DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I…
IL DIVANO DEI GIUSTI - STASERA MI RIVEDREI SU CINE 34 ALLE 21 “I NUOVI MOSTRI”, SEQUEL DEL CAPOLAVORO DI DINO RISI, “I MOSTRI”, CON EPISODI DIRETTI ANCHE DA MARIO MONICELLI E ETTORE SCOLA. HA DELLE PERLE ASSOLUTE COME “IL MALCONCIO”, CON SORDI NEI PANNI DEL NOBILE ROMANO GIOVAN MARIA CATALAN BELMONTE, CHE RACCOGLIE CON LA SUA ROLLS UN PORACCIO FERITO DA QUALCHE PIRATA DELLA STRADA, CHE DOVREBBE ESSERE PORTATO ALL’OSPEDALE PIÙ VICINO. IL NOBILE LO RINCOGLIONISCE DI PAROLE, MA NON TROVA UN OSPEDALE PER LUI, COSÌ LO RIPORTA DOVE LO AVEVA TROVATO. GENIALE RITRATTO DELLA NOBILTÀ ROMANA NEGLI ANNI DELLO SCISMA LEFEBVRE… - VIDEO
Il divano dei giusti 19 agosto 2026
Marco Giusti per Dagospia
alberto sordi i nuovi mostri episodio il malconcio
E stasera che vediamo? Veramente, mi rivedrei su Cine 34 alle 21 “I nuovi mostri”, sequel del capolavoro di Dino Risi, “I mostri”, stavolta con episodi diretti da lui, ma anche da Mario Monicelli e Ettore Scola interpretati da Vittorio Gassman, Ornella Muti, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi.
Magari non è bello come il primo, difficile da eguagliare, ma ha delle perle assolute. Come “Il malconcio”, diretto da Monicelli, con Sordi nei panni del nobile romano Giovan Maria Catalan Belmonte, che raccoglie con la sua Rolls un poraccio ferito da qualche pirata della strada, appunto, il “malconcio”, interpretato da Luciano Bonanni, che dovrebbe essere portato all’ospedale più vicino. Ma il nobile lo rincoglionisce di parole, ma non trova un ospedale per lui, così lo riporta dove lo aveva trovato. Geniale ritratto della nobiltà romana negli anni dello scisma Lefebvre…
gianfranco barra i nuovi mostri 1
Bellissimo anche l’episodio “Senza parole” di Dino Risi con un bel ragazzo, Yorgo Voyagis, che flirta in piscina con una bella hostess, Ornella Muti. Passano la notte insieme poi lei riparte e l’aereo esplode.
All’epoca di Blob inserivo sempre l’elogio funebre del comico Formichella che fa alla fine del film Alberto Sordi pieno di parole pesanti (“e tu rispondevi… sto cazzo!”). Spettacolare anche l’omicidio di lupara con Gianfranco Barra omertoso anche in punto di morte (“Ti hanno sparato?” – “Quando mai!”).
yorgo voyagis ornella muti i nuovi mostri
Era un kolossal storico, un “Via col vento” nero “Il colore viola” diretto da Steven Spielberg con Whoopi Goldberg che ne passa di tutti i colori nel sud schiavista e coi maschi bianchi e neri del tempo, Danny Glover, Margaret Avery, Oprah Winfrey, Willard E. Pugh. Non era esattamente un film di Spielberg, fu Quincy Jones a chiamarlo per dirigere il film, visto che non c’era un regista alla sua altezza per un progetto simile. La musica è una meraviglia.
Potrebbe stupirvi, Rai Movie alle 21, 10, perché non lo conoscete e non conoscete i film di Paola Randi, anche “La storia del Frank e della Nina” diretto appunto da Paola Randi con Gabriele Monti, Ludovica Nasti, Samuele Teneggi, Anna Ferzetti, Marco Bonadei, curiosa ballata su una coppia strampalata, lei in fuga da casa, lui fan di David Bowie e del kung fu.
Su Canale 20 alle 21, 10 trovate il bellissimo “Blade II” diretto da Guillermo Del Toro con Wesley Snipes cacciatore di mostri, Kris Kristofferson, Ron Perlman, Leonor Varela. Imperdibile.
