DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON…
Pierluigi Panza per Corriere.it-
http://fattoadarte.corriere.it/2016/06/10/internet-infernet-o-paradiso-dago-in-the-sky/
Non posso resistere dallo scrivere di “Dago in the sky” dopo la seconda puntata (va in onda il mercoledì alle 20.30 su Sky Arte HD, un bel canale ma solito alle repliche).
Internet è Infernet o Paradiso? La rivoluzione digitale ha svuotato le arti visive, la letteratura, persino la moda e distrutto l’umanesimo? Il mondo digitale – questa la domanda che pone “Dago in the Sky” – è un ritorno al Medioevo o l’avvio di un Rinascimento?
Per una parte degli intellettuali Internet è un inferno che, come disse Umberto Eco, da “diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”. Quello che si diceva al bar ora si scrive sul blog “purtroppo” visibile a tutti, il sesso che si faceva ora si posta e gli amici ai quali chiedevi 10 euro ora sono mille nickname che non ti prestano un quattrino. Uno scrittore di romanzi abbastanza inutili, Alessandro Baricco,ha raccolto dei begli articoli nel libro “I barbari” dove narra lo stupore di noi non-nativi-digitali di fronte all’irrompere dei barbari: dove c’era profondità ci trovi un’allegra superficialità, dove c’era durata c’è il contingente, dove c’era lo spirito critico c’è il servile conformismo, dove c’erano le assemblee a parlare di Sartre ora ci sono 140 caratteri, zero capacità di concentrazione e via. Un ritorno al Medioevo, non c’è dubbio.
Ma è proprio così? Sembra che per Roberto D’Agostino e per la bizantinista Silvia Ronchey non sia così: il digitale è un nuovo Rinascimento e Tim Berners-Lee, l’inventore di Internet, l’Aldo Manuzio del XX secolo. Nel ‘500 i libri fecero uscire la cultura dagli scrittoi dei monasteri e delle corti per farla circolare come oggi fa il web su scala globale. Dal 500 la tecnologia consentì nuove scoperte e nuovi viaggi e i testi sacri furono messi in discussione.
Vuoi vedere, allora, che la cultura umanistica nel suo insieme è, per i nativi digitali, quello che per il Rinascimento erano i testi sacri e la Patristica? Vuoi vedere che cinque secoli di cultura umanistica sono diventati l’odierno Medioevo dal quale liberarsi per uscire alla luce dei Lumi digitali?
Mi limiterei a una sintesi circospetta. Le autostrade digitali possono rivoluzionare la conoscenza tanto quanto fecero i libri a stampa nel Cinquecento. Ma Manuzio si mise a stampare Omero, Ovidio, Properzio, 1700 pagine di Aristotele e inventò bestseller come gli “Asolani” di Pietro Bembo e l’”Arcadia” di Sannazaro. Internet ha prodotto, in questi primi anni, dei data-base straordinari (vogliamo parlare dei libri rari messi a disposizione, degli archivi e dei musei digitalizzati?) ma in un mare di banalità e di controllo conformistico e panottico degli individui, un pantano in cui la continua e ossessiva innovazione tecnologica ha spento di contenuti, capacità critiche e attenzione ogni cosa.
Manuzio mica stampava solo libri porno di tre pagine o li distribuiva a chi non leggeva! Comunque, direi così: il mondo digitale è tecnologicamente un Rinascimento, ma è un Medioevo per i contenuti. Poi, un giorno, diventerà adulto, non ci sarà più il sottosegretario Faraone che invita a tenere accesi i telefonini in classe e il 90% di quello che vediamo oggi sparirà…
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