistono per qualche ora poi cade un albero, si stacca una pietra, rovina giù un blocco di terra.
E quando ti rendi conto che tutto è pronto per dissolversi, per sparire nella fiumana, che fuori dal regime non c'è salvezza, non c'è lavoro, non c'è modo di mantenere la famiglia, di aspirare a una carriera, a una elezione, a una direzione, la dignità si allontana e il trasformismo diventa regola, si allarga, celebra i suoi trionfi...
leonardo maria del vecchio laurea honoris causa tor vergata
GIOVANNI GIOLITTI
il sondaggio by lavitola su ranucci leader del campo largo 5
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