mangiare cipolla cipolle

E' IL SOLITO MAGNA MAGNA? - CURIOSITÀ, DATI E RIFLESSIONI SUL CIBO E SUL PRANZO NELLA SETTIMA PUNTATA DI “RADIO2 PUZZLE” - OGGI CHI MANGIA CIPOLLE RISCHIA L’ISOLAMENTO SOCIALE PER LA FIATELLA RESPINGENTE, MA PER I ROMANI ERA UNA SPECIE DI BARRETTA ENERGETICA: I CENTURIONI NE RICEVEVANO FINO A 5 CHILI AL GIORNO E I GLADIATORI NE FACEVANO SCORPACCIATE, ANCHE PERCHÉ ERA CONSIDERATA AFRODISIACA - IL SALISCENDI DEI PIATTI: QUELLI ERANO "POVERI" E SONO DIVENTATI GOURMET E VICEVERSA – VIDEO!

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

RADIO 2 - PUZZLE - SETTIMA PUNTATA - PRANZO

 

Trascrizione di un estratto della settima puntata di “Radio 2 Puzzle”, dedicata al pranzo (INTEGRALE: https://www.raiplaysound.it/programmi/radio2puzzle)

(Le puntate precedenti: CaffèIgieneSpecchio - Casa - Città - Lavoro)

 

RADIO 2 PUZZLE

Jodie Alivernini: Questa è Radio 2 Puzzle e il nostro obiettivo è quello di dimostrare che in ogni piccolo tassello di una giornata normale si nasconde molto, molto di più. Si celano abitudini, rituali, stranezze, curiosità e storie incredibili. E se c'è un momento centrale nella giornata che spesso sorvoliamo è proprio quello del pranzo.

 

Riccardo Panzetta:  Sì, perché è quel momento in cui ci si ferma, si apparecchia una tavola, si condivide un pasto oppure si mangia in piedi, di corsa, davanti a uno schermo. Un gesto quotidiano, semplice, che racconta moltissimo di noi. Il pranzo è molto più di una semplice necessità biologica, cara Jodie, è un linguaggio, una pratica, un'occasione di incontro. Attorno a una tavola si stringono amicizie, si celebrano ricorrenze, si chiudono affari, ci si riappacifica o si litiga.

 

pausa pranzo 4

Jodie Alivernini:  È il luogo della convivialità, ma anche dove scoppiano i conflitti, dove emergono le differenze tra generazioni e tra classi sociali. C'è chi dedica ore, per esempio, alla preparazione di un pranzo, quello della domenica, e chi consuma invece hamburger al fast food, c'è anche questo.

 

Riccardo Panzetta:  Beh, ogni cultura ha i suoi piatti simbolo, le sue regole, i orari, i suoi galatei, dietro ogni forchettata si nasconde molto altro, la storia della nostra società e dei rapporti familiari e che tocca anche la religione, la politica, l'economia, la scienza.

 

RADIO 2 PUZZLE

Il cibo può essere piacere, memoria e identità, ma anche scarsità, sopravvivenza, eccesso, può unire o dividere. Il pranzo non è soltanto ciò che mangiamo, ma rappresenta il modo in cui scegliamo di stare insieme e quindi il modo di stare al mondo.

 

Il pranzo, nelle sue declinazioni, è il nostro settimo tassello del puzzle.

 

[...] Dimmi mangi e ti dirò chi sei, anche se ormai il pranzo, soprattutto durante la settimana, per molti è una breve pausa ricavata così velocemente nella giornata di lavoro.

 

sonnolenza post pranzo 1

Jodie Alivernini:  Infatti otto italiani su dieci considerano la pausa pranzo irrinunciabile, più della metà le dedica almeno un'ora. Altrove però il pranzo somiglia più a un pit stop. Negli Stati Uniti il modello dominante è il cosiddetto sad desk lunch, il pranzo triste alla scrivania, insalata nella vaschetta di plastica, forchetta usa e getta, computer acceso e mail aperta.

