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IL DIVANO DEI GIUSTI – IL MIO FILM PREFERITO DELLA SERATA È IL SOFISTICATISSIMO “DECISION TO LEAVE”, UN NOIR COREANO COMPLESSO, AFFASCINANTE ED ELEGANTISSIMO – IL FILM PIÙ FASCIO DELLA SERATA È “ALBATROSS” DI GIULIO BASE. MOLTO AMATO DALLA NUOVA DESTRA DI GOVERNO CHE SI RICORDA GLI ANNI D’ORO DEL FRONTE DELLA GIOVENTÙ - CON UN BUDGET DA 3,9 MILIONI, FINANZIATO CON 1,49 MILIONI DI EURO DALLO STATO, HA INCASSATO UNA MISERIA, 36 MILA EURO, VISTO DA 2.000 SPETTATORI – NELLA NOTTE OCCHIO A “DISPOSTA A TUTTO” E A “E’ FORTE UN CASINO”… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

la donna del mistero decision to leave 8

Che vediamo stasera? Il mio preferito della serata in chiaro è il sofisticatissimo “Decision to Leave” di Park Chan-wook con Tang Wei, Park Hae-Il, Lee Jung-Hyun, Go Kyung-pyo, Park Jong-woo, Yong-woo Park, Cielo alle 22. Grande ritorno del noir più classico con tanto di femme fatale, la bellissima star cinese Tang Wei e poliziotto che ci casca come una pera non una ma ben due volte, Park Hae-il, premiato a Cannes per la miglior regia, esaltato come un capolavoro da molti critici blasonati.

 

Un film complesso, affascinante, elegantissimo, impaginato con flashback immediati, mille effetti visivi moderni di composizione dell’immagine, tutto giocato sul rapporto malsano tra un poliziotto con problemi di insonnia, una moglie bruttina che propone sistemi anti-stress assurdi, e una avventuriera cinese che gioca clamorosamente sul non sapere bene il coreano.

 

la donna del mistero decision to leave 7

Cosa che forse ci sfuggirà. La bella signorina potrebbe tranquillamente aver fatti secchi due mariti, uno vecchio ricco e scalatore che è stato ritrovato caduto da un dirupo (spinto? chissà? ma da chi?) a Busan e uno massacrato con non so quanti colpi di pugnale nella sua piscina di Ipo, un rozzo e ricco analista finanziario ("ma non mi piace l'ano" è una delle sue poche, finissime battute...) in seri guai con una gang cinese.

 

la donna del mistero decision to leave 6

Per non parlare di due vecchie mamme, quella del protagonista che ascolta con Siri una sola canzone, terribile, e quella del capo della gang, misteriosamente defunto nel casino generale. L'ispettore senza sonno indaga e capisce che il caso è difficile e lui si sente sempre più "rotto", broken, come si dice in coreano? E lei, la sublime Soro, nipote della celebre "Lince della Manciuria" eroe della resistenza cinese contro l'invasione giapponese, ha tutte le risposte. Anche quella per farlo dormire.

 

Le si piazza in casa, la sorveglia da fuori. "Mi piace essere una sospetta", civetta lei, "perché vuol dire che mi devi stare dietro". È stata lei uccidere il marito spingendolo giù dal dirupo? Anche se fosse, l'ispettore, preferisce archiviarla come caso non completamente chiuso. Se la ritrova nell'amena località marina di Ipo, dove il crimine più interessante è un traffico di tartarughe che vengono bollite per fare un succo antistress. Lei ha un nuovo marito, lui è con la moglie.

 

separazione

La morte dell'analista finanziario riapre la voragine hitchcockiana del film e riporta indietro la passione del protagonista per la bellissima Soro. Ma ci importa davvero sapere chi è l'assassino? Ripartiamo dalla prima serata, dall’horror “Separazione” di William Brent Bell con Rupert Friend, Brian Cox, Madeline Brewer, Mamie Gummer, Violet McGraw, Troy James su Mediaset Italia 2 alle 21. Lasciamo perdere, leggo che è bruttissimo (7% di gradimento…) con una bambina indecisa se seguire il padre artista o la mamma fantasma.

