dagmar lassander philippe noiret il comune senso del pudore (1976)

IL DIVANO DEI GIUSTI - PER IL PUBBLICO STRACULT LA FRASE DI RIFERIMENTO DI OGGI È “L’INGROPPATA È ARTISTICA”, NELLA COMMEDIA A EPISODI “IL COMUNE SENSO DEL PUDORE”, DIRETTO DA ALBERTO SORDI. È UNA VERA ESPERIENZA L’ULTIMO, INCREDIBILE EPISODIO, DOVE UN PRODUTTORE NAPOLETANO, PHILIPPE NOIRET, MISCHIONE DI DE LAURENTIIS-RIZZOLI-AMATI, CERCA DI CONVINCERE LA BELLA DAGMAR LASSANDER A UN RAPPORTO ANALE, L’INGROPPATA APPUNTO, SEGUENDO LE NUOVE VIE DILAGANTI DEL PORNO ANNI ’70. LEI NON LA VUOLE FARE, SI RIFIUTA. PER CONVINCERE L’ATTRICE DELL’ARTISTICITÀ DELL’INGROPPATA, IL PRODUTTORE METTE IN PIEDI UN DIBATTITO SEMISERIO SUL PORNO CON I CRITICI MINO DOLETTI, GIULIO CESARE CASTELLO E UGO GREGORETTI…. - VIDEO

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Il divano 17 agosto 2026

Marco Giusti per Dagospia

 

winchester 73

Che vediamo stasera? Non avrei dubbi nel dire che il film da vedere spaparanzati sul divano in mutande è il sofisticatissimo western “Winchester '73”, diretto da Anthony Mann, scritto da Borden Chase, tratto da un romanzo di Stuart N. Lake, con James Stewart, Shelley Winters, Dan Duryea, Stephen McNally, Millard Mitchell, John McIntire, Will Geer, Rock Hudson come capo indiano e Tony Curtis nel ruolo minore di Doan.

 

winchester 73

Tutto ruota attorno a un fucile, un nuovissimo Winchester 73 automatico, che in una gara di tiro James Stewart, nel ruolo di Lin McAdam vince regolarmente, colpendo una moneta bucata proprio dove avevano attaccato un francobollo a coprire il buco.

 

Glielo ha rubato il fratello cattivo, Stephen McNally. A questo punto nasce una sorta di trama on the road, con Lin McAdam alla ricerca del fucile che passa di mano in mano nel west.

 

Fino a quando tornerà da lui. Il meccanismo sul modello di “La Ronde” di Max Ophuls è perfetto, e il film è sostenuto da Mann e dai suoi formidabili attori in maniera di farne un classico molto copiato negli anni, ma difficilmente superabile.

 

Del resto salvò la carriera di James Stewart, che aveva fatto scelte sbagliate. E gli fece guadagnare 600 mila dollari visto che la produzione non aveva i 200 mila dollari per pagarlo e si offrì di pagarlo in roylaties sui profitti, cosa che allora non usava.

 

john landis animal house

Stewart lo fece, scommettendo sulla riuscita del film e incassò tre volte più del previsto. Per Mann “«[Stewart] era magnifico camminare per strada con un fucile Winchester infilato nel braccio. E è stato bravissimo anche a sparare con la pistola. Ci ha studiato duramente. Aveva le nocche crude dopo l'allenamento... Sono state queste cose che hanno contribuito a rendere il film così autentico, a dargli il senso della realtà».

 

animal house 9

Il colpo al francobollo nella moneta è vero, non un trucco come si sarebbe fatto adesso. Solo che il colpo lo sparò un professionista, certo Herb Parsons. Leggo che doveva girarlo in un primo tempo Fritz Lang. Una volta che se ne è andò via, fu Stewart a insistere per Anthony Mann, che lo aveva diretto a teatro.

