infermiera nella corsia dei militari

IL DIVANO DEI GIUSTI - PRENDETE APPUNTI PERCHÉ STASERA PASSANO PARECCHI BUONI FILM DA VEDERE O RIVEDERE - CINE 34 CI TIRA UN PO' SU CON "L’INFERMIERA NELLA CORSIA DEI MILITARI" - ALTRIMENTI C'E' "IL POSTINO SUONA SEMPRE DUE VOLTE", CON LA SUA STREPITOSA SCENA DI SEDUZIONE SUL TAVOLO DI CUCINA, FU IN ASSOLUTO IL PRIMO THRILLER EROTICO DEGLI ANNI '80 - RAI 3 PASSA "C’ERA UNA VOLTA IL WEST” DI SERGIO LEONE - ALTRIMENTI C'E' IL MUSICARELLO "CUORE MATTO… MATTO DA LEGARE" - VIDEO

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

 

Marco Giusti per Dagospia

 

hugo cabret

Prendete appunti perché stasera passano parecchi buoni film da vedere o rivedere e da scoprire. In prima serata passano ben due film di Martin Scorsese. Il primo, Rai Gulp alle 21, è “Hugo Cabret”, girato in 3D, che non vedrete, con Asa Butterfield, Chloe Moretz, Sacha Baron Cohen, Jude Law, Emily Mortimer e Ben Kingsley come Georges Méliès. E’ un grande omaggio ai maestri del cinema francese del muto e al cinema come fantasy. Qualcosa che era nuovo e estraneo al mondo di Scorsese.

 

l’infermiera nella corsia dei militari 1

Il secondo, Rai4 alle 21, 20, è invece invece il recente, sofferto e faticoso crime sulla storia nera del paese, “Killers of the Flower Moon”, con Leonardo DiCaprio, Robert De Niro, Lily Gladstone, Jesse Plemons, Tantoo Cardinal, dove tutti i personaggi maschili sono orrendi, come è orrenda l’America che stanno formando.

 

Vi giro quello che ne scrissi quando uscì, “Riconosci i lupi nell’immagine?”, chiede lo Zio Bill di Robert De Niro allo stupido nipote Ernest di Leonardo Di Caprio appena tornato dalla Grande Guerra. Da quanti anni Martin Scorsese riempie le sue immagini di lupi assetati di sangue e potere?

leonardo dicaprio killers of the flower moon

 

Alla fine di questo sontuoso, potente, un po’ pesante, ma comunque bellissimo “Killers of the Flower Moon”, colosso da 200 milioni di dollari di budget girato con una crew di vecchi amici ottantenni, dalla montatrice di sempre, Thelma Schoonmaker, allo sceneggiatore Eric Roth, dallo scenografo Jack Fisk al musicista Robbie Robertson, scomparso a due mesi dalla prima proiezione del film, assistiamo a una messa in scena radiofonica sponsorizzata dalla appena nata F.B.I di J. Edgar Hoover del true-crime dedicato agli omicidi della Osage County che coinvolge lo stesso Scorsese e ci dice come andarono a finire le cose.

 

 

hugo cabret

Come se col celebre caso delle tante e misteriose morti dei nativi Osage in Oklahoma, omicidi dettati dall’avidità dei bianchi per il petrolio che gli indiani trovarono casualmente nelle loro terre brulle, Scorsese ragionasse in realtà su tutto lo storytelling, sui meccanismi di racconto dei true-crime americani e, quindi, sul suo stesso cinema fatto più di lupi che di pecore.

