DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI…
IL DIVANO DEI GIUSTI - CINE34 RIPROPONE LA COMMEDIA A EPISODI "40 GRADI ALL’OMBRA DEL LENZUOLO" CON EDWIGE FENECH SCAPEZZOLATA - LA PRESENZA DI MARTY FELDMAN, GUARDIA DEL CORPO DELLA BELLISSIMA E NUDISSIMA DAYLE HADDON, RENDE IL FILM DIVERSO DAL SOLITO - IN SECONDA SERATA C'E' IL MEZZO AUTOBIOGRAFICO MEZZO OMAGGIO ALLA COMMEDIA ALL’ITALIANA "LA PRIMA COSA BELLA" - SU TV2000, IL FILM SULL’IMMIGRAZIONE "WELCOME" (AVVISATE TRUMP!) - VIDEO!
Marco Giusti per Dagospia
Il film da vedere il 4 luglio sul divano di casa, oltre tutto in chiaro in prima serata, Mediaset Italia 2 alle 21, tenetevi forte, è “Zombi 2” di Lucio Fulci con Tisa Farrow, Ian McCulloch, Richard Johnson, Olga Karlatos, scritto da Dardano Sacchetti, prodotto da Fabrizio De Angelis. Un film artaudiano per Fulci (“Non c’è crudeltà, ma la presupposizione della crudeltà”). Adorato in tutto il mondo. Sembra che Enzo G.
Castellari, chiamato da De Angelis a girarlo si tirò indietro, non interessato agli zombi. Fulci ne fece un successo internazionale. “La Malfa dovrebbe farmi un monumento: gli unici film italiani che portano al nostro paese moneta pregiata sono i mei. Zombi 2 ha fatto in tutto il mondo 30 milioni di dollari. Invece i quattro colonnelli della commedia all’italiana non riescono a vendere nemmeno a Lugano.
JACKIE CHAN - JENNIFER LOVE HEWITT - LO SMOKING
Grande performance di Auretta Gay (che nome… ma Fulci l’aveva ribattezzata "Caghetta Gay") nel ruolo della moglie di Al Cliver, che dopo aver retto lo scontro con uno squalo e uno zombi acquatico e una cerimonia voodoo, viene alla fine zombizzata per sempre. “La precoce mutazione in zombie ha evitato alla Gay un’inutile gavetta cinematografica”, scrive Carlo Avondola. Ottima la polemica con Quentin Tarantino sulla velocità degli zombi e degli umani rispetto agli zombi.
“Stavo vedendo il film con un mio amico e ci siamo trovati d’accordo che se fossimo stati nella medesima situazione dei protagonisti del film, nella giungla, circondati da quei mangiatori di carne che si muovevano così… ce la saremmo data a gambe come Jesse Owens o quel fottutissimo Carl Lewis”.
Fulci gli rispose per le rime sulle pagine de Il Manifesto. Ottima, anche se un filo astrusa, l’analisi del film da parte degli studiosi di colonialismo italiano che lo vede come vendetta dei colonizzati africani contro i bianchi italiani e parte dal fatto che il film esce mentre arrivano i primi saggi di rilettura del nostro colonialismo.
Canale 20 alle 20, 35 passa il divertente action-comedy “Lo smoking” diretto da Kevin Donovan con Jackie Chan, Jennifer Love Hewitt, Jason Isaacs, Debi Mazar. Cine 34 alle 21 ripropone la commedia a episodi “40 gradi all’ombra del lenzuolo” diretto da Sergio Martino con Marty Feldman, Barbara Bouchet, Edwige Fenech, Dayle Haddon, Enrico Montesano, Aldo Maccione.
40 gradi all’ombra del lenzuolo
Incasso altissimo, due miliardi e mezzo di lire. In questo caso soggetto e sceneggiatura vengono firmati addirittura da Tonino Guerra col fidato Giorgio Salvioni, anche se non siamo molto lontani dalla commedia sexy meno sofisticata.