 

E’ il primo di otto meravigliosi film, in gran parte western, che girarono assieme. Il pubblico, che si aspettava un James Stewart da commedia, poco adatto al western, si dovette ricredere quando vide la scena violento dello scontro con Dan Dureya.

 

Su Canale 27 alle 21, 10 torna “Animal House” o, meglio, “National Lampoon's Animal House”, celebre commedia da college demenziale diretta da John Landis con uno strepitoso John Belushi, Tim Matheson, John Vernon, Verna Bloom, Kevin Bacon, James Daughton e un celebre cammeo di Donald Sutherland. Ambientato nel 1962, ma girato nel 1978, funzionò come effetto nostalgia per tanti ragazzi americani e lanciò la stella di John Belushi, qui nel ruolo di John Blutarsky.

 

SULLE ORME DI MADRE TERESA

 

Leggo che Donald Sutherland credeva così poco al film da rifiutare l’offerta di una percentuale sugli incassi preferendo 75 mila dollari subito. Li prese, ma perse i 3-4 milioni di dollari della percentuale.

 

So che non mancherete il film mistico su Madre Teresa, “Sulle orme di Madre Teresa”, diretto da Kamal Musale con Banita Sandhu, Jacqueline Fritschi-Cornaz, Liza Sadovy, Tom Bonington, Kezia Burrows su Tv2000 alle 21, 10.

 

angelina jolie bye the sea

La7 Cinema alle 21, 15 passa il thriller “Nascosto nel buio” di John Polson con Robert De Niro, Dakota Fanning, Famke Janssen, Elisabeth Shue, Amy Irving, Dylan Baker. Su Iris alle 21, 15 passa l’ultimo film che Brad Pitt e Angelina Jolie girano insieme, con regia di lei, “By the Sea” di Angelina Jolie con Brad Pitt, Angelina Jolie, Mélanie Laurent, Melvil Poupaud, Niels Arestrup. Non ne scrissi benissimo…

 

“C’è puzza di pesce”, fa lei scendendo dalla macchina, una vecchia Citroen decapottabile. Ovvio, diciamo noi, siamo al mare. “Non dovevi metterti i tacchi alti”, fa lui, vedendo lei in crisi sulla riva del mare coi tacchi alti e ste scarpe panterate in tinta col cappello maculato. Ci siamo.

 

 

by the sea 11

E’ senza dubbio il capolavoro stracult del 2015. Si tratta dell’ultimo film scritto e diretto da Angelina Jolie, che ora si firma Angelina Jolie Pitt, “By the Sea”, interpretato in coppia col marito, il povero Brad Pitt, che si sforza di credere a questa operazione incredibile, già definita dalla stampa americana come “una inconscia parodia di L’anno scorso a Marienbad”, “un inerte vanity project”, “un film che dimostra che anche i più grandi nomi del cinema non riescono a attirare il pubblico di fronte a qualcosa che non ha ragione di esistere. Al meglio “un languido pezzo di cinema che vorrebbe-essere-arte difficile da amare ma divertente da scartare”.

 

by the sea

Per oltre 120 minuti Angelina rimane chiusa nella suite del suo albergo sul mare, dovrebbe essere la Francia del 1970, ma in realtà siamo a Malta, dice qualche scarsa battuta, beve vino bianco francese, si appoggia alla balaustra del suo albergo con pose assurde da star, si fa il bagno nella vasca mostrando le tette e spia da un buco del muro come in un film di Umberto Lenzi o in Wonderwall di Joe Massot la giovane coppia dei vicini, la bella Mélanie Laurent e il baldo Melvil Poupad, che scopano.

 

by the sea 1

Ovviamente si cambia almeno quattro grandi cappelli e una serie infinita di scarpe, vestiti, ciaffi e vestaglie, sempre perfettamente stirati e freschi. Dove entrassero nella Citroen Dio solo la sa. E si trucca benissimo con ciglia finte enormi, si pettina i lunghi capelli come Catherine Deneuve o Françoise Dorleac nei film di Jacques Démy e porta grandi occhialoni da sole YSL più da Sandra Mondaini che da Romy Schneider.