 

Ma solo con i lupi arrivi fino in fondo alla realtà americana. Col suo razzismo, col suo capitalismo e con la sua stupidità. La scelta spiazzante di Leonardo Di Caprio di non interpretare nel film quello che era il vero protagonista già nel romanzo di David Grann, cioè il Texas Ranger Tom White del Bureau di J. Edgard Hoover che diventerà l’F.B.I., ma lo stupido reduce, cuoco della fanteria, Ernest Burkhart, nipote e schiavo del potente e cattivissimo William “King” Hale di Robert De Niro, che domina con una falsa gentilezza e un ben più consistente terrore il territorio indiano, nonché marito di Mollie Kyle, interpretata dalla strepitosa Lily Gladstone (“First Cow”), proprietaria assieme alla madre e alle sorelle di una ricca concessione petrolifera, ha rovesciato totalmente il progetto originario.

l’infermiera nella corsia dei militari 2

 

L’investigatore Tom White, interpretato qui da Jesse Plemons con la giusta autorevolezza, non sarà più né protagonista, entra in scena solo dopo due ore, né il narratore della storia dei terribili delitti della comunità bianca nei confronti dei nativi che il petrolio ha reso incredibilmente ricchi e quindi agnelli da sacrificare per soddisfare l’avidità capitalistica di Zio Bill e delle compagnie petrolifere. No.

 

Scorsese e Roth sono obbligati a stringere il racconto solo su tre personaggi, lo Zio Bill, il lupo che vede come “naturale” la fine della popolazione Osage, lo stupido Ernest, che ubbidisce ciecamente agli ordini omicidi dello Zio, e la nativa Mollie, malata di diabete, curata dal marito con l’insulina, ma anche avvelenata piano piano da lui, che non riesce a distinguere il bene dal male.

 

Non potendo giocare su un personaggio positivo, l’investigatore, Scorsese rende particolarmente complessi e, diciamo, bipolari i suoi tre personaggi protagonisti. Al punto che possiamo incazzarci per la stupidità di Ernest, ma al tempo stesso non vediamo nella moglie, che vede morire le sorelle e il suo popolo, una vera reazione contro il marito, fidandosi lealmente di un uomo che la sta avvelenando. E lei è in qualche modo cosciente di questo.

 

 

killers of the flower moon

Come accade regolarmente ai personaggi che più amiamo dei film di Scorsese, anche questi si muovono dentro delle regole, che vengono regolarmente infrante da alcuni ma che dominano i nostri comportamenti, e degli affetti di famiglia che possono venir traditi, ma che anche il più turpe degli individui alla fine riconosce.

 

Se il perno del triangolo è nello sguardo di Lily Gladstone che vuole capire fino in fondo la natura del marito, che ama fisicamente, come la Catherine Sloper (o Olivia De Havilland) di “Wahington Square” di Henry James (o “L’ereditiera” di William Wyler), la stupidità di Ernest lo rende facile preda degli ordini dello zio, che non discute perché non riesce a vederne le conseguenze.

hugo cabret

 

Ma attorno a questo triangolo, che per due ore, prima dell’arrivo degli uomini dell’F.B.I., diventa anche un po’ ossessivo, perché non sappiamo a chi o a che cosa attaccarci, sono tutti cattivi o stupidi o impotenti, Scorsese scava fino alle radici dei peccati coloniali del paese, del suo feroce razzismo (“è più facile che ti processino per aver ucciso un cane che per avere ucciso un indiano”) e della violenza che ancora lo domina.

 

l’infermiera nella corsia dei militari

 

Rai Tre alle 21, 20 passa invece “C’era una volta il West” di Sergio Leone con Charles Bronson, Claudia Cardinale, Henry Fonda, Jason Robards, Gabriele Ferzetti, Paolo Stoppa. Dopo la Trilogia del Dollaro, Leone si guarda indietro, si confronta con il grande western americano e cerca di fare il punto finale sul genere. Nelle intenzioni, da subito, è il film che deve spazzare via tutto ciò che è stato fatto e aprire il suo autore verso nuovi mondi.

