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John Batchelor per “Daily Beast”
Il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer ha accusato i media americani di essere disonesti e divisivi. A raccontare come Trump sia riuscito a trasformare la stampa nel cattivo del racconto, è il giornalista del ‘Rolling Stone’ Matt Taibbi in ‘Insane Clown President: Dispatches from the 2016 Circus’, cronache dal circo 2016.
«In tempi buoni il pubblico odia i reporter, ma l’estate di Trump è come la battaglia di Alamo per la stampa», scrive Taibbi, ed è solo il primo dei lavori che leggeremo sul nuovo Presidente. Il giornalista aveva scritto in tempo reale e si aspettava che Trump perdesse in un massacro epocale, perché la sua campagna altro non era che una gara di popolarità liceale condotta interamente dai media. L’epilogo è stato diverso e lo ha scioccato.
La capacità di Trump di usare i media in una mossa di jujitsu per la vittoria, non è però così originale. Era successo con lo scontro televisivo di JFK e Nixon, e oggi più che mai se non sai stare in tv, non sei un candidato qualificato. Lo scriveva già il Pulitzer Teddy White in ‘The Making of the President 1960’ :«Purtroppo, un candidato presidenziale deve generare una emozione che va oltre la ragione, usando stampa, tv, radio, e ogni strano mezzo di comunicazione di questo enorme paese, finché non muove lo spirito di uomini e donne che votano».
E’ valso per Trump quando si è confrontato con il candidato alle primarie repubblicane
Jeb Bush. Bush era preparato ma in tv è risultato moscio, senza carisma, “uno che obbedisce a sua moglie messicana”. L’allora rivale di Kennedy, il senatore Hubert Humphrey, era brillante, conosceva tutto della politica nazionale, eppure perse con l’inesperto senatore Kennedy, che invece era molto telegenico e diventò il cocco dei media.
Trump, secondo Taibbi, è il primo ad aver capito la debolezza nel sistema e cioè che i media politici non resistono a un incidente d’auto. Nel 1960 44 milioni di famiglie avevano un televisore e Kennedy sfruttò l’occasione, mentre Nixon, con quegli occhi profondi e le sopracciglia pesanti, andò in onda molto tardi e su trasmissioni meno seguite. Trump è figlio dell’epoca televisiva, ha unito tutti i trucchi strabilianti dei candidati degli ultimi 56 anni e ci aggiunto qualcosa di più spettacolare che un urlo contro Khrushchev, e cioè gli stratagemmi della Wrestlemania.
Scrive Taibbi: «Molte azioni di Trump si ispirano ai ‘bully-wrestlers’. E’ chiara l’influenza di Rick Rude, il campione anni ‘80 il cui tratto distintivo era insultare il pubblico». White, al tempo, non previde che i media prendessero il controllo della presidenza, si limitò a sottolineare che Nixon si era fatto prendere dal panico per la sua presentazione in tv, avvantaggiando Kennedy. Taibbi invece si preoccupa che i media vendano la presidenza come un “freak show” e sostiene che Trump abbia vinto perché ha capito istintivamente che la campagna elettorale è più show tv che democrazia.
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