Venezia chiama

 

Non deve esser male la commedia francese ambientata a “Venezia chiama” di Ivan Calbérac con Benoît Poelvoorde, Valérie Bonneton, David Salles, Nicolas Briançon, Luna Lou. Il titlo originale suonava “Venise n'est pas en Italie”, che è poi il titolo di una canzone di Serge Reggiani del 1977 e del romanzo da cui è tratto il film, dove un ragazzo viene invitato da un’amica figlia di un celebre musicista a Venezia e lui si porta dietro la famiglia, che vive in una roulotte.

demolition man

Su Canale 27 alle 21, 10 passa “Demolition Man” di Marco Brambilla con Sylvester Stallone come John Spartan, poliziotto scongelato del futuro a caccia del cattivissimo Simon Phoenix, interpretato da Wesley Snipes vera cintura nera di karate in versione bionda, Sandra Bullock, Nigel Hawthorne. Il primo cast era composto da Steven Seagal e Jean-Claude Van Damme, ma nessuno dei due voleva fare il cattivo.

 

Quando entrò Stallone, lui avrebbe voluto come cattivo Jackie Chan, che per il suo pubblico può fare solo l’eroe. Niente da fare. Sandra Bullock venne chiamata a sostituire Lori Petty che se ne andò dopo due giorni di riprese con Stallone. Lo hanno scritto in tanti da Daniel Waters a Larry Karaszewski a Fred Dekker.

 

GIULIO BASE SUL SET DI ALBATROSS

Rai Movie alle 21, 10 propone il film su una celebre macchina da corsa “Indian. La grande sfida” di Roger Donaldson con Anthony Hopkins, Diane Ladd, Jessica Cauffiel, Paul Rodriguez. Un po’ noioso. Poco meglio “Tutti pazzi per l’oro”, avventuroso di Andy Tennant con Matthew McConaughey, Kate Hudson, Donald Sutherland, Alexis Dziena, Ewen Bremner, Canale 20 alle 21, 10. Iris alle 21, 15 passa il biopic sportivo “42 – La vera storia di una leggenda americana” di Brian Helgeland con Harrison Ford, Chadwick Boseman, Nicole Beharie, Christopher Meloni, T.R. Knight.

 

Rai 3 alle 21, 15 passa il film più fascio di questi ultimi anni, “Albatross”, prodotto da Gennaro Coppola, compagno di Manuela Cacciamani, ad di Cinecittà, scritto e diretto da Giulio Base con Francesco Centeramo nel ruolo di Alberigo Grilz, militante del Fronte della Gioventù triestino e poi reporter di guerra che troverà la morte a 34 anni in Mozambico. Un film molto amato dalla nuova destra di governo che si ricorda gli anni d’oro del Fronte della Gioventù.

 

albatross di giulio base 8

«Albatross – scrive Alberto Piccinini su Il Manifesto - parla la lingua della fiction italiana di propaganda, la peggiore, quella dei foibe movie, degli ha-fatto-anche-cose-buone movie, da programmare in bassa stagione, costola dei veri santini di questi anni – eroi santi navigatori. Soprattutto santi, confezionati anche dallo stesso Giulio Base per Raiuno – da Padre Pio a Don Matteo. Fatta per compiacere i camerati al governo».

 

 Vi giro le critiche su Letterboxd quando uscì. Tra un “sterco fascista” e un “Ci mancava anche l’apologia di fascismo” vedo un “sembrava di stare in un film di Blasetti”: Seee, magari. Blasetti era un genio del cinema, anche se le frasi che gli si attribuivano erano un po’ fortine e oggi impossibili, “Non mi resista, sono il regista” o “Conosco il cinema come la pelle dei miei coglioni”.

 

albatross di giulio base 6

Il suo unico film davvero di propaganda fascista, ma lui non la vedeva così, che Filippo Sacchi sul Corriere definì “fascista e squadrista. Affermazione di una fede combattiva e rovente, esso non intende né mascherare il rigore né dissimularne i conflitti”, era “Vecchia guardia” del 1935 con Mino Doro e Ugo Ceseri, che vedemmo a Pesaro un secolo fa nel recupero del cinema del ventennio.