 

A lui non gliela vuole dare neanche morta. Lui, Brad, è uno scrittore newyorkese un tempo di successo che ora ha perso l’ispirazione ma ci va pesante con alcool e sigarette. Ne fuma una dopo l’altra, anche a letto. E beve fiumi di Pastis, Whisky, Gin.

 

by the sea 3

Dopo aver provato a scrivere nella suite in canotta, cicca in bocca, sulla sua Olivetti, con un taccuino e una penna che tiene incastrati tra sedere e mutande (è così) ha preferito cercare l’ispirazione, e il Pastis, nel baretto sul mare del vecchio Michel, cioè Niels Arestrup, grande attore che spero si sia fatto pagare più del dovuto. Lui ascolta le lagne di Brad imbriaco, piange la moglie defunta e fa compagnia al suo amico Richard Bohringer. Invecchiatissimo.

 

l'uomo che uccise liberty valance

Quando Brad scopre il buco da voyeur si mette anche a lui a vedere il gran culo di Mélanie Laurent che scopa con Melvil Poupal. Li spiano anche assieme ritrovando una complicità. Fanno anche amicizia coi vicini per ritrovare il loro rapporto. Magari finisse con lo scambio di coppie. Angelina si sente perduta come Monica Vitti in un film di Antonioni e seguita a mettersi le ciglia finte e gli occhialoni. Brad non ne può più, anche se poi riesce, non si capisce tecnicamente come, a possederla, vestitissimo con tanto di scarpe, nella vasca da bagno. Alla fine si capirà qual è il problema. Vabbè non ve lo dico, ma dopo 120 minuti lo vuoi sapere. Però era inutile farci un film.

 

 

l'uomo che uccise liberty valance

Rai5 alle 21, 20 passa il canadese “Confessioni di un assassino”, thriller di Luc Picard con Luc Picard, Éveline Gélinas, Emmanuel Charest, Bobby Beshro, Maxim Gaudette.

 

Passiamo alla seconda serata con un tardo capolavoro di John Ford, “L’uomo che uccise Liberty Valance”, scritto da Dorothy M. Johnson, con John Wayne, James Stewart, Lee Marvin, Vera Miles, Edmond O'Brien, Woody Strode, Strother Martin, John Carradine e Lee Van Cleef, che ricordo di aver visto a Grosseto con mio padre al Cinema Marraccini.

 

jean reno e robert de niro in ronin

E mi stupì il bianco e nero, scelta un po’ povera rispetto a quello che si girava al tempo a colori. Ma entrando a film iniziato chissà da quanto tempo, non ci capii niente. Fu John Wayne a fare il nome di Lee Marvin per Liberty Valance a Ford dopo che ci ebbe lavorato su “Comacheros”. Il set non fu facile, con Ford che urlava contro tutti, a cominciare da John Wayne. Sembra che fosse il film preferito di Lee Marvin.

 

LA7 Cinema alle 23, 10 passa un ottimo thriller di John Frankenheimer, “Ronin” con Robert De Niro, Natascha McElhone, Jean Reno, Skipp Sudduth, Sean Bean, Michael Lonsdale. Mi sembrò quasi il testamento del regista.

 

 

l'uomo che uccise liberty valance

Rai5 alle 23, 10 propone “Undine – Un amore per sempre”, fiaba moderna diretta da Christian Petzold con Paula Beer, Franz Rogowski, Maryam Zaree, Jacob Matschenz, che rimette in scena proprio il mito di Undine, che deve uccidere l’uomo che l’ha lasciata e tornare al mare. Premiato a Berlino nel 2020.