Iris alle 21, 15 passa “Il curioso caso di Benjamin Button” di David Fincher con Brad Pitt come Benjamin Button, l’unico uomo della terra che nasce vecchio e muore neonato, Cate Blanchett, Tilda Swinton, Elle Fanning, Julia Ormond, Elias Koteas. Operazione interessante, grande cast, ma è una storia poco adatta al cinema.
brad pitt il curioso caso di benjamin button
Grande commedia che unisce la comicità dei Monty Python a quella del cinema inglese della Ealing degli anni ’50 è “Un pesce di nome Wanda” diretto da Charles Crichton, ormai vecchissimo, con una spettacolare Jamie Lee Curtis, Kevin Kline, John Cleese, Michael Palin, Maria Aitken, Iris alle 21, 15. L’ho rivisto da poco. Fa ancora molto ridere.
Alternative? Tv 2000 alle 21, 05 passa la commedia “Le ragazze dei quartieri alti” di Boaz Yakin con Carmen Electra , Brittany Murphy, Dakota Fanning, Heather Locklear, Jesse Spencer. La5 alle 21, 10 riapre la moda dei film estivi con gli squali con “Qualcosa di straordinario” di Ken Kwapis con Kristen Bell, Drew Barrymore, John Krasinski, Dermot Mulroney, Ted Danson, Stephen Root. Tratte di squali assassini anche “Swim” di Jared Cohn con Joey Lawrence, Jennifer Field, Andy Lauer, Brett Hargrave, Daniel Grogan, Cielo alle 21, 20.
Su Rai4 alle 21, 20 troviamo l’horror - survival “Fuori dall’oscurità” di Andrew Cumming con Chuku Modu, Kit Young, Safia Oakley-Green, Iola Evans, Luna Mwezi, Rosebud Melarkey.
Ha ottime critiche. Aveva i suoi fan quando uscì, anche insospettati, “50 km all’ora” di Fabio De Luigi con Fabio De Luigi in coppia con Stefano Accorsi con parrucchino. Ci sono anche Alessandro Haber, Giorgia Arena, Elisa Di Eusanio.
Rai 1 alle 21, 30 propone la commedia matrimoniale “Finché notte non ci separi” di Riccardo Antonaroli con Pilar Fogliati, Filippo Scicchitano, Valeria Bilello, Claudio Colica. Potrebbe andare bene. Rete 4 alle 21, 30 passa “Il padrino parte II” di Francis Ford Coppola con Al Pacino, Robert De Niro, Diane Keaton, Robert Duvall, John Cazale.
rissa ristorante i nuovi mostri
E Canale Nove alle 21, 30 passa il film di guerra “USS Indianapolis” diretto da Mario Van Peebles con Nicolas Cage, Tom Sizemore, Thomas Jane, Matt Lanter, Weronika Rosati, Cody Walker.
Passiamo alla seconda serata con l’avventuroso con i romani in Inghilterra “Caledonia” di Glen Kirby con Thomas Beatty, Elliott Eason, Lavinia Giuran, Thomas Healy, Matthew Kay, Harry Keeling. Non ha status critico, ma non sembra un capolavoro. Su Rai4, ore 22.50.
il curioso caso di benjamin button
Alle 23 RaiMovie passa il film di Wim Wenders che ultimamente è più piaciuto al pubblico italiano, “Perfect Days” con Koji Yakusho, Tokio Emoto, Arisa Nakano, Aoi Yamada, Yumi Asô. Al cinema Eden di Prati a Roma, tutti i signori e le signore romane erano commosse per la dedizione del protagonista nel pulire i cessi come missione.
A Cannes il film era stato ben accolto, si pensava pure che potesse vincere, tutti ne parlavano bene, era stato comunque premiato il protagonista, il meraviglioso Kôji Yakusho, star di filmoni spettacolari, “The Bllod od Wolves”, “13 Assassins”, anche se aveva iniziato col non dimenticato “Tampopo”. Invece mi è sembrato che il film, pur impaginato preziosamente dalla fotografia e con bellissime musiche come la “Perfect Day” di Lou Reed, “Redondo Beach” di Patti Smith, “The House of the Rising Sun” degli Animals, “Brown Eyed Girl” di Van Morrison, non andasse da nessuna parte.
