DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI…
CHI HA SBAGLIATO PIU' FUORTES - L'AD RAI HA FATTO INCAZZARE I CONSIGLIERI DEL CDA DI VIALE MAZZINI, CHE SONO STATI IGNORATI SULLE NOMINE - TESISSIMI I RAPPORTI PERSINO CON I DIRETTORI DESIGNATI CHE PRIMA DI ESSERE PROPOSTI NON SONO MAI STATI RICEVUTI DA FUORTES PER UN INCONTRO INFORMALE COME AVVENIVA IN PRECEDENZA - L'USIGRAI, IL SINDACATO INTERNO, È SUL PIEDE DI GUERRA PER LE NOMINE NATE A PALAZZO CHIGI: "LA RAI DA TV DI SERVIZIO PUBBLICO A TV DI STATO"
Estratto dell'articolo di Michela Tamburrino per "la Stampa"
[…] Ma da ora la strada è tutta in salita per l'ad. E già qui il primo dosso è rappresentato dal Cda. Sono furibondi i consiglieri che avevano più volte chiesto udienza all'ad Fuortes per sapere quali criteri attendevano alle scelte dei nomi che poi avrebbero dovuto valutare. Nessuna risposta. Solo ieri mattina una convocazione oltre il tempo massimo, quando già i curricula erano stati spediti. Allora i consiglieri hanno risposto picche, tanto che si ventila l'ipotesi di mandare a vuoto il cda previsto per stamattina. E qualora si andasse al voto, il consigliere pentastellato Alessandro Di Majo è pronto ad opporre un no secco al nome della Maggioni.
A memoria Rai non è mai accaduto che il rappresentante del partito di maggioranza relativa si schieri contro una decisione presa dal suo governo. Ma non è il solo visto che Giuseppe Conte ha promesso che per protesta contro scelte non condivise non andrà e non manderà più i suoi in televisione. Tesissimi i rapporti persino con i direttori designati che prima di essere proposti non sono mai stati ricevuti dell'ad per un incontro informale come avveniva in precedenza.
Anche l'Usigrai, il sindacato interno Rai è sul piede di guerra per le nomine nate a Palazzo Chigi. «La Rai da tv di servizio pubblico a tv di Stato», sottintendendo così che l'ad Fuortes ha subìto le scelte governative senza toccare palla limitandosi a fare la spola tra un palazzo e l'altro. Dunque scontento il Movimento spaccato, con solo il Tg3 in condominio con il Pd che da una parte perde e si riprende con il giornale radio. Vince la Lega che mantiene i suoi e trionfa Fratelli D'Italia.
Nomine fatte a precipizio, sostengono gli osservatori, per anticipare il voto per il capo di Stato o perché si pensa a elezioni immediate. Chi resta al palo per ora è l'ex direttore del Tg 1 Giuseppe Carboni, per il quale però già si parla del genere DayTime, anche se Carboni chiede un progetto giornalistico da condividere. […]
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