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IL CINEMA DEI GIUSTI – ESCE ANCHE IN ITALIA UNO DEI MIGLIORI FILM DELLA STAGIONE, “SENTIMENTAL VALUE”, SESTO FILM DEL NORVEGESE JOACHIM TRIER CON UN CAST STELLARE - PURO CINEMA D'AUTORE EUROPEO CHE RAGIONA SULLA CRISI DELLA FAMIGLIA, IL PATRIARCATO E, OVVIAMENTE, LA MEMORIA - UN GRAN BEL FILM CHE TI PRENDE COME UNA PIÈCE TEATRALE DOVE GLI ATTORI, TUTTI MAGNIFICI, HANNO MODO DI ADATTARSI AI… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Grande protagonista già a Cannes, dove vinse il Grand Prix della Giuria , e della stagione dei premi di questi ultimi mesi, con il Golden Globe come miglior protagonista maschile a Stellan Skarsgård, ben sei EFA Awards la scorsa settimana, miglior film europeo, miglior regia, sceneggiatura, musica e i due protagonisti, Stellan Skarsgård e Renate Reinsvee, e pronto per le Nominations agli Oscar questa settimana, esce anche in Italia uno dei migliori film della stagione,
"Sentimental Value", sesto film del norvegese Joachim Trier con un cast stellare che riunisce Renate Reinsve, Elle Fanning, Inga Ibsdotter Lilaas e, appunto, il mitico Stellan Skarsgård, che fa la differenza, perché lo vediamo qui al culmine della sua lunga e prestigiosa carriera, che non gli ha ancora fruttato, però, né un Oscar, né una Coppa Volpi a Venezia o un premio a Cannes.
E già sappiamo che anche agli Oscar saranno due attori di lingua non inglese, lui e il Wagner Moura di “Agente segreto” i grandi protagonisti. No so, scrivevo già da Cannes, se “Sentimental Value” sia il capolavoro che già allora descrivevano in tanti, ma certo a Cannes, in una grande edizione, tra “Sirat” di Oliver Laxe e “Un semplice affare” di Jafar Panahi e “Agente segreto” di Kleber Mendonça Filho, se non era il miglior film, era però il più solido, il più fortemente europeo e il più adatto a tutti i gusti critici.
Salutato già nel monumentale Grand Theatre con 19 minuti di applausi sentiti, su Rotten Tomatoes con 100% di gradimento critico, vedeva anche il ritorno di fiamma fra Trier, il suo cosceneggiatore, Eskil Vogt, e la sua protagonista, Renate Reinsvee, che esplosero con "La peggiore persona del mondo". Puro cinema d'autore europeo che ragione sul cinema d'autore europeo ma con un occhio all’America, la crisi della famiglia, il patriarcato e, ovviamente, la memoria.
Anche se l'apparizione di Netflix nel film nel film che il vecchio regista Gustav Borg, Stellan Skarsgård, deve girare con la star americana Rachel Kemp, Elle Fanning, nel ruolo pensato per la figlia Nora, Renate Reinsvee, modifica davanti ai nostri occhi un certo atteggiamento rispetto al film. Ma come? Fai il cinema d'autore duro e puro con un film sulla tua famiglia disfunzionale ma in cerca d'amore, e ti leghi a Netflix?
È una delle poche cose che non mi tornano in un film scritto con grande mestiere e grande voglia di far ruotare i personaggi attorno a sentimenti forti. Una figlia attrice, Nora, che vediamo esordire tormentata nel ruolo di Nina ne "Il gabbiano" di Chekov, una madre psicanalista appena morta, un padre ingombrante maestro del cinema d'autore nordico (che fine ha fatto Lars Von Trier?) che ha lasciato la famiglia, non fa un film da 15 anni e annega tutto nell'alcol, una sorella, Anna, stretta tra i due personaggi forti e simili che non riescono a parlarsi, la tormentata Nina e il padre.
Se Anna si è fatta una famiglia, con marito barbuto un po' inutile e un figlio biondo simpatico, e ha un lavoro vero, storica accademica, Nora vive malamente la sua condizione di attrice di teatro figlia di un genio del cinema che non la va a vedere quando recita. Le sue storie sono una frana e la salva dal disastro solo la solidità della sorella, Anna.
Quando il padre se ne viene con una sceneggiatura di un film che ha scritto per lei, Nora rifiuta. Perché rifiuta il padre, rifiuta di essere figlia. E soprattutto figlia sua. Ma il padre trova nella star americana Rachel Kemp, Elle Fanning, conosciuta al festival di Deauville, che può e vuole fare il suo film, la sua protagonista. Immagine della figlia. Coi soldi di Netflix, perché no.
Ma siamo solo all'inizio di un film che ti prende come una pièce teatrale dove gli attori, tutti magnifici, hanno modo di adattarsi ai loro personaggi, di metterli in scena, di farci sentire i loro sentimenti, il calore umano, e soprattutto di farli muovere nella grande casa di famiglia dove tutto questo si svolge. Gran bel film, pronto per piacere a tutti, ma non è un torto, e per essere premiato in tutto il mondo, scrivevo da Cannes.
Stellan Skarsgård illumina qualsiasi scena. Ma soprattutto un film che ci mostra il recupero della figura paterna, che era stata prima linciata poi abbandonata poi trascurata dal nuovo cinema al femminile che ha dominato negli ultimi anni. Credo che la potenza di Stellan Skarsgård debba molto anche a questo rendersi conto, da parte del grande pubblico del cinema d’autore, della follia dell’odio contro i padri di questi ultimi anni. In sala dal 22 gennaio
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