E questo protagonista, il misterioso e solitario Hirayama, che di giorno pulisce i cessi con la tuta “Tokyo Toilet” (elegantissima, la voglio!), un asciugamano bianco come sciarpetta, le chiavi di mille cessi attaccate ai pantaloni, il pullmino blu, e dal tardo pomeriggio ha una routine sempre uguale, bagni pubblici, baretto, vecchio libro da leggere (Faulkner…) prima di andare a letto, non ha alcuno sviluppo fino alla fine.
Perché fa un lavoro così umile? Boh? Cosa vuole dalla vita? Mah? Per anni abbiamo visto film dove non accadeva nulla. Lo so. E per anni abbiamo ascoltate le canzoni che Hirayama e Wenders sentono sulle cassette (altro che spotify).
Magari questo “Perfect Days” è un grande omaggio a tutto quello che abbiamo ascoltato, letto, visto e vissuto. Ci sta. La cultura borghese che si specchia nell’illusione di una felicità legata alla ripetizione delle piccole cose della vita. Certo, abbiamo tempo da perdere.
Ora, da anni Wim Wenders, celebrato maestro che tutti i cinéphiles non possono non conoscere, non fa un bel film. Fa questi polpettoni più inerti che noiosi che lo portano in giro per il mondo, dove ripete quello che è stato.
Alla fine anche questo “Perfect Days”, malgrado la presenza di Kôji Yakusho, malgrado il vago ricordo di “Tokyo-ga” e del film-saggio sul maestro Ozu (il protagonista si chiama Hirayama come il protagonista dell’ultimo film di Ozu), non è altro che un elenco di brani registrati su cassetta. E di gabinetti ben puliti che altri sporcheranno presto.
LA7 alle 23, 15 passa il biopic sul potente e discusso J. Edgar Hoover, capo della Cia, “J. Edgar” diretto da Clint Eastwood con Leonardo DiCaprio, Naomi Watts, Josh Lucas, Lea Thompson, Ed Westwick, Armie Hammer.
Era un film complesso. Vi giro quel che ne scrissi. “L’informazione è potere” è il motto che dichiara nei primi minuti del film il J. Edgar Hoover di Leonardo Di Caprio e di Clint Eastwood. Magari non è il capolavoro che ci si poteva aspettare, e in America non è stato accolto proprio bene, ma è un film importante su un personaggio mai chiarito.
Hoover domina il potere poliziesco americano dagli anni’20 all’arrivo di Nixon, rinnovandone totalmente i metodi investigativi, ma anche innescando la logica dei “secret files”, i dossier segreti su presidenti e uomini politici, mogli e figli compresi, e la logica della schedatura di tutti i possibili “nemici” del paese, comunisti, radicali, afro-americani, presto estesa praticamente a tutti i cittadini americani.
Il mandato di Hoover, e il suo potere, mantenuto in vita dai “secret files”, che la fedele segretaria brucerà alla notizia della sua morte, percorrerà gran parte della storia americana del secolo scorso, scontrandosi con ben otto diversi presidenti. Attraversando proibizionismo, new deal, una guerra mondiale, il maccartismo, l’arrivo dei Kennedy, la rivoluzione di Martin Luther King, la presa di potere di Nixon.
La chiave per raccontare il personaggio che hanno scelto Eastwood e, soprattutto, il giovane sceneggiatore, Dustin Lance Blanck, già responsabile del copione di “Milk” di Gus Van Sant, è la repressione della propria omosessualità e forse di qualsiasi sessualità, che spinge Hoover a una lunghissima storia d’amore non espressa con il suo collaboratore, Clyde Tolson, qui interpretato da Arnie Hammer e a una battaglia continua col mondo esterno. Al vecchio Clint bastano comunque le poche scene con la mamma, una Judi Dench meravigliosa, per farci capire come stanno le cose. “Non vorrai finire come tuo padre…”, fa lei.
john edgar hoover, direttore dell'fbi
“Meglio un figlio morto che… gerbera!” è però la frase chiave. Obbligato dall’amore materno a una repressione totale dei propri desideri, dopo un’inutile corte alla segretaria, Helen Gandy, una grande Naomi Watts, che gli preferisce il lavoro, Hoover trova in Clyde Tolson, l’uomo da amare da lontano, ma anche da modellare come perfetto G Man, una sorta di Barbie da vestire e da mostrare in pubblico.
