monica bellucci ketticé

IL CINEMA DEI GIUSTI – “MINCHIA!”. “VITA MIA!”. “MA CE N’È DI STICCHIO?”. BUONE NOTIZIE DAL 79° FESTIVAL DI LOCARNO, DOVE È STATO PRESENTATO IN CONCORSO IL PRIMO FILM ITALIANO DELLA STAGIONE. “KETTICÉ”, OPERA SECONDA DI GIOVANNI TORTORICI, AFFRONTA UN ARGOMENTO CHE DOVREBBE INTERESSARCI PIÙ DEL SOLITO: CRESCERE A PALERMO E NELL’ITALIA DEL 2012, IN PIENO BERLUSCONISMO, LONTANI DA QUALSIASI ASPIRAZIONE SOCIALE E PRETESA CULTURALE. L’INDIFFERENZA DIVENTA ALLORA L’UNICA ARMA DI RISPOSTA AL DEGRADO – PRODOTTO DA LUCA GUADAGNINO, FRENESY E THE APARTMENT, CON UNA FANTASTICA MONICA BELLUCCI NEI PANNI DI UNA MADRE FRUSTRATA... – VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

Ketticé

“Minchia!” – “Vita mia!” – “Ma ce n’è di sticchio?”. Buone notizie dal 79° Festival di Locarno, dove è stato presentato oggi in concorso il primo film italiano della stagione. Buone notizie perché “Ketticé”, opera seconda di Giovanni Tortorici, girato in 35 mm da Camilla Cattabriga, affronta un argomento che dovrebbe interessarci più del solito.

 

Crescere non solo a Palermo, tra una aristocrazia decadente e schiava di sé stessa e una borghesia non meno priva di vita, ma crescere a Palermo e nell’Italia del 2012, in pieno berlusconismo, lontani da qualsiasi aspirazione sociale e pretesa culturale. L’indifferenza diventa allora l’unica arma di risposta al degrado.

 

Ketticé

Giulio, il protagonista di “Ketticé”, interpretato da Salvatore Gallina, perfetto, è figlio di un nobile palermitano dominato da una madre vecchissima e terribile, e da una madre frustrata, una fantastica Monica Bellucci, che è venuta lì dall’Umbria e si ritrova schiava delle sabbie mobile sociali della città e delle convenzioni della famiglia.

 

Il grido di dolore della madre e l’assoluta incapacità del padre di capire il figlio, che vede come suo doppio, destinato cioè alla stessa vita di nobiltà decaduta, formano l’indifferenza di Giulio.

 

Ketticé

Che rifiuta tutto, dalla scuola, dove un professore di sinistra cerca di svegliare i ragazzi con inutili sermoni offensivi, si bomba di canne fino a diventare lui stessa piccolo spacciatore, non riesce a stringere un vero rapporto con la fidanzata, e si lega di vera amicizia con la Kettycella o Ketticé del titolo, Rachele Testagrossa, ragazza di estrazione sociale decisamente più bassa, con la quale ha finalmente un rapporto di amicizia, non sessuale, che lo fa crescere.

 

Ketticé

Su tutto incombe la Palermo del 2012, ammalata di Berlusconismo e perfino di recuperi mussoliniani, ma anche di incapacità di cambiare. Alla Palermo immobile di Brancati si sovrappone quindi la Palermo dorata berlusconiana. Giulio non vuole diventare come “loro”, gli adulti, nel suo rifiuto della scuola c’è evidentemente un rifiuto del dover crescere, del dover costruire rapporti sociali che già conosce.

 

Il padre gli spiega che, in fondo, anche lui era come lui, che ne ha fatte di cazzate. La madre porta avanti da sola una soap opera comica e tragica al tempo stesso.

 

monica bellucci - Ketticé

Rispetto ad altri film “scolastici” italiani, penso al recente “Un anno di scuola” di Laura Somani, ambientato a Trieste, “Ketticé” ha la grazia di chi vuole ripartire da zero, da un cinema che non somiglia al cinema che si fa in Italia, dove alla fine è la precisazione dell’anno, il 2012, a raccontare davvero il contesto e a dare senso alla storia. Anche se è naturale pensare che il suo Giulio, crescendo, sarà uguale al protagonista del primo film di Tortorici, ”Diciannove”, dove il rifiuto della cultura degli adulti si svilupperà. I volti dei suoi ragazzi sono tutti inediti.

 

Ma le battute in siciliano, questo eccesso di vita-minchia-sticchio, fanno ridere. E la Bellucci disperata pure. Anche perché non c’è mai nessun moralismo nella messa in scena.  E il film ha delle qualità di racconto e di personaggi che potrebbero molto piacere alle nuove generazioni. 

 

Ketticé

Producono Luca Guadagnino, Marco Morabito, Agustina Varsi per Frenesy, Annamaria Morelli per The Apartment. Esce il 3 settembre 2026.

KetticéKetticé