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L'OSTACOLO PIU' DURO PER GIORGIA DEI DUE MONDI E' ARRIVATO: DEVE DECIDERE SE ESSERE LA RAGAZZA…
L’annuale “Xbiz”, summit dell’industria europea per adulti (il termine “porno” non viene mai menzionato), descrive una situazione così nera che quasi viene da dispiaceesi per questi imprenditori. «L’industria sta implodendo” dichiara Jerry Barnett, a capo di canali pay per view e fondatore di “Sex and Censorship” «Si è ridotta del 90% negli ultimi sette anni».
Il loro problema è lo stesso di di lavora nell’editoria e nel mercato discografico: come incassare soldi da un prodotto che ormai è distribuito gratuitamente su internet.
Un tempo era il selvaggio west. Potevi mettere qualsiasi cosa on line e monetizzare in fretta. Tutto è cambiato nel 2008 con l’arrivo di siti tipo “YouPorn”, “Pornhub” e “RedTube”. I naviganti, da allora, hanno libero accesso ai contenuti che vogliono. Si pensava che quello del porno fosse un mercato stabile, un modello impareggiabile. Ma, dopo l’offerta sterminata e gratuita on line, si sono aggiunte altre regole a massacrarlo, ad esempio la verifica dell’età dell’utente prima di fornire l’accesso al materiale hard-core. Il servizio costa al provider una sterlina e mezzo per ogni visita e scoraggia gran parte degli utenti.
Dal momento che i siti fuori il Regno Unito, non richiedono alcuna verifica sull’età, gli utenti migrano altrove. I delegati lamentano che su “Twitter” il porno è a portata di mano e nessuno lo regola. I politici parlano di protezione dei minori solo per fini elettorali, per il resto, fanno ben poco. I siti internazionali non vengono chiusi e chi vuole, ha accesso libero e illimitato. Anche i genitori vogliono proteggere i figli dal porno, ma poi permettono loro di vedere i video di Rihanna, Beyoncé e Miley Cyrus, che sono una minaccia quanto il porno.
Alla conferenza ha parlato anche JT, a capo di “YouPorn Guy”. Ha dovuto usare solo le iniziali da quando è stato oggetto di odio e minacce da parte dei produttori di film porno perché il suo sito diffondeva contenuti gratuiti. Ora invece è riverito dall’industria perché è uno dei pochi che riesce a fare soldi con il genere, e ha appena comprato il dominio “teen.xxx”, convinto che i suoi nipoti godranno dell’affare.
JT ha fatto fortuna girando videoclip nell’Europa dell‘Est, soprattutto una serie che ha per protagonista un tassista che convince le sue clienti a fare sesso in macchina. E’ un tema che, a seguito della vicenda vera del tassista John Worboys, colpevole di aver stuprato 12 donne, ha fatto esplodere l’ira di molti gruppi anti-violenza. E anche quella dell’ “Unione dei Tassisti”, che definisce la serie “umiliante per le donne e irrispettosa dei tassisti, che sono persone perbene.” Il suo sito, comunque, è stato candidato a un premio alla cerimonia dell’industria del porno, venerdì scorso.
JT spiega che il suo lavoro di pornografo ha grattacapi, come qualsiasi altro mestiere: «Ogni due settimane ricevo chiamate dalle nostre performer che ci chiedono di rimuovere alcuni contenuti. Ci dicono che il fidanzato le ha lasciate, che il marito ha portato via i figli. Ma noi non possiamo farci nulla. Hanno firmato un accordo e sono state pagate regolarmente. Una volta che il video finisce su internet, non c’è modo di cancellarlo. Ci dispiace».
Le donne in Repubblica Ceca sono pagate 400 euro per una seduta di riprese che dura quattro ore. In 24 ore, i video sono in grado di generare un milione di visualizzazioni. JT non rivela però quanti soldi incassa lui per questo affare.
Tutti i relatori della conferenza, come si poteva prevedere, sono uomini. Si dividono in due gruppi: quelli che hanno già avuto successo col porno e quelli che vogliono farlo. La cerimonia non è l’equivalente degli Oscar ma comunque ci sono le nomination delle migliori performer dell’anno e delle migliori emergenti, con tanto di filmati. La presentatrice si congratula con ognuna delle nominate e dà la sua peculiare approvazione: «Evvai, sgualdrinaccia!» oppure «Sei così sconcia, puttana!».
Kiki Minaj, una delle candidate, dà la sua testimonianza. Fino a due anni fa veniva chiamata per lavorare quattro volte a settimana, ora, se è fortunata, la convocano una volta a settimana. Il risultato è che si è dovuta aprire a “nuovi orizzonti” e dirsi pronta a fare cose inaspettate: «Se non fai qualcosa di speciale, arriva la polacca di turno che lo farà per la metà del compenso».
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