Ossessionato dal potere mediatico, Hoover usa i giornali, nella figura di Walter Winchell (ma nel film non compare), i fumetti, i cinegiornali e il cinema, e perfino le scatole di cereali, per influenzare il pubblico americano e fare dei suoi G Men dei supereroi.
A questo riguardo è interessante vedere l’evoluzione di James Cagney nei film della Warner, mostrati con grande amore filologico nel film di Eastwood, da eroe della malavita in “Nemico pubblico”, il capolavoro di William Wellman a eroe FBI in “G Men” di William Keighley (“Il più famoso cattivo di Hollywood si unisce ai G Men per fermare la marcia del crimine!” era la frase di lancio).
Senza scordare il grande film agiografico, sempre della Warner Bros, e fortemente voluto da Hoover, “The FBI Story” (“Sono un agente della FBI”) diretto da Mervyn LeRoy, e fortemente voluto da Hoover, con James Stewart, nei panni di un agente di fantasia che percorre le grandi stagioni e le grandi avventure della FBI, dalla lotta alla malavita a quella contro i perfidi comunisti.
Hoover, che appare brevemente come se stesso nel film di LeRoy, mentre Clyde Tolson ha un piccolo ruolo di agente, scelse di persona James Stewart come perfetto eroe americano e fece rigirare molte scene. Nel 1959, però, soprattutto in Europa, un film come “The FBI Story” appariva tardo e pesantemente falso.
j. edgar hoover e clyde tolson a pranzo
E negli anni ’60 e ’70, la figura di Hoover era quella di un cattivo da controcultura hippy. La chiave più vicina a quella mostrata da Eastwood e da Dustin Lance Blanck, forse anche più esatta, la troviamo però nel fondamentale “The Private Files of J. Edgar Hoover” di Larry Cohen, con un cast stellare di vecchie glorie ormai finite.
Broderick Crawford, bolso, alcolizzato, è Hoover, Dan Dailey, al suo ultimo film, è Clyde Tolson, Howard Da Silva è Roosevelt, c’è perfino Lloyd Nolan perché era l’attore che più volte aveva interpretato il G Man, mentre Raymond St. Jacques è Martin Luther King e Michael Parks, allora esiliato da Hollywood e ora riscoperto da Tarantino, è Robert Kennedy.
C’è già molto di quello che ha messo in scena Eastwood, i rapporti conflittuali con Robert Kennedy, la guerra a Martin Luther King, l’ombra del Watergate, un potere conservato grazie a registrazioni e rapporti confidenziali imbarazzanti, la paura dei politici, ma soprattutto la figura di un uomo solo, senza vita privata, che sfoga la sua repressione, la sua mancanza di vita sociale e sessuale, nei giochi di potere e nel voyeurismo poliziottesco, nell’ascoltare i segreti dei potenti, i loro vizi.
Eastwood e Blanck preferiscono a questa tesi, quella più umana dell’omosessuale che non riesce a esprimere il proprio amore per Clyde Tolson fino alla fine, mentre Cohen punta, forse più oggettivamente, sulla bruttezza di Hoover (certo più simile al vero personaggio di Di Caprio…), chiuso in sé stesso dalla paura di rifiuti e di entrare nella vita.
Del resto anche tutta la sua propaganda che lo vede eroico G Man con la pistola in mano va su questa direzione, è lui stesso che cerca di costruirsi il modello di poliziotto che di fatto non era.
In questo i film sono simili, cioè nel descrivere Hoover come un uomo che non riesce a entrare nella vita da nessuno parte, solo a ragionare su quella degli altri. Purtroppo, il vero difetto del film di Eastwood, è il terribile trucco da vecchi che impone a Di Caprio e a Arnie Hammer.
Rai 1 alle 23, 15 propone un filmetto romantico sconosciuto che non vedresti nemmeno sotto tortura, “Dolce adagio veneziano” diretto da Liz Farrer con Stephanie Leonidas, Raniero Monaco Di Lapio, Max Kraus, JR Esposito. Cine 34 alle 23, 16 passa “I mostri oggi”, un sequel del sequel che forse non andava fatto, diretto da Enrico Oldoini con Diego Abatantuono, Sabrina Ferilli, Claudio Bisio, Carlo Buccirosso, Angela Finocchiaro.