Certo, la presenza di Marty Feldman in un episodio come guardia del corpo della bellissima e nudissima Dayle Haddon rende il film un bel po’ diverso dal solito e così venne venduto ovunque, perfino in Italia, dove Marty Feldman partecipò a Domenica In per il lancio.
In America i due film si chiamarono Sex With a Smile I e Sex With a Smile II e così sono ancora noti. E anche nell’estremo oriente, dove vennero lanciati alla fine del 1976. Ricordava Sergio Martino a “Nocturno”, che non lo chiamò il fratello Luciano, ma “Giorgio Salvioni, che aveva scritto questa sceneggiatura insieme a Tonino Guerra. In quegli anni avevo un ottimo rapporto con Medusa. In realtà non avevo fatto molta commedia, salvo credo Giovannona…
edwige fenech 40 gradi all’ombra del lenzuolo
Lui scommise su di me e io gli portai il rapporto con la Medusa. Poi , in realtò, il film fu prodotto a livello esecutivo dalla stessa Medusa. C’erano questi episodi che mi sembravano molto garbati, molto gradevoli.
Spesso gli sceneggiatori restano delusi dal risultato che alcuni registi danno ai loro scritti; in questo caso Tonino Guerra, a film finito – io avevo apportato delle modifiche ai suoi testi in corso d’opera e anche prima – si complimentò con me, dicendomi che il modo in cui avevo trattato e sviluppato il film era molto meglio di quanto lui l’avesse scritto.
Mi fece un enorme piacere che mi fossero state dette queste cose”. Anche l’idea di chiamare Marty Feldman come bodyguard fu di Sergio Martino, che lo contattò grazie a Carol Levi.
“Lui era suggestionato dal nome di chi firmava la sceneggiatura, Tonino Guerra appunto, lo sceneggiatore di Fellini e di Antonioni; la lesse, gli piacque molto. Nel frattempo, poiché il tono dello scritto di Tonino Guerra mi sembrava un po’ troppo estetizzante, prima che lui arrivasse, io feci una mia versione, diversa, del suo episodio, un pochino più mordace. Quando lui arrivò a Roma mi disse che aveva accettato la versione di Guerra e quella avrebbe girato.
40 gradi all’ombra del lenzuolo
Ci mise un pochino in crisi. Lui arrivò il giovedì prima di cominciare a girare; invece, poi, il sabato sera, stranamente, mi disse che, forse, la versione che avevo scritto io andava meglio…”. Scriveva Giovanni Buttafava su “Il Patalogo”: “Film da dosaggio paradigmatico perfetto di pelo e non pelo. Dayle Haddon concede il massimo (seni, sedere, slip frontale trasparente), controbilanciando la presenza solo allusiva di Giovanna Ralli (fuggevole mostra delle gambe), all’estremo di una ben precisa gamma di offerte: gambe+scollatura (Sydne Rome), seni soli (Bouchet), seni+sedere (Fenech)”.
Rai Movie alle 21, 10 passa il film di fantascienza di Michael Crichton, anche regista, “Runaway” con Tom Selleck, Cynthia Rhodes, Gene Simmons, Kirstie Alley. Robot domestici cattivi contro poliziotti non meno violenti. Le scene di sscontri tra Gene Simmons, star dei Kiss, e Tom Selleck sono notevoli. I poliziotti veri si volevano portar via Gene Simmons. Il futuro immagino da Crichton nel 1984 è praticamente il nostro, con Internet mail videochiamate…
Su Tv2000 alle 21, 10 il film civile sull’immigrazione “Welcome” diretto da Philippe Lioret con Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana, Derya Ayverdi, Olivier Rabourdin. Canale 27 alle 21, 15 passa “Superman II”, firmato da Richard Lester, ma girato in gran parte da Richard Donner assieme al primo Superman. Manca Marlon Brando perché non si mise d’accordo con i produttori sui soldi, a scene già girate.