 

Nei ricordi di Blasetti è un film che Mussolini adorò, pianse fino alle lacrime vedendolo,  ma che la burocrazia del fascismo, cioè la Direzione Generale del Cinema, nata allora, detestò, perché tendeva a funzionare da riappacificazione nazionale, mostrando la violenza degli inizi del fascismo. E per Blasetti il film si dimostrò un terribile passo falso ("Ho corso addirittura il rischio della fame").

 

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Al punto da venir detestato e nascosto. Come venne detestato e nascosto “Redenzione” di Marcello Albani scritto da Farinacci e ambientato a Cremona, mentre “Ragazzo” di Ivo Perilli, 1933, ideato da Sandro De Feo e dal federale dell’Urbe, Nino D’Aroma, scritto da Emilio Cecchi, venne bloccato da Mussolini prima dell’uscita in sala e dato alle fiamme dai partigiani dopo l’8 settembre. Scomparso. Sia “Vecchia guardia” che “Redenzione” tornavano al fascismo pre-Marcia su Roma, agli scontri coi rossi nel nord del paese.

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Il film di Giulio Base segue la stessa linea. Cioè il ritorno alle botte coi rossi dei duri e puri del Fronte della Gioventù, seguendo quasi un percorso autobiografico della generazione dei Giuli, dei La Russa e dei Gasparri. Ha pure la bella morte e l'idea di riappacificazione. Gli manca solo un Mino Doro in camicia nera. Ma come quei due film, alla fine per chi lo ha realizzato, è più un imbarazzo che una medaglia.

 

Con un budget da 3, 9 milioni, finanziato con 1,49 milioni di euro dallo Stato, ha incassato una miseria, 36 mila euro, visto da 2.000 spettatori. Ora, purtroppo, ho visto il film. E non è brutto da riderci su, anche se la ricostruzione dei comunisti occhialuti e barbuti con le camicie a quadrettoni o del giornalista “cattivo” di sinistra, interpretato dallo stesso Base, vestito con le giacche di velluto a coste, la cravatta sulla camicia a quadrettoni (ancora…), la barbetta, fa ridere, come fanno ridere il Circolo Polare Artico e il Mozambico ricostruiti a Foggia o alla Selva di Fasano.

 

E’ brutto perché i personaggi ripetono tre o quattro volte che cercano la verità come se fossimo in uno sketch. Ma soprattutto perché non puoi spiegarmi le bombe della strage di Bologna, viste da destra, buttandole in caciara (“… è tutta un’opera dei servizi segreti”, “è la risposta a Ustica”). Non puoi dirmi che i ragazzi del Fronte della Gioventù e i militanti di sinistra, che non erano comunisti come si vede qui, erano la stessa cosa.

albatross di giulio base 3

 

Quella è la narrazione che vuole far passare la destra di potere meloniana. Che vuole, a distanza di 40-50 anni, avere le stesse cose. A cominciare dai festival di cinema di sinistra (Torino in mano a Base, Taormina in mano a Tiziana Rocca), dalla Biennale (ma Buttafuoco è più furbo di Base e Giuli), dalla Rai, già fin troppo melonizzata che dopo Pino Insegno ha pure riesumato Bracconeri. Ma al cinema, non scherziamo, il massimo che la destra di La Russa e Meloni può avere è questa nostalgia per le vignette, orrende, de “La voce della Fogna”.

 

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O scopiazzare il film della Cortellesi rubacchiando il suo immaginario. Che è un immaginario nato con la fine della guerra e la fine del fascismo. Non ce lo scordiamo. Il nostro cinema, quello che abbiamo fatto finora, è davvero nato col Neorealismo, con Rossellini. Non esiste un cinema di destra da riprendere. Qualsiasi cosa si faccia nel cinema di destra è una sorta di goffa parodia del cinema di sinistra, compresi gli stereotipi morettiani. Avete Cinecittà, avete la Rai, avete i soldi, ma non siete in grado a fare un film. Punto.