Pensiamo solo a Abatantuono che riprende ahimé il celebre episodio del Malconcio di Alberto Sordi, e la prima risata scatta dopo un’ora con due vecchi comici, Bisio e Abatantuono, che sbagliano funerale. Ovviamente tra le mostruosità di oggi neanche un accenno alla politica, alla tv, al cinema… Per fortuna c’è un’ottima apparizione a sorpresa di Enzo Cannavale.
La7 Cinema alle 23, 20 passa l’ottimo “Tra le nuvole” di Jason Reitman con George Clooney, Vera Farmiga, Anna Kendrick, Jason Bateman, Melanie Lynskey. Un film ultrarealistico sull’America del momento dopo la crisi del 2008. Clooney è un tagliatore di teste in piena crisi economica che vola da una parte all’altra del paese e non risparmia nessuno. Ha la sua tecnica e la sua moralità. Le mettono accanto una inesperta stagista, Anna Kendrick, e ha una sorta di storia d’amore con Vera Formiga che potrebbe cambiarlo.
Rai Due alle 23, 40 passa ”Denti da squalo” di Davide Gentile con Tiziano Menichelli, Stefano Rosci, Virginia Raffaele, Claudio Santamaria, Edoardo Pesce, storia di due ragazzini che scoprono un vero squalo nella piscina di un boss di Ostia.
E’ un thriller politico l’ambizioso “The Forgiven” John Michael McDonagh con Jessica Chastain, Ralph Fiennes, Abbey Lee, Caleb Landry Jones e Matt Smith, tratto da un best seller del 2012 di Lawrence Osborne, Iris alle 0, 25. Da vedere. Ha ottime critiche. E’ un altro di quei film sulla lotta di classe come si possono fare oggi. Ricchi annoiati in Marocco che si scontrano col mondo dei poveri.
Tv8 alle 0, 40 ci porta il fantascientifico “2012” di Roland Emmerich con John Cusack, Amanda Peet, Thandie Newton, Woody Harrelson, Danny Glover. E Rete 4 alle 0, 50 torna su “Malena” di Giuseppe Tornatore con Monica Bellucci, Giuseppe Sulfaro, Luciano Federico, Daniele Arena. Ma gli spettatori di Rete 4 non si saranno stancati dei nudi di Malena? Ne dubito.
Su Rai4 alle 0, 55 il più raro horror lussemburghese “Wolfkin” di Jacques Molitor con Louise Manteau, Victor Dieu, Marja-Leena Junker, Jules Werner, Marco Lorenzini.
Su Rai Movie all’1, 10 arriva una buona commedia di Hollywood fine anni ’50. “Il letto racconta” di Michael Gordon con Rock Hudson, Doris Day, Tony Randall, Thelma Ritter, Nick Adams, Julia Meade. Vinse pure un Oscar per la sceneggiatura, di Stanley Shapiro e Maurice Richlin. Ross Hunter, il produttore, lo offrì tre volte a Rock Hudson, che seguitava a rifiutarlo preferendo ruoli più virili e non aveva mai girato una commedia.
La accettò solo quando venne trovata una parte al suo amico del cuore, Nick Adams. Ma i cinema non volevano proiettarlo. La commedia sofisticata sembrava roba da vecchi. Invece andò benissimo. Doris Day, Tony Randall e Rock Hudson girarono altri due film di questo tipo. Vent’anni dopo Michael Gordon pensava di poter fare un sequel. Nel film Tony Randall è geloso del rapporto tra Rock Hudson e Doris Day e insinua che sia gay. Ma pensa…
LA7 Cinema all’1, 20 propone “E poi c’è Katherine” di Nisha Ganatra con Emma Thompson, Mindy Kaling, John Lithgow, Amy Ryan, Denis O'Hare, Max Casella, ottima commedia sul mondo televisivo che rifiuta le donne sceneggiatrici presentato con successo al Sundance. Katherine, cioè Emma Thompson, è una celebre conduttrice televisiva, sposata con una star dello spettacolo come John Lithgow, delizioso, che scopre dal suo capo, Amy Ryan, che sta per essere sostituita, va troppo male, fa roba troppo vecchia.