Lo scrisse, come il primo, Mario Puzo, che venne però sostituito da Tom Mankiewicz, che tolse parecchi elementi camp. Parecchi anni dopo, nel 2006, venne montato il director’s cut di Donner, su richiesta di Margot Kidder, che sosteneva che il film si sarebbe potuto montare anche solo con quello che lui aveva girato assieme al primo Superman.
Iris alle 21, 15 passa “Cellular”, thriller tutto costruito dallo sceneggiatore Larry Cohen, lo stesso che ci aveva dato “Phone Booth”, su un cellulare. Lo dirige David R. Ellis e lo interpretano Kim Basinger, Chris Evans, Jason Statham, William H. Macy, Eric Christian Olsen. Funzionò meno bene di Phone Booth, che era stato ideato prima della fine dei telefoni.
Rai Storia alle 21, 15 ci fa ricordare che siamo stati poveri immigrati anche noi con “Il cammino della speranza” di Pietro Germi con Raf Vallone, Elena Varzi, Saro Urzì, Saro Arcidiacono, Franco Navarra. Ditelo a Salvini. Rai4 alle 21, 20 propone un poco noto ma attuale “Influencers” diretto da Kurtis David Harder con Georgina Campbell, Emily Tennant, Jonathan Whitesell, Cassandra Naud, Dylan Playfair.
40 gradi all’ombra del lenzuolo 1
Non so nulla neanche del thriller di Rai Due alle 21, 20, “Veleno in alta quota” diretto da Peter Sullivan con Alicia S Mason, Christopher Sky, Sam Schweikert, Marcos James, Joseph Nicholson. Cast di sconosciuti… Tanto vale ributtarsi su vecchi film sicuri come “Karate Kid – Per vincere domani” di John G. Avildsen con Noriyuki Pat Morita, Ralph Macchio, Elizabeth Shue, Martin Kove, Cielo alle 21, 20, o “Piedone d’Egitto” di Steno con Bud Spencer, Enzo Cannavale, Baldwyn Dakile, Angelo Infanti, Cinzia Monreale, Rai Tre alle 21, 25
La seconda serata si apre con un bel thriller, “The Manchurian Candidate” di Jonathan Demme con Denzel Washington, Meryl Streep, Liev Schreiber, Jeffrey Wright, Jon Voight, più un finto sequel di un vecchio film anni ’50 che un vero sequel. Il titolo però è lo stesso. Rai 5 alle 22, 55 celebra il centenario della nscita di Miles Davis col documentario “Miles Davis: Birth of the Cool” di Stanley Nelson.
Rai Movie alle 22, 55 passa il film della serata che non avrete sicuramente visto, “Under the Silver Lake” bellissimo e sfortunato film scritto e diretto da David Robert Mitchell con Andrew Garfield, Riley Keough, Topher Grace, Callie Hernandez. In una Los Angeles strabordante di riferimenti al glorioso passato, con tanto di mamma del protagonista in fissa, come mia madre, per Janet Gaynor e “Settimo cielo” (1926), il Sam di Andrew Garfield rimane incantato da una bellissima vicina, Riley Keough, che gli fa compagnia per una notte e poi scompare misteriosamente la mattina dopo.
Inizia a cercarla, come fossimo in un film di David Lynch o in “The Neon Demon” (il set è lo stesso), e scopre solo fili che portano a follie legate alla ricostruzione del mitico passato di Hollywood e di Los Angeles.
Fumetti e canzoni che conducono a indovinelli complessi. Testi da decifrare, un tunnel sotto la città, una folle macchinazione. E Andrew Garfield sa che sarà buttato fuori dal suo appartamento se non pagherà l’affitto entro quattro giorni. Che diventano presto tre, due, uno.
Ma è troppo preso dalla ricerca. Sfilano di fronte a lui ragazze meravigliose, le ragazze lo trovano infatti un film sessista, e diciamo che è vero. Ma siamo così presi dal meccanismo di rimandi continui e di piccole scoperte che dobbiamo chiudere un occhio (o magari aprirlo). Flop. Floppissimo. Iniziò a Cannes dove il film non venne capito.