 

Su Iris alle 23, 45 passa il revenge movie “Una donna promettente” di Emerald Fennell con Carey Mulligan, Bo Burnham, Alison Brie, Jennifer Coolidge, Connie Britton. Cine 34 alle 0, 30 propone la commedia a episodi “Il comune senso del pudore” diretto da Alberto Sordi, scritto da Rodolfo Sonego, con Claudia Cardinale, Alberto Sordi, Florinda Bolkan, Rossana Di Lorenzo, Cochi Ponzoni, Philippe Noiret, Dagmar Lassander. Per il pubblico stracult la frase di riferimento di oggi è “L’ingroppata è artistica”.

 

 

 

alberto sordi rossana di lorenzo il comune senso del pudore

Beh, se non l’avete mai visto, devo dire che è una vera esperienza l’ultimo, incredibile episodio, dove un produttore napoletano, Philippe Noiret, mischione di De Laurentiis-Rizzoli-Amati, cerca di convincere la bella Dagmar Lassander a un rapporto anale, l’ingroppata appunto, seguendo le nuove vie dilaganti del porno anni ’70. Lei non la vuole fare, si rifiuta.

 

Per convincere l’attrice dell’artisticità dell’ingroppata, il produttore, tipologia che Sonego conosceva “meglio dei metalmeccanici”, mette in piedi anche un dibattito semiserio sul porno con i critici Mino Doletti, Giulio Cesare Castello e Ugo Gregoretti.

 

dagmar lassander philippe noiret il comune senso del pudore

Il film, tutto dedicato, più che al comune senso del pudore, alla produzione e alla fruizione culturale di sesso negli anni ’70, era stato costruito da Sonego per Rizzoli e presentato come interpretato da Monica Vitti, Paolo Villaggio, Nino Manfredi e Alberto Sordi che avrebbero dovuto essere anche i registi dei loro singoli episodi.

Due anni dopo, del progetto, è rimasto solo Alberto Sordi, che dirige tutto il film. “Il dilagare della pornografia nel cinema e nell’editoria mi è sembrato un argomento di grande attualità”, dirà.

il comune senso del pudore 2

 

“Ho virato il tema nei suoi aspetti grotteschi. Penso che la pornografia sia spesso un complotto commerciale. Che la censura possa indicare, con divieti ai minori, a chi è diretto o meno un’opera, mi sta bene; tanto è vero che ho accettato di buon grado il divieto ai minori di 14 anni proprio per questo film. Dopo 160 pellicole questa è la prima che subisce restrizioni presso il pubblico ma dato l’argomento ammetto di aver dovuto effettivamente girare qualche scena un po’ scabrosa”.

 

Spettacolare anche l’episodio di Sordi e Rossana Di Lorenzo che cercano di vedere un film a Roma tra manifesti finti e veri di porno, e nei veri cinema del tempo, come il Fiamma, il Jolly, il Sacher che ancora non era di Nanni Moretti, danno solo film come “La nipotina”, “La cavalcata”, “Il marchese”.

 

 

 

dagmar lassander nuda ne il comune senso del pudore 1

Rai Movie alle 0, 55 propone l’action “Il giorno sbagliato” di Derrick Borte con Russell Crowe, Caren Pistorius, Gabriel Bateman, Jimmi Simpson, Austin P. McKenzie. Non fu il successo sperato “Sesso & potere” di Barry Levinson con Dustin Hoffman, Robert De Niro, Anne Heche, Denis Leary, Woody Harrelson, La7 Cinema all’1, 25.

 

Rai4 all’1, 55 propone l’horror spagnolo “La maledizione del cuculo” o “El cuco” diretto da Mar Targarona con Belén Cuesta, Jorge Suquet, Chacha Huang, Rainer Reiners, Hildegard Schroedter. Rete 4 alle 2 presenta il poco visto “Volano coltelli”, thriller politico di Bill Guttentag con Rob Lowe, Carrie-Anne Moss, Jamie Chung, Julie Bowen, Saffron Burrows, David Harbour. Critiche pessime.