Mette in piedi quindi un nuovo gruppo di autori maschi yes man, ma sarà l’unica ragazza del gruppo, oltre tutto indiana, Mondy Kalig, tondina e molto scura di pelle, a salvarla e a farle capire cosa deve fare per rimettersi in moto. Divertente, strano, innovativo, un po’ woke.
Rai 2 all’1, 35 passa “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone con Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones, John C. Reilly, Christian Lees, Jonah Lees, Massimo Ceccherini e Alba Rohrwacher, fantasy tratto dai racconti di Basile. Ottima occasione per rivederlo e capire se nel tempo funziona. Vediamo cosa ne scrissi quando venne presentato a Cannes. In equilibrio su un filo infuocato. In balia dei nostri desideri e dei nostri piccoli poteri. Sapendo che a ogni richiesta di violentare il corso delle cose di dividere il non divisibile, corrisponderà un'altra violenza. Una morte per una vita.
Non è il mondo solare di C'era una volta di Francesco Rosi né quello della Trilogia della Vita di Pasolini, quello di Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, che ha coprodotto il film con Rai Cinema e Jeremy Tomas, e lo ha scritto con Massimo Gaudioso, Ugo Chiti, Edoardo Albinati.
Il suo mondo è magari un frullato del '600 fantastico de "Lo cunto de li cunti" di Basile, come nel film di Rosi, degli horror a basso costo di Bava, coi loro castelli italiani, e del fantasy dei giorni d'oggi alla "Game of Thrones", un immaginario che non e' possibile non citare oggi, anche aggirandolo, Ma dentro c'è anche il fantastico d'autore alla Garrone, che dopo "Gomorra" è comunque obbligato all'invenzione visiva costante. Nel bene e nel male. Cioe' rischiando soldi e professionalita'.
il racconto dei racconti tale of tales al festival di cannes 2015 620x400
Con budget tutto sommato risicato per un fantasy, 12 milioni di euro senza banche italiane di mezzo (quando Moretti ne costa 7, sembra), cosa abbastanza vergognosa. Costruito come un gioco a incastri tra tre racconti diversi, uniti dal sangue e dal desiderio e dalla presenza dei circensi interpretati dagli adorabili Alba Rohrwacher e Massimo Ceccherini, il film riesce a mantenere un non facile equilibrio fra le storie, e un ritmo naturale che ci piace pensare già presente nei testi di Basile.
Magari non avrà la forza contemporanea di "Gomorra", ma non è neanche riuscito a metà come "Reality", e, a parte qualche momento meno rifinito (qualche purista del fantasy insorgerà), riesce a mantenere anche l'equilibrio fra l'ambizione della grande illustrazione pittorica baviana, che Garrone ha giustamente riconosciuto in conferenza stampa, come ha riconosciuto le citazioni da Goya (e ovviamente non conosce i Chapman), e la modernità modaiola del fantasy post Game of Thrones e post videogame, modaiola quanto vi pare, ma che ha degli standard troppo alti per un film italiano.
il racconto dei racconti 675x905 675x905
Diciamo che almeno Garrone, rispetto ai suoi colleghi italiani, ci prova a mettere in piedi un fantasy colto, piu' vicino a Bava senior che al Bava junior di "Fantaghiro'", inserendo nel testo di Basile sia i grandi mostri non digitalizzati come ai tempi del peplum nostrano (che nostalgia) sia le grandi presenze internazionali come Salma Hayek, Toby Jones, Vincent Cassel, John C.Reilly.
Non si capisce perché abbia voluto girare il film in inglese con attori fin troppo mischiati, c'e' pure Renato Scarpa, che appare sia in "Mia madre" che in "Youth", magari avrà pensato al mercato internazionale.
Certo è che le cose più belle gli arrivano dall'incredibile paesaggio italiano, i castelli di Andria e di Donnafugata, il labirinto, da una sceneggiatura magari un po' misogina, ma colta e funzionante, e da un artigianato vecchio stile da cinema bis per trucchi e regia. Al punto che una delle scene che preferisco, il re di John C.Reilly con lo scafandro seicentesco che uccide il drago, ci riporta di peso al peplum fantasy di Guido Malatesta e Carlo Rambaldi, mentre costumi e musica non sono riuscitissimi.