 

Riccardo Panzetta: Una ricerca del 2024 rivelava che il 76% dei lavoratori d'azienda mangia alla scrivania almeno metà delle volte; quindi, il pranzo non interrompe il lavoro, ne viene inghiottito e ancor più triste è il pranzo Fast and Furious in automobile, altra pessima abitudine americana, hamburger sul sedile, patatine nel portabicchieri, bibita nel vano laterale e il ketchup sul volante, una zozzeria alimentare vista e rivista in serie e film.

 

dabbawala mumbai

Poi la pausa pranzo, invece, a Mumbai è un gioioso caos, perché ogni giorno migliaia di fattorini chiamati debawala ritirano dalle case i pasti che le famiglie hanno preparato per i loro cari e li consegnano negli uffici. Circa 200.000 contenitori attraversano la città tra biciclette, treni, codici colorati. È un food delivery di famiglia.

 

Jodie Alivernini: La  Cina invece racconta un'altra storia. Le giornate di lavoro sono lunghissime, quindi le pause più estese, spesso ci si concede anche un pisolino postprandiale, salvo poi insomma continuare a lavorare per molte ore. Però il pranzo per l'efficientissima dittatura cinese è anche disciplina. In alcune scuole cinesi sono state tolte le sedie dalla mensa per far mangiare gli studenti più in fretta.

 

[...]

 

cipolle crude

Riccardo Panzetta: Comunque l'antropologo Marino Niola nel suo libro "La cucina dei perché" prende gli oggetti più comuni di una tavola imbandita, quindi il pane, il sale, la cipolla, la porchetta, la torta e ne racconta il lato più curioso. Prendete la cipolla, oggi se la mangi rischi l'isolamento sociale per la fiatella respingente che ne consegue e invece per i romani era una specie di barretta energetica.

 

Oggi ci sono i beveroni da palestra e ieri si usava la cipolla. I soldati ne ricevevano grandi quantità, fino a 5 chili al giorno e i gladiatori ne facevano scorpacciate, anche perché la cipolla era considerata afrodisiaca. Una specie di viagra vegetale.

 

SALE E PEPE

Jodie Alivernini:   Adesso tutti a mangiare la cipolla. Io vi vedo, vi vedo, vi vedo, vi vedo, vi immagino tutti là a mangiare cipolle. Poi c'è il sale. Il sale sappiamo tutti che rovesciarlo porta male, però all'origine di questa credenza non c'è solo la superstizione, ma c'è l'economia e perché il sale era preziosissimo, talmente prezioso che da lì viene la parola salario, no?

 

Ne abbiamo parlato anche la scorsa puntata di Puzzle, quando abbiamo parlato del lavoro. Sprecarlo era un sacrilegio. La sua importanza ha creato svariate leggende. Per proteggere i bambini dalle streghe, per esempio, si mettevano sacchetti di sale vicino alla culla, le streghe, avide e ossessive, si sarebbero fermate a contare i granelli fino all'alba.

 

ALESSANDRO BERRETTONI - RICCARDO PANZETTA - JODIE ALIVERNINI - RADIO 2 PUZZLE

Riccardo Panzetta:   Ma il cibo, Jodie, può anche fare carriera. cioè quello che nasce come cibo povero prima o poi finisce nel menù dei ricchi e viceversa. La polenta, ad esempio, era un piatto dei contadini, oggi è servita nei ristoranti rinomati con tartufo, porcini.

 

Le frattaglie erano il quinto quarto, cioè ciò che restava dopo che i tagli nobili erano andati ai signori. Oggi invece animelle, trippa, pajate e fegatini sono specialità da intenditori. Le ostriche erano un cibo economico per lavoratori e portuali, oggi invece sono il simbolo del lusso.

 

Jodie Alivernini: Però vale anche il contrario, ci sono cibi che una volta erano roba da ricchi e poi sono diventati democratici. Lo zucchero per secoli era una spezia rara, costosa, insomma da aristocratici. Il pepe valeva quasi come una moneta, il cioccolato era una bevanda da corti europee e non la merendina da distributore automatico.

 

pausa pranzo in ufficio 8

Riccardo Panzetta: Insomma, il cibo è uno dei pochi veri ascensori sociali che funzionano davvero, cioè da scarto può diventare gourmet. Mettersi a tavola è come usare una macchina del tempo, ogni piatto porta con sé una storia che ha attraversato guerre, scoperte, commerci, leggende, pensiamo di sederci a tavola per mangiare, in realtà che facciamo?