 

Un film-opera, è stato scritto, ma anche un film che ha molto a che vedere con John Ford, Sam Peckinpah, ma anche con la Nouvelle Vague italiana, visto che Leone chiama a scriverlo due giovani autori in qualche modo legati alle Nouvelle Vague del mondo come Bernardo Bertolucci e Dario Argento, anche se non ancora acclamati internazionalmente come lo saranno dopo il 1968. Non a caso il 1968 è anche la data di uscita del film, non una riflessione sulla rivoluzione, come sarà il successivo Giù la testa, ma soprattutto una riflessione sul cinema e sui suoi eroi. In questo, pur mantenendo l’aspetto del film opera, è soprattutto, come dice lo stesso Bertolucci, il primo film post-moderno del cinema, anzi “il primo e unico western postmoderno”.

 

c’era una volta il west

Un film che ha già nella sua messa in scena l’idea di ricostruire qualcosa che non c’è più e che è scomparso. Come dice molto coscientemente il cattivo Frank di Henry Fonda all’Armonica di Charles Bronson: “Il futuro non riguarda più noi due”. L’idea di chiamare le due maggiori personalità del giovane cinema italiano viene molto presto a Leone, da sempre in cerca di nuovi stimoli. Ha dichiarato Dario Argento: “Lui, che poteva avere i più grandi sceneggiatori del mondo, ha preso due semidebuttanti. Aveva capito che il cinema stava cambiando.

 

c’era una volta il west 4

C’era bisogno di persone che non ti raccontassero le solite storie nel solito modo: noi nella sceneggiatura mettevamo anche le immagini,le sensazioni. Essendo quasi vergini avevamo tante cose dentro, sedimentate in tanti anni. La mosca nella pistola era un’idea mia, per un film che dovevo fare con Tessari, ma quando si è in tre a scrivere una sceneggiatura è difficile ricordare di chi sono certe trovate” (da “Tutti i film di Sergio Leone”, Ubulibri). Si sa, invece, che Bertolucci si ispirò a un western molto amato da tutta la Nouvelle Vague come Johnny Guitar di Nicholas Ray.

c’era una volta il west 1

 

Non tanto per i personaggi, quanto per la storia, che è forse la cosa che meno ricordiamo del film di Ray. L’idea della ferrovia, ma anche quella della donna al centro degli interessi maschili, cosa del tutto nuova per un western italiano e per il regista. “Sono felice di aver convinto Leone ad avere il personaggio di una donna per la prima volta – a accettare quel personaggio, un personaggio che andava preso seriamente. Ho lavorato molto su quel personaggio. Abbiamo fatti grandi sforzi per convincerlo”. Ma ci sono anche altre cose che Bertolucci sentiva come sue, anche se non partecipò fino in fondo alla stesura definitiva.

 

modalita aereo

“Ricordo che quando vidi C’era una volta il west una parte era miracolosamente simile a quello che avevo scritto; era la parte dove la famiglia aspetta l’arrivo di Claudia Cardinale, preparano delle torte sui tavoli all’aperto.

 

Mi ricordo alcune pagine dove descrivevo molto dettagliatamente i canti delle cicale interrotti da silenzi molto inquietanti e poi gli spolverini bianchi dei banditi che sbucano dal granoturco. Avevo scritto granoturco perché riportavo il west alle mie campagne emiliane.” (Bernardo Bertolucci, da “Tutti i film di Sergio Leone”, Ubulibri). Ma passano pure film piuttosto rarfi, come “Paura 3D” dei Manetti Bros con Peppe Servillo, Francesca Cuttica, Lorenzo Pedrotti, Domenico Diele, Claudio Di Biagio.

 

modalita aereo 1

Prodotto dalla strana coppia Dania Film, cioè Luciano Martino, e Pepito Produzioni, cioè Agostino Saccà (proprio lui…), ha un impianto più solido dei precedenti film dei Manetti e li riporta alle loro origini rappettare e videoclippare e a un genere, il piccolo horror tutto racchiuso in una casa. Il film è composto da pochi elementi. Un maniaco, il raffinato barone Manzi appassionato d’auto d’epoca interpretato da un inedito Peppe Servillo, una ragazza indifesa sua prigioniera, Francesca Cuttica, già protagonista di Wang, che recita nuda e tremante per tutto il film, tre coattelli romani un po’ strafatti, uno,

l’infermiera nella corsia dei militari1

 