Personalmente avrei dato più spazio alle belle facce italiane, come Alba e Ceccherini, piuttosto che puntare sulle star straniere, anche se Salma Hayek che divora il cuore del mostro, Toby Jones che vive in segreto con una pulce mostruosa, Vincent Cassel in mezzo all'orgia e Stacy Martin novella Lady Godiva sono immagini notevoli proprio come costruzioni cinematografiche senza i soliti compiacimenti felliniani. Funziona un po' meno l'orco con le manone gigantesche che porta via la figlia di Toby Jones.
Certo, non hanno tutti i torti quelli che vedono nel film una sorte di normalizzazione delle possibilità rivoluzionarie della fiaba. Qua tutti i tentativi per uscire dalla propria pelle di vecchio, di povero, di sterile, di deviante, vengono puniti, e l'ottica un po' troppo maschile porta spesso alla distruzione dei desideri femminili, ma è un ottimo film giustamente costruito per il pubblico e per i festival, un ritorno al genere inaspettato e generoso.
gli invincibili fratelli maciste
Cine 34 alle 2, 25 abbiamo il mélo “Disperatamente l’estate scorsa” diretto da Silvio Amadio con Paola Pitagora, Nino Segurini, Mirella Pamphili, Umberto Raho, che ho visto quando uscì cinquant’anni fa, ma del quale ricordo poco e niente. Leggo che è la storia di una bella e ancor giovane vedova con figlio che si innamora di un uomo misterioso, che si scoprirà ex agente della Stasi in fuga. Vabbé.
Su Iris alle 2, 50 passa “Maria Maddalena” di Garth Davis con Rooney Mara, Joaquin Phoenix, Chiwetel Ejiofor, Tahar Rahim, Tawfeek Barhom, più adatto a Pasqua che a Ferragosto. Ricordo molto buono “Frenesia dell’estate” di Luigi Zampa con Vittorio Gassman, Sandra Milo, Michèle Mercier, Lea Padovani, Philippe Leroy, Rai Movie alle 2, 55.
gli invincibili fratelli maciste
Rete 4 alle 3, 15 ci propone un vecchio peplum di Roberto Mauri, “Gli invincibili fratelli Maciste” con Richard Lloyd alias Iliosh Koshabe, Claudie Lange, Tony Freeman alias Mario Novelli, Antonio De Teffè, Ursula Davis alias Pier Anna Quaia. Rarissimo. C’è pure una sorta di apparecchio televisivo che viene usato dagli uomini di Thaliade per vedere cosa accade fuori dal regno. Temo sia imperdibile.
Chiudo col capolavoro del trash italiano “Fra’ Tazio da Velletri”, Cine 34 alle 3, 50. notevole decamerone scritto da due bravissimi autori comici come Leo Chiosso e Gustavo Palazio, dal grande titolo popolare e con Fra Tazio interpretato addirittura dal mitico Mezcal, cioè Remo Capitani nascosto sotto il nome di Ray O’Connor.
“Ray O’Connor sono io”, mi dichiarò Remo Capitani a Stracult 2009, “quello era il nome che avevo nei film western. Allora avevamo tutti nomi americani. Ero stato protagonista anche in Novelle galeotte d’amore e poi lo sono stato in Finalmente le mille e una notte dove facevo da filo conduttore dei quattro episodi. Questo era un film soltanto che da ridere, grottesco. La sceneggiatura era molto molto bella. C’era il sesso, ma non si doveva vedere. E invece è successo che nel film si è visto anche troppo sesso e fatto male. L’abbiamo girato a Gubbio, anche nel castello di Gubbio.
Mi ha fatto molto ridere però la scena della Turina con Glauco Onorato. Avevo il contratto a settimana e non a posa. Si lavorava anche sabato e domenica, al 100% anche al 150%...”. Il vero problema del film, come notava anche Capitani, è la regia, passata dalle mani di Massaccesi, comunque alle prime armi, a quelle del suo aiuto Scandariato. Il film, ha detto Romano Scandariato a “Nocturno”, “fu iniziato da Massaccesi di cui ero aiuto regista, ma poi litigò con la produzione e se ne andò, per cui fui io a terminarlo… diciamo che è stato girato per un terzo da Massaccesi e per due terzi da me”.
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