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IL DIVANO DEI GIUSTI/1 – CHE VEDIAMO STASERA IN STREAMING? SU AMAZON SONO INCAPPATO IN “DIVINA CREATURA”. IL GRANDE, LUNGHISSIMO, NUDO FRONTALE DI LAURA ANTONELLI STESA SUL CANAPÉ CHE FUMA E TERENCE STAMP LA GUARDA, LE RUBA LA SIGARETTA, L’ACCAREZZA, VALE GRAN PARTE DEL CINEMA ITALIANO DI ALLORA E DI OGGI - VI SEGNALO ANCHE IL MAGNIFICO “THE HIT” IL CULTISSIMO PRISON MOVIE “BLACK MAMA, WHITE MAMA” - DA VEDERE AVETE ANCHE LO STRACULTISSIMO “BOLERO. L’IDEA È CHE BO DEREK È RIMASTA VERGINE PUNTANDO ALL’ESTASI CON L’UOMO DELLA SUA VITA, UN TORERO, CHE DOPO UNA CORNATA RIMANE UN PO’ IMPOTENTE. MA SI RIPRENDERÀ… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
E stasera che vediamo? Alla fine complice il caldo, mi sto riguardando il pomeriggio su Rai Uno, ma credo di non averle mai viste, le prime puntate di “Capri”, serie di vent’anni fa, diretta da Andrea Barzini, Giorgio Molteni, persino Enrico Oldoini, ideata da Carlo Rossella, prodotta da Angelo Rizzoli, con una deliziosa Gabriella Pession (ma che fine ha fatto?), un’esplosiva Bianca Guaccero, una grandissima Isa Danieli come Reginella, vero cuore della storia, e Carlo Croccolo.
I giovani maschi, Sergio Assisi e Kaspar Capparoni fanno un po’ di tenerezza, anche perché ho visto la foto di Kaspar Capparoni oggi che si rivede in tv e sembra che siano passati 50 anni. Pura fiction Rai di un tempo, riempita a dismisura di pubblicità per vecchi malconci, contro il colon infiammato, la diarrea, il reflusso, che ci sembra migliore di adesso, ma che non era certo il meglio di quel che si produceva. Popolare però, anzi popolarissima. Francamente, andrebbe rifatta di sana pianta. E avrebbe ancora il suo pubblico.
Su Amazon Prime sono incappato in “Divina creatura” girato nel 1975 da Giuseppe Patroni Griffi con una bellissima Laura Antonelli, che di lì a poco girerà con Luchino Visconti “L’innocente”, un Terence Stamp elegantissimo doppiato da Giancarlo Giannini, Marcello Mastroianni un po’ fuori parte, Michele Placido esagitato, una meravigliosa Tina Aumont bisex, e perfino due colonne del cinema dei telefono bianchi, Carlo Tamberlani come il cameriere Pasqualino e Doris Duranti nella sua ultima interpretazione nel ruolo della maitresse Fernanda Fones.
Non mi piace, come non mi piaceva allora, un tono un po’ scherzoso nella narrazione, cosa che Visconti non ha, ma lo trovo meno asfittico e mortifero de “L’innocente”, Stamp è decisamente più bello e riempie di più la scena di Giannini, bravissimo come doppiatore ma eccessivo nella direzione di Visconti, mentre Laura Antonelli passa da un film all’altro più o meno nello stesso ruolo, martirizzata dagli sguardi maschile adoranti pronti a sbranarla.
Quando facciamo una bella fiction su Laura Antonelli? Ennio Morricone, curiosamente, riprende le canzoni e i motivi di C.A. Bixio e diventa quasi sperimentale, ma guardate quanto è bravo Duilio Del Prete che suona il piano e canta le canzoni del tempo, perfino una versione languida di “Giovinezza” che chiude il film. La fotografia di Giuseppe Rotunno la ritroviamo identica nell’”Innocente”.