Ma oggi è diventato un film di culto da riscoprire. Garfield è favoloso, la sceneggiatura un vero puzzle. E Riley Keough che esce dalla piscina ricostruisce tutto quello che venne filmato da George Cukor con Marilyn Monroe per il film che non fece mai. Assolutamente da vedere. Poi la mamma gli manda il vhs di "Settimo cielo".... Prima si è visto solo su Mubi.
40 gradi all’ombra del lenzuolo
Rai4 alle 23, 15 passa l’avventuroso “A Lonely Place to Die” di Julian Gilbey con Melissa George, Ed Speleers, Eamonn Walker, Sean Harris, Alec Newman, Karel Roden. LA7 Cinema alle 23, 15 ripsonde con l’horror “Pandorum. L’universo parallelo” di Christian Alvart don Ben Foster, Dennis Quaid, Cam Gigandet, Antje Traue, Cung Le, Eddie Rouse, Norman Reedus- Mmm…
Trovate un horror anche su Cielo alle 23, 20, “Methgator” di Christopher Ray con LaRonn Marzett, Ray Acevedo, Vanesa Tamayo, Patrick Labyorteaux, Robbie Rist. Rete 4 alle 23, 55 ci porta un film italiano, il mezzo autobiografico mezzo omaggio alla commedia all’italiana “La prima cosa bella”, diretto da Paolo Virzì con Micaela Ramazzotti che sandrelleggia come Sandrelli giovane, la Sandrelli stessa che sandrelleggia come Sandrelli grande, Valerio Mastandrea che fa il figlio con dei problemi, e la vera toscana Claudia Pandolfi.
Pieno di citazioni cinematografico, omaggio al Pietrangeli di "Io la conoscevo bene”, ma alla fine fatto col cuore e ben scritto da Francesco Bruni. Il set di Dino Risi non era male. Tv2000 a mezzanotte passa “Il visone sulla pelle” commedia di Delbert Mann con Cary Grant, Doris Day, Gig Young, Dick Sargent. «Di tutte gli attori con cui ho recitato, credo che quello che ho conosciuto di meno sia stato Cary Grant.», scrisse Doris Day nella sua autobiografia.
«È una persona completamente riservata, e non c'è modo di entrare in contatto con lui. La nostra relazione su Il visone sulla pelle era amichevole ma privo di scambi... Non che non fosse amichevole ed educato, certamente lo era. Ma distante.
Molto distante. Ma molto professionale, forse l'attore più professionale ed esigente con cui abbia mai lavorato. Nelle scene che recitavamo, si occupava di ogni minimo dettaglio: abiti, scenografie, valori di produzione, opere. Cary si è persino fatto aiutare a scegliere il tipo di visone che avrei dovuto indossare nel film».
Rai4 all’1 passa l’action “Confessioni di un assassino” diretto e interpretato da Luc Picard con Éveline Gélinas, Emmanuel Charest, Bobby Beshro, Maxim Gaudette. Già in piena notte arrivano i buoni film. “Licorice Pizza” di Paul Thomas Anderson con Alana Haim, Cooper Hoffman, Sean Penn, Bradley Cooper, Benny Safdie, Tom Waits.
«Sarebbe un errore raccontare un film ambientato nel secolo scorso con gli occhi di oggi. Non c'è una sfera di cristallo, devi essere onesto e fedele a quei tempi», ha detto il regista sul suo film, omaggio a un ‘epoca e un posto, la San Fernando Valley del 1973, che ci sembra ormai lontanissima.
alessandra cantini la prima cosa bella
“Licorice Pizza”, L.P. come Long Playing, forte di tre nomination agli Oscar, miglior film-regia-sceneggiatura originale, nessuna andata a buon fine, così pieno di musica meravigliosa del 1973 (da “Peace Frog” dei Doors a “Barabajagal” di Donovan), ha fatto impazzire gli sceneggiatori italiani e quanti vorrebbero fare un altro tipo di cinema rispetto a quello che si fa qui.