Lorenzo Pedrotti, sfigato mollato dalla tipa radical chic (“sei noioso!”), uno, Claudio Di Biagio, chitarrista rockettaro, un altro, il Domenico Diele di “Acab”, elettrauto e apparentemente più furbo e, ovviamente, la casa isolata, proprietà del barone, dove i tre pischelli hanno deciso sciaguratamente di trascorrere un weekend da sballo sapendo che il padrone è via. Ma tornerà, ovviamente, e la casa non è vuota…

 

Dopo una sequenza pre-titoli da vecchio horror all’italiana, con tanto di voce off a commento di un terribile delitto che avviene nella villa (“Quella notte, Elena, la cameriera russa, aveva deciso di andarsene. Quello che aveva visto era davvero troppo”), il film apre alla grande sul mondo dei ragazzi romani al ritmo di un rap del Colle der fomento, gruppo storico della capitale:

 

modalita' aereo 1

“Questa è Roma, città senza pietà, dove ognuno ci prova, e nessuno ce la fa”. Presto seguito da un altro rap cantanto da Chef Ragoo, che fu protagonista in coppia con G Max, del vecchio “Zora la vampira”, sfortunata opera prima comica-horror-coatta dei Manetti bros. E’ in questa Roma, insomma, che si muovono i tre pischelli protagonisti e che i Manetti, dopo anni di videoclip, dimostrano di saper bene come inquadrare.

 

La prima parte del film, più di quaranta minuti, è decisamente giocata sui ragazzi e sulle loro battute, prima nella notte romana, poi dentro la villa dove hanno imboccato non sapendo cosa troveranno. La seconda metà, invece, è interamente giocata sull’horror e sul terrore, con punte sempre più splatter (gli effetti sono di Sergio Stivaletti) e sanguinolenti, ma dove la vera paura trionfa nell’uso dello schermo nero in 3D con pochi elementi a vista e nella musica di Pivio.

 

le ragazze di san frediano di valerio zurlini

Rai Movie alle 21, 10 propone “Modalità aereo”, commedia di Fausto Brizzi con Pasquale Petrolo ormai sganciato da Greg, Paolo Ruffini, anche sceneggiatore, Violante Placido, Dino Abbrescia, Caterina Guzzanti. Cosa può capitare quando il telefonino di un ricchissimo giovane vip finisce nelle mani sbagliate? E il vip, Paolo Ruffini, chiuso in un lungo viaggio in aereo nulla può fare per bloccare i manigoldi? L’idea di questo Modalità aereo, permette ai due manigoldi che stanno rubato al vip il telefonino, Ivano e Sabino, interpretati da Lillo Petrolo e Dino Abbrescia, oltre a scatenarsi in superfeste con Sabrina Salerno al ritmo di “Boys, Boys”,

le ragazze di san frediano

 

in seratine con escort e nel ripulirgli il conto in banca, di lanciare anche malefici tweets scorretti che ne mineranno la rispettabilità di giovane industriale di successo. Al punto che come arriva dall’altra parte del mondo e già un uomo finito odiato da tutto il mondo. Lo salverà dalla rovina una giovane hostess, Violante Placido, ma le cose non torneranno certo a posto una volta rientrato a Roma, visto che un cugino infame, un barbuto e cotonato Luca Vecchi, oltre alla credibilità, gli ha tolto tutto, azienda e denaro. Lo aiuteranno, assieme alla hostess, proprio i due cialtroni che stavano facendo la bella vita col suo cellulare.

 

le ragazze di san frediano

Rai Storia alle 21, 15 propone “Le ragazze di San Frediano” diretto da Valerio Zurlini, scritto dai fiorentini Benvenuti e De Bernardi, tratto dal romanzo di Vasco Pratolini, fotografato da Gianni Di Venenazo in un meraviglioso bianco e nero con Antonio Cifariello come Bob il meccanico, Rossana Podestà, Giovanna Ralli, Corinne Calvet, Marcella Mariani e la voce di Arnoldo Foà come narratore. Film dal grande fascino. Da vedere. I due assistenti alla regia erano Giulio Questi e Luigi Vanzi.