 

Ricomponiamo il nostro puzzle di vicende che hanno attraversato i secoli con pane, sale, cipolle e possibilmente anche una scarpetta finale.

 

marino niola - la cucina dei perche

Jodie Alivernini:  Nel pranzo, il cibo e dietro a tutto questo si nasconde ben altro. Anche dal punto di vista della fede, della religione, cibo come religione.

 

Riccardo Panzetta:  Sì, perché se le grandi ideologie sono in crisi e le stesse religioni perdono fedeli, il cibo somiglia sempre più a un culto e anche il pranzo è diventato un po' una dichiarazione di fede.

 

C'è chi non mangia carne, chi evita il pesce, chi elimina latte e uova, chi mangia solo crudo, chi solo frutta, chi digiuna a intermittenza, chi pesa i grammi di proteine e chi considera i carboidrati un demonio da evitare. Insomma, la tavola da luogo della convivialità è diventato un ring in cui tutti hanno una verità in tasca.

 

Jodie Alivernini: Oggi i vegetariani, i vegani non fanno praticamente più notizia, sono numerosi, organizzati, hanno innescato con le loro scelte un cambiamento radicale nel mercato, sono nati negozi, ristoranti dedicati, prodotti ad hoc, hanno spinto molti marchi proprio a rivedere la loro proposta alimentare, però si fanno avanti altre diete identitarie.

 

Riccardo Panzetta: Come i crudisti che evitano tutto ciò che viene cotto sopra una certa temperatura, convinti che il calore distrugga la vitalità del cibo.

 

fruttariani

Jodie Alivernini: Oppure i fruttariani che mangiano solo frutta fresca o secca, in alcuni casi evitando addirittura di danneggiare la pianta, è una visione mistica in questo caso dell'alimentazione, non mangiare più per nutrirsi ma per sentirsi puri.

 

Però i rischi sono concreti, diete restrittive non forniscono abbastanza proteine, grassi essenziali, calcio, ferro, vitamina B12. Quando il pranzo diventa un esercizio di sottrazione permanente, il corpo prima o poi, insomma, presenta il conto, un altro tipo di conto.

 

Riccardo Panzetta: E non potevano certamente mancare le sette del cibo, cioè dove la scienza lascia il posto a promesse miracolistiche. Il caso più estremo è quello dei respiriani, cioè persone convinte di poter vivere senza cibo, nutrendosi di aria, luce o energia cosmica. Ma perché tutto questo pullulare di teorie folli, pazzarielli e assurdità? Nel cibo le persone cercano disperatamente una forma di identità, Jodie, anche mangiare ormai serve a definirsi.

 

KETO DIET SILICON VALLEY

Jodie Alivernini: E quindi vegano per amore degli animali, keto per la performance, detox per purificarsi, carnivoro per sentirsi predatore, crudista per tornare alla natura.

 

Riccardo Panzetta: Sì, perché ogni dieta ormai promette salute, identità, appartenenza e in alcuni casi salvezza. Gli psicologi parlano di ortoressia, cioè un disturbo del comportamento alimentare di chi ha l'ossessione per mangiare sano e pulito che può portare a isolamento sociale, ansia, perdita di peso, malnutrizione e sensi di colpa. Insomma, il cibo sano diventa malsano quando smette di nutrire e diventa ossessione, ideologia o dogma.

 

Jodie Alivernini:  O una religione con i suoi sacerdoti, influencer, guru, coach, autoproclamati esperti con i suoi peccati, i carboidrati, gli zuccheri, l'alcol e le sue penitenze, i digiuni, detox, settimane di restrizione, programmi per ripulire il corpo.

 

pausa pranzo in ufficio 4

Riccardo Panzetta: Ma insomma, possiamo anche sederci a tavola con un rapporto meno conflittuale con il cibo. La scienza dell'alimentazione indica la via. Poi ciascuno faccia le sue scelte, ma senza fanatismo, senza ossessioni o voglia di convertire. L'uomo non vive di solo pane, questo è vero. Ma vuoi mettere la pizza bianca con la mortadella?

