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da "Il Foglio"
Il terzista è un senza patria? Quando il mago Cerasa, nostro fogliante in fulmineo prestito alla Bignardi, ha domandato venerdì sera al direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli, se fosse potabile un suo voto al Pd nelle presenti circostanze, il direttore si è incartato. Sembrava che il mago gli avesse chiesto dove portava il suo ciuffo charmant, se a destra a sinistra o al centro. Invece la domanda era diretta, ma incontestabilmente passibile di un sì o di un no, e di specificazioni meno evasive.
Anche Enrico Mentana, ogni volta che gli fanno domandine sul suo comportamento elettorale, risponde che non vota, e al massimo come nei Vitelloni di Fellini ricorda "anch'io ho un padre socialista". De Bortoli nell'occasione ricordata ha fatto un lungo giro e poi ha detto che voterebbe, se ci fosse ma non c'è, un serio partito conservatore e riformatore, moderato e di centro, una cosa di un'altra patria.
Già , la classe dirigente è sputtanata, il Corriere non è stato secondo a Repubblica nell'imbastire la polemica sulla casta, i giornaloni di tradizione, liberal e liberalconservatori, sono impastati con élite dirigenti che hanno spesso un rapporto nevrotico con la politica, dalla tessera numero uno di Carlo De Benedetti all'eterna discesa in pista di Montezemolo all'ombra di "banqua" scespiriana che accompagna ora l'esperimento Bazoli con l'Ulivo ora l'esperimento Monti con l'emergenza finanziaria (per il momento del tutto riuscito ma controverso anche tra i corrieristi) e le dicerie (esagerate) su Passera nell'emergenza politica, e dunque non è facile destreggiarsi.
Tuttavia. Siccome è condivisibile l'ansia per la formazione di un solido ceto dirigente, e magari liberale e conservatore e di centro, rimasta insoddisfatta nel ventennio dei conflitti tra berlusconiani e no, non sarebbe utile un po' di impegno civile e culturale di chi fa l'informazione, oltre le campagne anticasta?
Nei paesi europei nostri cugini e in America il profilo personale dei direttori d'orchestra che suonano in pubblico la canzone della libertà di stampa e del suo esercizio non è mai misteriosa, e sono note le preferenze politiche di editori e direttori, senza complessi. Ecco, ci piacerebbe che il subconscio di pazienti così illustri si liberasse come per incanto di un superego ingombrante e un po' ambivalente.
db59 mieli debortoli
rif61 daria bignardi
GIULIANO FERRARA
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