 

Cine 34 alle 21, 15 ci tira un po’ su dalla serata troppo cinefila con “L’infermiera nella corsia dei militari” di Mariano Laurenti con Nadia Cassini, Lino Banfi, Alvaro Vitali, Nieves Navarro, Paolo Giusti, Karin Schubert. La 7 Cinema alle 21, 15 propone una grande horror comedy, ambientato nel mono dell’editoria “Wolf” di Mike Nichols, scritto da Jim Harrison e Wesley Strick con Jack Nicholson, Michelle Pfeiffer, James Spader, Christopher Plummer, Kate Nelligan, Richard Jenkins, Eileen Atkins.

 

 

val kilmer in batman forever

L’idea del film, con l’editor che diventa un lupo mannaro e quindi decisamente più combattivo sul lavoro, era di Nicholson e del suo amico Jim Harrison. Ci misero 12 anni a realizzarla. Purtroppo Jim Harrison non resse il rapporto con Mike Nichols, che era stato scelto da Nicholson. Venne chiamato un. nuovo sceneggiatore, Wesley Strick. E Jim Harrison uscì dal progetto.

 

Su Canale 27 alle 21, 15 passa pure “Batman Forever” di Joel Schumacher con Val Kilmer, forse il peggior Batman della serie, Chris O'Donnell, Nicole Kidman, Jim Carrey strepitoso come l’Enigmista e Tommy Lee Jones come Two Faces. La7 alle 21, 15 ci offrfe “Agente 007. Si vive solo due volte” diretto da Lewis Gilbert, scritto da Roald Dahl con Sean Connery, Akiko Wakabayashi, Donald Pleasence, Desmond Llewelyn, Mie Hama, Karin Dor, Tetsuro Tanba, Burt Kwouk.

 

Doveva essere l’ultimo Bond di Sean Connery che non sopportava più i produttori. Il gatto bianco sporcava i pantaloni bianchi di Donald Pleasence. Dahl, che era stato compagno di guerra di Ian Fleming, apprezzò molto il regista: Dahl: «Non solo ha aiutato nelle sessioni di sceneggiatura, ma ha avuto delle buone idee, e poi ti ha lasciato in pace, e quando avevamo il copione pronto, lo ha girato. Gli altri registi hanno un tale ego che vogliono riscriverlo e inserire i propri dialoghi, e di solito è disastroso. La cosa che ho più ammirato in Lewis Gilbert era che come ebbe la sceneggiatura pronta la girò. Questo è il modo di dirigere: o ti fidi del tuo scrittore o non ti fidi».

val kilmer batman forever

 

Iris alle 21, 15 passa “Rapina a Stoccolma”, buon creime diretto da Robert Budreau con Ethan Hawke, Noomi Rapace, Mark Strong, Christopher Heyerdahl, Mark Rendall. Italia 1 alle 21, 20 propone invece “Kong: Skull Island”, fumettone diretto da Jordan Vogt-Roberts con Tom Hiddleston, Brie Larson, Samuel L. Jackson, John Goodman, Corey Hawkins.

 

Passiamo alla seconda serata con l’avventuroso “The Physician – Medic us” di Philipp Stölzl con Tom Payne, Ben Kingsley, Stellan Skarsgård, Olivier Martinez, Emma Rigby, Elyas M'Barek. Non ha alcun status critico. Su Canale 27 alle 23, 05 passa il film più stracult della serata, “Flash Gordon”, prodotto da Dino De Laurentiis a Hollywood, diretto dal povero Mike Hodges che si giocò la carriera con un protagonista ultracane, Sam Jones, ma anche un cast incredibile forte di Max Von Sydow, Ornella Muti, Mariangela Melato, Melody Anderson, Topol, un film dove la troupe italiana e quella americana non riuscivano a comunicare.

