SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE…
IL CINEMA DEI GIUSTI – È UNO SPETTACOLO VEDERE QUESTA MASSA DI STUDIOSI FLACCIDI, SUDATISSIMI E PALLIDISSIMI PROVENIENTI DA OGNI PARTE DEL MONDO SFRECCIARE IN UNA BOLOGNA DA 38/40 GRADI, DIETRO A FILM MUTI O SONORI RARI RIEMPIENDO LE SALETTE DEL “CINEMA RITROVATO”, LA GRANDE RASSEGNA ORGANIZZATA DA GIANLUCA FARINELLI E DALLA CINETECA DI BOLOGNA – LA DIVA CELEBRATA QUEST’ANNO È LA DIVINA BARBARA STANWYCK, GLACIALE, VERA BITCH DI HOLLYWOOD, LESBICA, ANCHE SE NON DICHIARATA. STAMANE PARTO PER VEDERLA DI “BABY FACE” – IL GRANDE FILM D’APERTURA IERI SERA ERA “AURORA” DI F.W.MURNAU - IERI MI SONO VISTO UNA PROIEZIONE STREPITOSA DI “EASY LIVING”, SCREWBALL COMEDY DI MITCHELL LEISEN CHE AVREBBE FATTO IMPAZZIRE DAGO… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Già vedere questa massa di studiosi flaccidi, sudatissimi e pallidissimi provenienti da ogni parte del mondo, di solito chiusi nelle salette delle cineteche, o chini sui film da salvare, o sui libri da consultare, è uno spettacolo.
Ma è ancora più spettacolo vederli sfrecciare (nei limiti..) in una Bologna da 38/40 gradi, nei giorni più caldi dell’anno dietro a film muti o sonori rari e rarissimi riempiendo le salette del Cinema ritrovato, la grande rassegna organizzata da Gianluca Farinelli e dalla Cineteca di Bologna arrivata alla sua 40° edizione.
La diva celebrata quest’anno dal Cinema ritrovato è la divina Barbara Stanwyck, che svetta anche dai manifesti, fredda, glaciale, vera bitch di Hollywood, lesbica, anche se non dichiarata, sposata con due mariti, uno alcolizzato e impotente, l’altro, Robert Taylor, gay. Stamane parto per vederla di “Baby Face” di Alfred Green, mai visto. Il pubblico della Hollywood degli anni ’30 adorava sentirsi umiliato dalla glaciale indifferenza della Stanwyck.
Sapendo che non la avrebbe posseduta mai. Ieri alle 14 è stata celebrata con “Ladies of Leisure” di Frank Capra. Che ho perso. Ahimé. Mi sono rifatto ieri con una proiezione strepitosa di “Easy Living”, screwball comedy di Mitchell Leisen che avrebbe fatto impazzire il vecchio Dago, scritto da Preston Sturges (un copione perfetto), prodotto dalla Paramount come tutte le grandi commedie di Leisen, con Jean Arthur che da ragazza povera si ritrova un visone di zibellino in testa che ha buttata il banchiere numero 3 di Wall Street, Edward Arnold, che le cambierà la vita.
Troverà anche l’amore col bel Ray Milland, figlio del banchiere, che faceva il cameriere nel primo self service di New York per staccarsi dal padre, e invece diventerà banchiere anche lui. Alla Donald Trump. “Domani entri in ufficio”, gli dirà il padre alla fine del film. “E tu domani mi prepari la colazione!", dirà Milland a Jean Arthur facendo capire chi ha i pantaloni in casa e cosa devono fare le donne.
Peccato, perché il film punta in gran parte sulla donna indipendente alla Jean Arthur, vero motore della storia. E naturalmente è pieno di personaggi gay di ogni tipo, come l’azzimato Franklyn Pangborn che vende cappellini per signore e non si fa mai i fatti suoi. E’ un film sui ricchi e i poveri nell’America post-depressione, sul poter diventare ricchi e tornare poveri in un secondo. Ritmo indiavolato, battute strepitose.
Tutta un’altra storia con “Osho”, film del Dopoguerra di Daisuke Ito, grande scoperta del festival, un maestro del cinema giapponese che nessuno conosceva. Ha girato 82 film, tra muti e sonori. “Osho”, che abbiamo visto ieri in una sala stracolma, è un biopic storico molto mélo su un vero giocatore di shogi, gli scacchi giapponesi, che alterna il lavoro di ciabattino di Osaka a quello di giocatore amatore.
Per tutta la vita si scontrerà con un più distinto giocatore di Tokyo, che riuscirà a battere, ma non a superare in contegno e classe. Al punto che gli lascerà pure il titolo di majin, “gran maestro” di shogi nazionale.
Tutta la prima parte è un mélo fiammeggiante con la povera moglie del giocatore che non sa più che fare per portare avanti la baracca in uno slum puzzolente di Osaka, dove appena passa un treno, siamo nel 1906, tutto il quartiere si inonda di fumo. Pensa anche di suicidarsi, ma non lo farà. Lui, il maestro, pensa solo agli shogi e alle mosse che prova e riprova.
aurora di friedrich wilhelm murnau 4
Il grande film d’apertura ieri sera era “Aurora” di F.W.Murnau, in un nuova versione curata dal San Francisco Film Archive, capolavoro del Murnau americano, ma scritta da Carl Mayer e fotografata da Karl Struss, musicata dal vivo.
Anche se non era “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di Spielberg, il film di apertura di Bologna un anno fa, con Paolo Mereghetti che leggeva la sua interminabile vecchia recensione del film, il pubblico è rimasto incollato alle sedie fino alla fine. Farinelli poteva vantare come presentatori della serata Marco Bellocchio e una Alice Rohrwacher che ha giurato di aver visto otto volte il film solo quest’anno. Crederci?
aurora di friedrich wilhelm murnau 2
barbara stanwyck baby face 3
osho di daisuke ito
barbara stanwyck baby face 4
barbara stanwyck baby face 1
barbara stanwyck baby face 2
aurora di friedrich wilhelm murnau 1
aurora di friedrich wilhelm murnau 3
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