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Marco Giusti per Dagospia
Little Sister di Hirokazu Kore-Eda
Finalmente, col 2016, arrivano i buoni film. Da tempo il giapponese Hirokazu Kore-Eda ci ha abituati a film di grandi sentimenti universali con grandi soggetti familiari tra commedia e mélo. Lo era il magistrale Like Father, Like Son un paio di anni fa, e lo è questo incantevole Little Sister, presentato lo scorso maggio a Cannes, quasi a apertura del concorso con grande e immediato successo.
Il titolo internazionale, Little Sister o Our Little Sister è piuttosto lontano da quello originale, Umimachi Diary, cioè “Diario della città città vicino al mare”, che riprende il titolo del manga di Akimi Yoshida da cui il film è tratto.
Tre sorelle, ancora giovani e del tutto diverse, Sachi, Yoshino e Chika, vivono insieme in una casa isolata a Kamakura. La madre vive a Sapporo mentre il padre, che è morto da poco, le aveva lasciate quattordici anni prima per seguire un'altra donna lasciando tutta la famiglia nello sconforto. A tanti anni di distanza, le tre sorelle scoprono così di avere una sorellina, Suzu, ovviamente più piccola di loro, la conoscono e finiscono per accettarla nella loro comunità femminile.
Man mano che il film procede le ragazze scopriranno cose nascoste del loro carattere e dei loro genitori. Non c'è una vera trama, a parte il soggetto iniziale, perché Kore-Eda è più interessato a farci vivere il momento della loro riunione e del loro amore. Il fascino del film si sviluppo proprio attorno all'idea che questo loro momento particolare di ritrovamento non potrà durare in eterno e ogni ragazza è come cosciente di vivere qualcosa di irripetibile.
L'arrivo della madre, ad esempio, provoca ovviamente un turbamento all'interno del gruppo femminile, ma non ci sono mai sbandieramenti di verità nascoste come in un film americano, o, peggio, italiano, quanto attimi di sentimento e di compassione difficili da descrivere.
Quasi ogni immagine è riempita dalla grazia delle ragazze, Masami Nagasawa, Haruka Ayase, Kaho, Suzu Irose, da leggerissimi movimenti di macchina in orizzontale che le seguono in continuazione e a preparativi di cibi e bevande che rafforzano quasi i loro sentimenti più delle parole. Film estremamente intelligente, finissimo, che non colpirà magari il grande pubblico, ma che ci lascia davvero turbati dalla messa in scena di un ormai consolidato maestro del cinema. In sala dal 1 gennaio 2016.
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