È talmente libero, pieno di idee, di possibilità, di non banalità, di fluidità, di contraddizioni, di non costrizioni di produttori che cercano di fare un minimo incasso (“Mettemoce Favino o Giallini o Borghi o Marinelli”). Ma capisco anche i dubbi di molti altri spettatori non interni ai problemi di sceneggiatura. Una serie di lamentele che vanno dal fatto che i due protagonisti, il giovanissimo Cooper Hoffman, figlio del compianto Philip Seymour Hoffman, attore feticcio di Paul Thomas Anderson, e la più matura Alana Heim, musicista, hanno così poco appeal.
Ma anche che la sceneggiatura va da tutte le parti e non si capisce bene cosa si stia seguendo. E quando arriva Bradley Cooper nei panni del produttore Jon Peters completamente svitato salta qualsiasi cosa. Bum! Alzo le mani. Tutto vero. Come è vero che, forse, per apprezzare al meglio il film, avremmo dovuto frequentare la San Fernando Valley del 1973. O saperne comunque qualcosa.
Beh, anche se nel 1973 non frequentava la San Fernando Valley e davvero mi dispiace molto, mi trovavo tra Genova e Napoli a studiare architettura pur tradendola tutti i giorni col cinema, trovo però che il film è girato con una fluidità di ripresa, una grazia, una leggerezza che pochi altri registi possono vantare. Ha una galleria musicale meravigliosa, una ricostruzione delle strade, dei cinema, dei locali accurata come quella della Los Angeles di Quentin Tarantino per “C’era una volta a… Hollywood”.
I due protagonisti, il Gary Valentine quindicenne di Cooper Hoffman che sogna in grande, da piccolo imprenditore americano, e la venti—qualcosa Alana Kane di Alana Heim, che non sa decidersi su cosa fare della sua vita, chi amare, ha pure trovato un simil-fidanzato laico che la sua famiglia super-ebrea non gradisce. (“Sei circonciso? Alora sei un cazzo d’ebreo!!”), sono due personaggi buffi, divertenti, pieni di vita. Il problema, magari, è che fra di loro non succede molto, perché tutto gira attorno a un sentimento che sappiamo da subito che si consoliderà solo alla fine del film, e allora ci sembra che il film giri un po’ a vuoto.
doris day cary grant il visone sulla pelle
Effettivamente gira un po’ a vuoto e i pur strepitosi camei di grandi star di Hollywood che fanno le star di Hollywood, Sean Penn, Tom Waits e, soprattutto, Bradley Cooper, ci intrattengono benissimo, è vero, ma slabbrano la struttura narrativa del film. Struttura che, forse, vuole proprio essere così. Libera. Pronta a diventare altro. Per questo, magari, c’è la dedica finale a Robert Downey Sr, regista del non dimenticato “Putney Swope”.
Lo spettatore allora, al di là delle frustrazioni di chi fa cinema in Italia che adora vedere un film così senza regole, non sa bene a cosa attaccarsi per seguire al meglio un film che sa che dovrebbe piacergli, ma che forse ha già visto (“Vizio di forma”?), ambientato in un mondo lontano e non così facile per noi.
Rai Tre alle 2, 25 passa il penultimo, complesso, durissimo film di David Cronenberg, “Crimes of the Future” Kristen Stewart, Viggo Mortensen, Léa Seydoux, Scott Speedman, Tanaya Beatty. Non per tutti. Chiudo con un altro film non facilissimo, “Days” di Tsai Ming-liang con Lee Kang-sheng, Anong Houngheuangsy.
il visone sulla pelle
RED CARPET - CRIMES OF THE FUTURE DAVID CRONENBERG
lea seydoux david cronenberg
stefania sandrelli io la conoscevo bene
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