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IL CINEMA DEI GIUSTI - PENSO CHE QUESTO SCATENATO, ROMANTICO, DIVERTENTE, FORTE MA MAI CUPO “PILLION – AMORE SENZA FRENI”, INTERPRETATA DA HARRY MELLING COME COLIN, LO SCHIAVO, E DA ALEXANDER SKARSGARD, IL DOMINATORE, SIA IL MIO FILM DI SAN VALENTINO PREFERITO – I DUE SI AMANO. ANCHE SE AL PRIMO INCONTRO, RAY ORDINA A COLIN DI LECCARGLI LE SCARPE E DI FARGLI UN BOCCAGLIO - COLIN DOVRÀ CUCINARE, DORMIRE PER TERRA, FARSI SFONDARE OGNI VOLTA CHE VUOLE RAY, ESSERE PORTATO COME UN PACCO ALLE FESTE DEL GRUPPO DI MOTOCICLISTI GAY, SENZA CHIEDERE MAI NULLA SULLA FAMIGLIA, SUL PASSATO, SULLE IDEE DEL DOMINATORE - UN FILM CHE RIDEFINISCE I CONFINI DELLA COMMEDIA SENTIMENTALE DARK E DELLE STORIE DI COMING-OF-AGE.… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Si amano. Anche se al primo incontro, in un vicolo, la notte di Natale, senza dirgli altro lui, Ray, ordina a Colin di leccargli le scarpe e di fargli un boccaglio. Il secondo incontro, a casa di Ray, finisce un po’ meglio. Anche se Colin dovrà cucinare, dormire sul tappetino e ha l’ordine il giorno dopo di comprarsi un plug anale, perché è troppo stretto.
Ci siamo, penso che questo scatenato, romantico, divertente, forte ma mai cupo “Pillion – Amore senza freni”, opera prima scritta e diretta da Harry Lighton e tratta dal romanzo Box Hill di Adam Mars-Jones, interpretata da Harry Melling come Colin, lo schiavo, e da Alexander Skarsgard, il dominatore, premiato a Cannes, a Un certain regard, per la migliore sceneggiatura, sia il mio film di San Valentino preferito. Almeno cambia un po’ le regole del film romantico inglese.
Colin è un timido trentenne gay, professione ausiliare del traffico, che non sa nulla del sesso e non ha mai avuto una storia. Di famiglia piccolo borghese, con padre stupidotto che parla a vanvera per fare il simpatico, madre forte, che lo ama, lo comanda, ma malatissima, Colin spera in una storia d’amore se non proprio tradizionale, almeno un po’ romantica. E’ pure Natale. Si ritrova un bellissimo motociclista biondo, il Ray di Alexander Skarsgard, che non parla, non dice nulla, e impone da subito le regole dominatore-schiavo del loro rapporto.
Colin dovrà cucinare, dormire per terra, farsi sfondare ogni volta che vuole Ray, essere portato come un pacco alle feste del gruppo di motociclisti gay assieme a altri schiavi a culo scoperto schiaffati sul tavolo come fossero pezzi di carne, senza chiedere mai nulla sulla famiglia, sul passato, sulle idee del dominatore.
Il suo, nella vita, è il posto del passeggero (pillion – il titolo) trasportato sulla moto, con gli occhi verso la strada. Per quanto ci si identifichi, da subito, con il timido Colin, non è facile capire cosa lo spinga a accettare tutto questo dal pur bellissimo Ray. Diciamo che è amore. “Ma non è questo il punto”, gli spiegherà nelle sue poche battute sull’amore Ray.
Il punto è probabilmente questo tipo di rapporto sadomaso che, visto così, in realtà sembra più simile ai film di Fantozzi o di Diego Abatantuono dei primi anni ’80. Perché Colin, nel suo entrare nel ruolo di slave, nel suo cercare di definire col padre e la madre il rapporto che ha con Ray è talmente impacciato che fa ridere. E il film è largamente una commedia, sull’amore, sulla classe piccolo borghese inglese, sui suoi sogni. In fondo Colin vorrebbe solo un giorno libero a settimane dove i due fanno cose normali.
Una passeggiata, andare al cinema, il ristorante. Sorretto da un’interpretazione magistrale di Harry Melling, che ricordiamo nella saga di Harry Potter, ma anche in un episodio magnifico di “La ballata di Buster Scruggs” dei Coen, dove recitava senza braccia e senza gambe, incredibile numero di bravura, e da un Alexander Skarsgård, figlio di Stellan, fratello di Bill, che già fu Tarzan e l’Amleto vichingo di “The Northman”, ormai cinquantenne, che riesce a non far trasparire nulla di sé e si impone un personaggio quasi beckettiano, “Pillion” ha fatto impazzire i critici inglesi perché come anni fa “An Education” di Lone Scherfig, ridefinisce i confini della commedia sentimentale dark e delle storie di coming-of-age.
Ma soprattutto non ti mette mai in imbarazzo cercando con le scene grafiche pesanti, anche se ci sono. Ma è tutto mediato da una grande ironia, da un amore per i suoi personaggi che ci lascia sorpresi. In sala dal 12 febbraio.
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