il postino suona sempre due volte

 

Sembra che lo volessero fare sia George Lucas (ci credo) che Fellini (non ci credo, troppo furbo), lo rifiuta invece Sergio Leone. Poi deve farlo Nicolas Roeg con Debbie Harry come Aura e Keith Carradine come Ming. Mike Hodges arriva come ottava scelta. Pensava di fare un film serio e Dino De Laurentiis voleva da subito buttarla in commedia. Ma con un budget incredibile, con la fotografia di Gilbert Taylor, che aveva da poco finito il primo “Star Wars” e scenografie ricchissime. Nel ruolo di Flash Gordon, che doveva essere di Kurt Russell, viene preso Sam Jones perché la mamma di De Laurentiis lo aveva visto in una serie tv, “The Dating Game”.

 

Finisce che diventa, come disse Hodges, “L’unico film improvvisato della storia del cinema con un budget da 27 milioni di dollari”. De Laurentiis mette sotto contratto i Queens per le musiche e non sapeva chi fossero. Un totale disastro.

 

il postino suona sempre due volte 7

La7 alle 23, 30 tira fuori un grande noir con femme fatale, “Il postino suona sempre due volte”, quello diretto da Bob Rafelson, la sceneggiatura di David Mamet e due protagonisti come Jack Nicholson e Jessica Lange. Il marito da uccidere è John Colicos, ma c’è anche Anjelica Huston, allora sposata con Nicholson. Per spiegare bene il personaggio alla Lange, Nicholson le regalò l’autobiografia di una star di B-movie, B-movie actress, Barbara Paytonn ("I Am Not Ashamed").

 

Con la sua strepitosa scena di seduzione sul tavolo di cucina, il postino di Rafelson fu in assoluto il primo thriller erotico degli anni ’80, che aprì la strada a “Brivido caldo” di Lawrence Kasdan. I fan seguitarono a preferire la versione in bianco e nero del 1946 diretta da Tay Garnett con Lana Turner e John Garfield. Leggo che le affinità che aveva Il postino con “Double Identitity” di Billy Wilder è che sono entrambi derivazione di un vero fatto di cronaca nera con moglie che fa eliminare il marito all’amante, cioè il caso Snyder-Gray che fece impazzire gli americani nella torrida estate del 1927.

 

il postino suona sempre due volte 2

Italia 1 alle 23, 30 propone il fantasy “Il settimo figlio” di Sergey Bodrov con Jeff Bridges, Julianne Moore, Ben Barnes, Kit Harington, Olivia Williams, Djimon Hounsou. Sembra sia bruttissimo. Devo dire che passa di tutto, dalla commedia sentimentale “Come un uragano” di George C. Wolfe con Richard Gere, Diane Lane, Christopher Meloni, Viola Davis, Becky Ann Baker, Scott Glenn, Rete 4 alle 23, 35, all’horror “Fantasy Island” di Jeff Wadlow con Lucy Hale, Maggie Q, Portia Doubleday, Michael Peña, Charlotte McKinney, LA7 Cinema alle 23, 40.

 

Rai Tre alle 0, 15 propone un film italiano, “Come pecore in mezzo ai lupi” di Lyda Patitucci con Isabella Ragonese, Andrea Arcangeli, Clara Ponsot. Rai Tree propone dalle 2, 15 un’altra notte dedicata a Ozu con due grandi film, “Il gusto del saké” di Yasujiro Ozu con Chishu Ryu, Shima Iwashita, Keiji Sata, Mariko Okada, Nakaburo Nobuo, e, a seguire, “Fiori d’equinozio” di Yasujiro Ozu con Shin Saburi, Kinuyo Tanaka, Ineko Arima, Keiji Sata, Chishu Ryu, che parte alle 4. Certo, è ben più cafone, anche se divertemnte, il “Nerone” scritto e diretto da Castellacci & Pingitore con Pippo Franco, Maria Grazia Buccella, Enrico Montesano, Bombolo.