Il testo originale di Luciano Zuccoli (1921) non sarà D’Annunzio, ma il grande, lunghissimo, nudo frontale di Laura Antonelli stesa sul canapé che fuma e Terence Stamp la guarda, le ruba la sigaretta, l’accarezza, vale gran parte del cinema italiano di allora e di oggi. Ricordo che ebbi la stessa sensazione quando vidi il film al cinema la prima volta. Sono film che vanno visti, con tutte le loro qualità e i limiti spesso evidenti, penso a “Metti una sera a cena”, sicuramente più folle e sbagliato, per capire il livello del nostro cinema. Quello che abbiamo perso.
Su Amazon Prime vedo che sono apparsi due dei primi film di Ingmar Bergman, girati negli anni’50, il rarissimo “Una vampata d’amore” con Harriet Andersson e Ake Gronberg, che non ho visto, e “Alle soglie della vita” con Bibi Andersson, Ingrid Thulin, e Eva Dahlberg, che ho visto in tv in qualche rassegna Bergman negli anni ’60. Si apra quindi la stagione del cineclub.
Vi segnalo un altro magnifico film con Terence Stamp, “The Hit”, diretto da Stephen Frears con John Hurt, Tim Roth, Laura Del Sol. L’ho rivisto da poco. Due killer devono acchiappare e portare a Parigi un gangster infame che ha tradito l’organizzazione, Terence Stamp. Quello che segue è il viaggio dei killer con il vecchio gangster. Che potrebbe anche liberarsi…
Tim Roth fa la sua apparizione al cinema, prendendo il posto di Joe Strummer, che venne bloccato dai Clash e fece il nome di Tim Roth. Occhio a quando Terence Stamp recita a John Hurt la poesia di John Donne “Death Be Not Proud»…
Sempre su Amazon trovate ben due grandi film di Abel Ferrara, “Il cattivo tenente”, scritto con Zoe Lund, con Harvey Keitel e il meno visto “Fratelli”(“Funeral”), scritto con Nicholas St. John, con Christopher Walken, Chris Penn, Annabella Sciorra, Isabella Rossellini, Vincent Gallo e Benicio Del Toro. Andrebbe visto anche il cultissimo prison movie “Black Mama, White Mama” diretto da Eddie Romero, scritto da Jonathan Demme, prodotto da Roger Corman, con Pam Grier, Margaret Markov, Sid Haig.
Sui suoi nudi Pam Grier ha dichiarato fieramente che per lei erano «La 'Brown Nipple Revolution. Non eravamo il massimo dell'attrazione sessuale per il pubblico maschile, nei film, nelle riviste, niente. Ci hanno detto che i nostri capezzoli marroni non erano attraenti. Cercavo di rompere quella linea che segnava ciò che era accettabile nella società del tempo».
Da vedere avete anche lo stracultissimo “Bolero” diretto da John Derek con Bo Derek e Andrea Occhipinti, che prese il posto di Fabio Testi, che non riusciva a dimagrire e aveva un brutto herpes, come venne scritto su “Variety”. L’idea è che Bo Derek è rimasta vergine puntando all’estasi con l’uomo della sua vita, un torero, che dopo una cornata rimane un po’ impotente. Ma si riprenderà. Sembra che Bo avesse sempre pronti dei cubetti di ghiacci per far star su i seni che si ammosciavano…
Chiudo con un capolavoro da rivedere per puro piacere, “La Ronde” diretto da Max Ophuls, tratto dalla commedia di Arthur Schnitzler, con il meraviglioso Anton Walbrook, Gerard Philippe, Simone Signoret, Serge Reggiani, Jean-Louis Barrault, Iosa Miranda. Il personaggio, geniale, del narratore, che ci porta nella Vienna meravigliosa di prima della guerra, è l’unico che non troviamo nel testo di Schnitzler. Se lo inventarono Ophuls e il suo sceneggiatore, Jacques Natanson. Certo, quando vedrete “La Ronde” troverete tutto il resto terribilmente inutile.
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