 

Jodie Alivernini: È ancora un tassello da sviscerare sul pranzo, perché mangiare è un bisogno, ma pranzare può diventare un lusso e ha fatto discutere la notizia di qualche settimana fa perché in un locale di Capri una bottiglietta d'acqua è stata venduta a 8 € nel centro di Roma per tre panini, acqua e due caffè sono stati spesi 86 €. A Napoli la tagliata di melone si vende a 20 €. Ma questo pranzo quanto ci costa?

 

UN EURO PER IL BASILICO NELLA PIZZA - SCONTRINO A BARI

Riccardo Panzetta: Quanto ci costa? Tantissimo, perché le cronache sono piene, tra l'altro, di scontrini folli, soprattutto nelle città d'arte: Roma, Firenze, Venezia. Del resto, quando andiamo a mangiare fuori non paghiamo quasi mai quello che c'è nel piatto, paghiamo la bellezza o la posizione del locale, la vista sul mare, la firma dello chef. Insomma, il cibo è diventato accessorio, buono per le foto da pubblicare su Instagram, costoso oltre ogni ragionevole limite.

 

[...]

 

Jodie Alivernini: Attenzione però perché la pausa pranzo non è solo la mensa, il panino, la schiscetta, per qualcuno è anche l'ora perfetta per una scappatella d'amore. Secondo una vecchia indagine citata da Staibene la finestra ideale per un tradimento sarebbe proprio a cavallo della pausa pranzo, cioè tra le 12 e 30 e le 14 e 30, due ore abbastanza lunghe per sparire, incontrare l'amante, sciogliersi nella passione e rientrare al lavoro senza destare troppi sospetti. Appuntatevi questo orario.

 

RICCARDO PANZETTA - JODIE ALIVERNIN - ALESSANDRO BERRETTONI - RADIO2 PUZZLE

Riccardo Panzetta:   Poi procuratevi un impermeabile, un cappello e in anonimato andate a fare le vostre scappatelle. Ma già che siamo in tema di tradimento dobbiamo occuparci anche della pasta dei cornuti. Allora se a pranzo il vostro partner ha sì gentilmente preparato un boccone, ma a tavola trovate pasta, burro e parmigiano, drizzate le antenne perché secondo la tradizione, chi tornava a casa e trovava questo piatto che è rapido da preparare, sospettava che il partner avesse sfruttato il suo tempo bighellonando con qualcun altro.

 

Jodie Alivernini: A me comunque la pasta dei cornuti piace tantissimo, quindi poi se la motivazione è quella.

 

Riccardo Panzetta: La pasta dei cornuti è ottima. Il problema si pone quando invece il piatto da degustare è la carne umana.

 

Jodie Alivernini:  No, ti prego, no Riccardo, no....

 

Cannibalimso tribu3

Riccardo Panzetta:  E allora dobbiamo parlare di cannibalismo perché sì, suscita una repulsione istintiva, però è realmente pericoloso dal punto di vista medico. Mangiare carne umana può trasmettere virus, batteri e soprattutto proteine anomale responsabile di malattie malattie neurodegenerative incurabili. Il caso più famoso è quello del popolo Fore della Papua Nuova Guinea. Fino alla metà del 900 praticava il cannibalismo rituale durante i funerali, cioè i familiari consumavano parti del corpo del defunto come gesto di rispetto e di unione spirituale. Sai però, Jodie, quella tradizione provocò un'epidemia, di Kuru, che è soprannominata la malattia della risata, cioè i malati avevano tremori, perdevano l'equilibrio e poi iniziavano a ridere in modo incontrollato, perdevano la capacità di parlare e camminare fino alla morte. Solo quando il cannibalismo venne abbandonato, il Kuru scomparve.

Cannibalismo tribu2

 

Jodie Alivernini: Comunque il cannibalismo, state tranquilli, non è più praticato. Non soltanto però per ragioni morali o religiose, ma anche perché portando malattia e morte, insomma, non era funzionale all'evoluzione.

dabbawala mumbai