 

sognando beckham

La7Cinema alle 21, 15 passa il divertente e istruttivo “Sognando Beckham” di Gurinder Chadha con Parminder Nagra, Keira Knightley, Jonathan Rhys-Meyers, Shaznay Lewis, dove una ragazza indiana in Inghilterra vuole giocare a calcio. Rai4 alle 21, 20 propone il fantascientifico svedese con soldato rimasto vedovo in mezzo a una pandemia, “Last Man Down” di Fansu Njie con Daniel Stisen, Olga Kent, Daniel Nehme, Stanislav Yanevski, Madeleine Vall.

 

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Italia 1 alle 21, 30 passa il film di guerra olandese “Invasion” di Bobby Boermans con Tarikh Janssen, Gijs Blom, Ortál Vriend, Fedja van Huêt, Gijs Scholten van Aschat. Non ha status critico. Passiamo alla seconda serata con il thriller “American Assassin” di Michael Cuesta con Dylan O'Brien, Michael Keaton, Taylor Kitsch, Sanaa Lathan, Shiva Negar, David Suchet, Rai4 alle 22, 50. Italia 1 alle 23, 20 propone “Mortal Kombat”, diretto da Simon McQuoid con Lewis Tan, Jessica McNamee, Joe Taslim, Mehcad Brooks, Hiroyuki Sanada.

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 Amo molto “Jack” diretto da Francis Ford Coppola con Robin Williams bambino che diventa vecchio col corpo (quattro volte rispetto alla normalità) ma non con la testa, Diane Lane, Bill Cosby, Jennifer Lopez in uno dei suoi primissimi ruoli, Fran Drescher, Brian Kerwin, La7 Cinema alle 23, 20. Robin Williams accettò di farlo solo se avesse avuto Coppola come regista.

 

Su Iris alle 23, 50 trovate il film di sommergibili “U-571” diretto da Jonathan Mostow con Harvey Keitel, Matthew McConaughey, Jon Bon Jovi, Bill Paxton. Rai Movie all’1, 25 propone la commedia nera “Il tuo ex non muore mai” di Susanna Fogel con Mila Kunis, Kate McKinnon, Justin Theroux, Sam Heughan, Gillian Anderson, Ivanna Sakhno.

 

un americano a parigi 2

Su L7 Cinema all’1, 30 passa “La stanza di Marvin” di Jerry Zaks con Leonardo DiCaprio ancora giovanissimo, Diane Keaton, Meryl Streep, Robert De Niro. Si comincia a ragionare su Iris alle 2, 10 con l’arrivo di “Un americano a Parigi” di Vincente Minnelli con Gene Kelly, Leslie Caron, Oscar Levant, Nina Foch, Georges Guétary.

 

Ho letto, e non lo sapevo, che Minnelli era stato un vetrinista e sembrava più interessato alle scene, alle ambientazioni, agli abiti che non agli attori. Eppure è tutto così perfetto. Ho letto anche, da poco, che Gene Kelly sul set era durissimo come coreografo e aveva massacrato la adorabile Leslie Caron, allora giovanissima.

 

disposta a tutto

Cine 34 alle 2, 30 passa un rarissimo erotico con Eleonora Giorgi, “Disposta a tutto”, diretto da Giorgio Stegani con Bekim Fehmiu, Eleonora Giorgi, Barbara Magnolfi, Laura De Marchi. La Giorgi invitata da un Enzo Biagi troppo bacchettone in una trasmissione della Rai su cinema e pornografia difese il film, ma si espose a una figura un po’ pesante.

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Rarissimo anche “Due tigri e una carogna” o “High Victory”, unico film da regista di Remi Kramer con Ben Gazzara, Britt Ekland, Paul Winfield, Keenan Wynn, Victoria Racimo, Rai Movie alle 3, 15, dove due veterani del Vietnam vengono chiamati per recuperare un dirigente rapito in Africa. E’ un film, leggo sul capitalismo, dove l’uomo da salvare è un pezzo di merda. Un film politico, insomma, girato a metà degli anni’70.

 

Chiudo con “E’ forte un casino” di Alessandro Metz, figlio d’arte, con Enzo Cannavale, Bombolo, Gianni Ciardo, Licinia Lentini, Sandro Ghiani, Jimmy il Fenomeno. Rai Movie alle 5.

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