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IL DIALETTO E'…PERFETTO – LA MUSICA ITALIANA RISCOPRE LE LINGUE LOCALI: DA GEOLIER, CHE HA PORTATO IL NAPOLETANO AL SUCCESSO NELLE CLASSIFICHE, A CARMEN CONSOLI, CHE HA VINTO LA TARGA TENCO CON UN ALBUM IN SICILIANO – C’È ANCHE SETAK, NOME D’ARTE DI NICOLA POMPONO, CHE CANTA IN ABRUZZESE: “NON È UNA SCELTA DI MARKETING NÉ IDEOLOGICA, MA ISTINTIVA, LA LINGUA CON CUI RIESCO A ESSERE PIÙ SINCERO, MI PERMETTE DI DIRE COSE CHE IN ITALIANO MI SEMBRANO PIÙ COSTRUITE...” - VIDEO

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Estratto dell’articolo di Luca Dondoni per “la Stampa”

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[…] Il dialetto è tornato a essere una delle lingue più vive della musica italiana. Non più solo custode della tradizione, ma strumento capace di raccontare il presente, conquistare le classifiche e parlare anche a chi quel dialetto non lo conosce.

 

Il caso più evidente è quello di Geolier, che ha fatto del napoletano una lingua pop capace di parlare a milioni di ascoltatori rafforzando il senso di appartenenza di un’intera città. Senza dimenticare la Targa Tenco assegnata a Carmen Consoli per Amuri luci, interamente in lingua siciliana.

 

È anche il caso di Setak: abruzzese di Penne, Nicola Pomponi, targa Tenco 2024, canta nella parlata della sua terra, trasformandola in un segno distintivo. […] Non a caso il nome d’arte arriva proprio da una parola abruzzese con cui si identifica chi lavora con il «setaccio». Di sé infatti l’artista dice: «Per le persone del mio paese io sarò sempre “lu fjie de lu setacciare”».

 

setak 4

Scrivere in dialetto per lui «non è una scelta di marketing né ideologica, ma istintiva, la lingua con cui riesco a essere più sincero, mi permette di dire cose che in italiano mi sembrano più costruite. È una lingua che toglie invece di aggiungere e per questo mi rappresenta. Quando è uscito il mio primo album - aggiunge Setak - scrivere e cantare in dialetto era la scelta più antieconomica che un artista potesse fare.

 

 Ora, far parte di questo “movimento” è del tutto casuale. Non credo che il dialetto sia un elemento di valore in sé, credo nella forza di un progetto. Che sia dialetto, italiano o in lingua orientale non cambia. Mi deve catturare nella sua completezza».

 

Non era facile legittimare l’abruzzese come lingua della canzone d’autore, quasi dimostrando che potesse stare sullo stesso piano dell’italiano. «È stato difficile - ammette Srtak - soprattutto agli inizi. C’era spesso l’idea che il nostro dialetto fosse adatto solo alla comicità, alla tradizione popolare o a un racconto nostalgico e soprattutto una lingua di serie B. Io invece, sentivo che si poteva parlare anche del presente, di cose normali condivisibili senza perdere autenticità. Credo che una lingua non abbia bisogno di essere legittimata. Ha bisogno solo di essere usata bene».

 

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L’abitudine contro cui combatte da sempre Setak è quella della comprensibilità: «Non riesco a capire perché ascoltiamo una canzone straniera in modo assolutamente tranquillo e rilassato senza pretendere di capire tutto al volo, mentre quando sentiamo qualcosa in dialetto automaticamente pretendiamo sia comprensibile.

 

Questa cosa mi ha tormentato dall’inizio. La musica ha una capacità incredibile di comunicare anche attraverso il suono delle parole, il modo in cui vengono cantate, il respiro, il silenzio. Secondo me l’emozione arriva un attimo prima della traduzione. Potrei perdere un anno per cercare la parola giusta per una canzone, ma credo che siamo innanzitutto “suono” che si carica di significato in base al contesto. De gustibus…».

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[…] La Niña, targa Tenco nel 25 con Furèsta continua a rileggere la tradizione partenopea in chiave contemporanea; Francesca Incudine e la sua Radica presenta un meraviglioso intreccio di cultura siciliana; Roberto Colella voce de La Maschera, con Ce sta sempre na via porta il napoletano nella canzone d’autore; Chiara Raggi con il suo bellissimo Zènta canta in romagnolo; Daniele Sepe in 4ON14E continua a fare del patrimonio linguistico napoletano uno dei cardini della propria ricerca musicale.

 

Un mosaico di esperienze diverse che racconta come il dialetto non sia più una nicchia, ma una delle espressioni più vitali della nuova musica italiana.

 

levante, delia e serena brancale

Tutto ciò fa molto riflettere sul successo estivo di anche su una canzone che pur essendo cantata in italiano e a tre voci, Serena Brancale, Levante e Delia, è di fatto un inno alla voglia di territorialità. […] Il canto in dialetto è memoria che si tramanda e per questo evviva Setak e tutti gl artisti che, come lui, non spingono per la gentrificazione. […]

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