 

il settimo figlio

 Girato a ruota del successo di “Remo e Romolo: due figli di una lupa”, è l’ultimo film di Pingitore in coppia con Castellacci, e il secondo e l’ultimo della sua saga romana, il primo prodotto da Mario Cecchi Gori. Risente sia della fresca esperienza del Bagaglino anni ’70, nella sua fase gloriosa, sia della moda dei film in costume un po’ pecorecci. Anche i nudi e le situazioni sexy sono in questi due primi film molto più spinti che nei successivi. Maria Grazia Buccella come Poppea e Paola Tedesco come Licia lasciano il segno coi loro nudi vistosi.

il settimo figlio

 

Pure Paola Borboni alla sua veneranda età, 76 anni, si spoglia: «Vergognarmi perché sono vecchia?» dice in un’intervista a Stampa Sera, 3 dicembre 1976, «Ma guardatemi, non sono un miracolo di freschezza? E poi volete mettere a confronto il mio seno, che ha vissuto più di mezzo secolo, con il seno di queste fanciulline che della vita non sanno nulla?». Cast da urlo, che oltre ai fedelissimi del Bagaglino, porta qualche rinforzo come Aldo Fabrizi, Paolo Stoppa, perfino un giovanissimo Magalli, allora autore di Pippo Franco. Un po’ sacrificato Enrico Montesano come Petronio rispetto al Nerone perfetto di Pippo Franco, che spadroneggia alla grande.

 

Bombolo ha finalmente un ruolo adeguato. Ma ci sono anche Carmen Russo e Marina Marfoglia. Per non dire delle macchiette gay di Giò Stajano e di Franco Caracciolo. Ritenuto da quasi tutti reazionario e qualunquista. Magari è vero, ma rivisto oggi è molto divertente, nonostante le orai vetuste battute sulla satira politica del tempo.

 

i don giovanni della costa azzurra

Rai Movie alle 3, 20 passa “I Don Giovanni della Costa Azzurra”, commedia anni ’50 diretta da Vittorio Sala con Curd Jürgens, Annette Stroyberg, Gabriele Ferzetti, Martine Carol, Daniela Rocca, Paolo Ferrari, Riccardo Garrone, Agnes Spaak, Capucine, Ingrid Schoeller, le gemelle Genberg, una giovanissima Raffaella Carrà e perfino Coccinelle, il primo trans dello spettacolo. Chissà se con lei c’è pure Amanda… Occhio al ballerino afro-cubano Vanoye Aikens. Mi sa che me lo registro… 

 

cuori estranei 2

Iris alle 3, 50 propone uno di quei film girati dal figlio di Sophia Loren e di Carlo Ponti per mammà, “Cuori estranei” del 2002, diretto appunto da Edoardo Ponti con Sophia Loren, Mira Sorvino, Deborah Kara Unger, Malcolm McDowell, Klaus Maria Brandauer. Su Rete 4 alle 4, 45 arriva “Cuore matto… matto da legare”, musicarello con Little Tony diretto da Mario Amendola con Eleonora Brown, Ferruccio Amendola, Lucio Flauto. Cine 34 alle 4, 45 propone “Adulterio all’italiana” di Pasquale Festa Campanile con Catherine Spaak, Nino Manfredi, Vittorio Caprioli, Maria Grazia Buccella, Mario Pisu.

 

le conseguenze dell’amore

Allora ci sembrò una commedia sofistica sui nuovi rapporti tra uomo e donna nell’Italia ancora pre-sessantottina con arredamenti d’epoca, un occhio più attento del solito. Rivisto, certo, non è così rivoluzionario, ma Catherine Spaak è favolosa, e anche l’ambientazione romana. Chiudo, Rai Movie alle 5, con “Le conseguenze dell’amore” di Paolo Sorrentino con Toni Servillo, Olivia Magnani, Adriano Giannini, Angela Goodwin, Raffaele Pisu. Fu il film che lanciò definitivamente Sorrentini tra i registi italiani più importanti.

cuori estranei