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LA VENEZIA DEI GIUSTI – QUESTO “THE DUKE” DI ROGER MICHELL, IL REGISTA DI “NOTTING HILL”, PRESENTATO A VENEZIA FUORI CONCORSO È UNA COMMEDIA DELIZIOSA, BENISSIMO SCRITTA, DIRETTA, INTERPRETATA CHE ALLA FINE CI RIPORTA INEVITABILMENTE A PARLARE DELLA DISASTROSA INGHILTERRA DI OGGI – NE VIENE FUORI UNO DI QUEI PICCOLI FILM PERFETTI INGLESI PIENI DI BATTUTE E DI SOTTIGLIEZZE DI RECITAZIONE DOVE TUTTO FUNZIONA. JIM BROADBENT E HELEN MIRREN SONO UNO SPETTACOLO
Venezia 77 - The Duke di Roger Michell
Marco Giusti per Dagospia
Si deve ammettere che il cinema inglese, per un certo tipo di film, è una sicurezza. Questo “The Duke” di Roger Michell, il regista di “Notting Hill”, presentato a Venezia fuori concorso, con due protagonisti meravigliosi come Jim Broadbent e Helen Mirren nei ruoli di Kempton Bunton e sua moglie Dorothy, una vecchia coppia di Newcastle che si arrangia in un’Inghilterra pre-Beatles, reazionaria e bacchettona, è una commedia deliziosa, benissimo scritta, diretta, interpretata che alla fine ci riporta inevitabilmente a parlare della disastrosa Inghilterra di oggi.
Il vecchio Kempton Bunton, tassista e all’occasione panettiere, pieno di sensi di colpa per la morte della figlia, si è buttato a testa bassa nella lotta per non far pagare il canone della BBC agli anziani e ai veterani di guerra, anzi di due guerre.
Finisce anche qualche giorno in galera per difendere le sue idee. Più estroso che rivoluzionario, come lo definisce il regista, oggi si direbbe attivista, non è affatto seguito nelle sue follie dalla moglie Dorothy, ma è visto con simpatia dal figlio Jacky. Con l’acquisto da parte del governo inglese del ritratto del Duca di Wellington, The Duke, di Francisco Goya per 140 mila sterline, trova più che giusto rapire il quadro dalla National Gallery di Londra e chiederne un riscatto per una giusta causa, quella di liberare dal canone vecchi e veterani.
Dopo averlo riportato al museo, affronta un processo nel quale si dichiara non colpevole di furto, aiutato dal mondano avvocato Hutchisnon, marito dell’attrice Peggy Ashcroft. Michell fa un preciso ritratto dell’Inghilterra povera di provincia dei primissimi anni ’60 e della già più attiva e luccicante Londra, ma anche della prepotenza, ieri come oggi, della classe dominante inglese verso stranieri e meno abbienti.
E inserisce i suoi due protagonisti in una storia vera costruita però secondo i toni da commedia alla “I soliti ignoti”. Ne viene fuori uno di quei piccoli film perfetti inglesi pieni di battute e di sottigliezze di recitazione dove tutto funziona. Jim Broadbent e Helen Mirren sono uno spettacolo.
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