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Stefano Rizzato per "la Stampa"
Cerotti e sigarette elettroniche. Gomme da masticare e terapie di gruppo. Smettere di fumare è un labirinto tra consigli, soluzioni e studi. Che il fumo faccia male è risaputo e gli spaventosi dati sulle vittime del tabagismo sono lì a ricordarlo. Ma ancora oggi, mentre si celebra la 25esima giornata mondiale senza tabacco, restano molti miti da sfatare.
Il primo. Non è vero che la nicotina provochi tumori. Il principale ingrediente delle sigarette - che causa la dipendenza - è tossico a dosi elevate e altera battito e pressione sanguigna. Non ha però effetti cancerogeni dimostrati. A originare i tumori sono i «costituenti», le sostanze chimiche rilasciate dalla sigaretta mentre brucia. Ne sono state individuate oltre 5 mila e di 70 è stato provato l'effetto cancerogeno.
Fluorantene, cromo, cadmio, benzoantracene: sono i nomi di alcune di queste sostanze, responsabili ogni anno della morte di 6 milioni di persone, 70 mila in Italia. Ogni anno il servizio sanitario spende oltre 7 miliardi di euro per curare le patologie collegate al fumo. Secondo i calcoli dell'Organizzazione mondiale della sanità , il fumo uccide una persona ogni sei secondi. Un' epidemia, che nessuna legge o campagna è stata in grado di frenare.
Così cresce la convinzione che sia tempo di pensare prima di tutto a limitare i danni del tabagismo. Molti nella comunità scientifica chiedono di eliminare i tabù sui prodotti alternativi a base di nicotina, ma senza fumo e sostanze cancerogene.
In commercio ci sono già cerotti e gomme da masticare a bassa concentrazione di nicotina, farmaci utilizzati nelle terapie di supporto a chi cerca di smettere. Ma stanno prendendo piede anche le sigarette elettroniche che non emettono fumo e non contengono i costituenti killer. A batterie o ricaricabili, ne esistono di diversi tipi. Vanno ricaricate con cartucce liquide che contengono nicotina in dose più o meno elevata. Grazie ad una sorta di aerosol, le sigarette elettroniche rilasciano un vapore aromatizzato che ricorda il fumo di sigaretta.
Il problema è che non c'è ancora certezza che siano innocue. In gran parte dei Paesi - a partire dagli Usa - le sigarette elettroniche non sono un presidio medico e questo le ha sottratte al controllo delle autorità sanitarie. L'unico studio italiano è quello dell'Università di Catania tra il 2010 e il 2011. Il risultato è confortante: gran parte dei fumatori incalliti (oltre 30 sigarette al giorno) che le hanno provate sono riusciti a ridurre la dipendenza da tabacco, senza effetti collaterali.
Intanto il loro consumo sta aumentando. Su esigaretteportal.it c'è un forum con oltre 7 mila utenti e un continuo scambio di pareri e informazioni. «Ipotizziamo 200 mila utilizzatori di sigarette elettroniche in italia spiega Danilo Orfeo, fondatore del sito -. Dal 2009 le iscrizioni sono in continuo aumento. Il boom è iniziato nel 2011 con l'apertura dei primi negozi: oggi ne censiamo circa 120 su tutto territorio italiano».
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