 

 

vinicio marchioni il contagio

Non era affatto male “Il contagio”, scritto e diretto da Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, tratto dal romanzo omonimo di Walter Siti con Vinicio Marchioni, Maurizio Tesei, Anna Foglietta, Vincenzo Salemme, Giulia Bevilacqua. Ottima mi sembrò l’idea di portare sullo schermo un libro di culto, sia gaio che romano-postpasoliniano, come “Il contagio” di Walter Siti.

 

Ottimo anche che i produttori siano i giovani della Kimera film che ci hanno dato “Non essere cattivo” di Claudio Caligari e “Et in terra pax” di Matteo Botrugno e Daniel Coluccini. Sono proprio gli stessi Botrugno e Coluccini che firmano a quattro mani questa versione cinematografica de Il contagio, riscrivendola assieme a Nuccio Siano che qualche anno fa ne fece una versione teatrale e che si ritrovino nel film alcuni dei loro attori, come Maurizio Tesei, qui coprotagonista come il malavitoso Mauro, amico del culturista Marcello interpretato da Vinicio Marchioni, che si divide tra la moglie Chiara, Anna Foglietta, e l’intellettuale Walter, Vincenzo Salemme.

 

il contagio

Diciamo che del romanzo di Siti, ambientato in un condominio fatiscente del Laurentino 38, dove, sotto gli occhi dello scrittore Walter, fiorivano tutta una serie di personaggi e personaggini romani con le loro situazioni più o meno estreme, Botrugno- Coluccini-Siano sviluppano principalmente le storie dei due amici.

 

Quella cioè di Mauro, sposato con Simona, Giulia Bevilacqua, e scagnozzo di un violento boss, che finirà per far carriera in una sorta di suburra da Mafia Capitale. E quella di Marcello, bello e fragile, preda della coca e della propria vanità, pronto a martirizzare la povera moglie, una grande Anna Foglietta, e a sfruttare l’innamoratissimo Walter.

anna foglietta il contagio

Tutto il resto, anche per problemi di tempi, rimane un po’ sullo sfondo, come la storia del tifoso romanista Bruno, che sogna di accoltellare i laziali non dopo la partita per vendetta, che sarebbe una infamità, ma solo in quanto laziali. O quella del socio di scorribande di Marcello, con madre siciliana che non zitta mai.

 

Gli autori spostano il condominio dal Laurentino 38 al Quarticciolo, ma, forse intimoriti dalla presenza di Salemme, lo rendono non il personaggio mollo e passivo del romanzo, dominato dalla bellezza di Marcello, ma una sorta di Pasolini narrante.

 

il contagio

Salemme è bravissimo nel costruirsi il suo Walter fuori da ogni macchiettismo gay, ma così viene meno gran parte della forza del romanzo, che poggiava proprio sulla dipendenza, sul contagio, sulla malattia dei personaggi in cerca d’amore. E di coca.

 

Se la coca è ben presente per tutto il film e, come l’eroina per i personaggi dei film di Caligari, tutti ambientati a Ostia, ne domina le azioni, aver annacquato la componente gaia del romanzo non funziona poi benissimo per lo sviluppo del racconto. E Marchioni, troppo adulto, non ha quella grazia pasoliniana del bello e dannato del Marcello di Siti che è un po’ l’anima del Contagio.

 

pamela prati valeria marini la palestra

E, purtroppo, non trova grande alchimia col Walter di Salemme, troppo esterno al racconto. Il Mauro di Tesei, più coatto e bovino, funziona decisamente meglio, anche se nella seconda parte del film, quella ambientata tre anni dopo a Prati, dove il rampante piccolo boss si è trasferito, si perde la bella costruzione del condominio del Quarticciolo. Chiudo con una perla, “La palestra” di Pier Francesco Pingitore con Valeria Marini, Andrea Roncato, Pamela Prati, Jean-Michel Danquin, Francesca Nunzi, Cine 34 alle 3, 40. Imperdibile.