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“IL PROGRAMMA ‘STORIE DI DONNE AL BIVIO’ DI MONICA SETTA E’ IL TRIONFO DELL’IPERBOLE SENTIMENTALOIDE” – ALDO GRASSO: “CHIUNQUE SIA L’OSPITE È SEMPRE PIÙ INTERESSANTE IL MODO CON CUI SETTA INTERVISTA. LA TV GENERALISTA HA SOSTITUITO IL RACCONTO CON LA CONFESSIONE, LA COMPLESSITÀ CON IL SENTIMENTALISMO. IN QUESTO PANORAMA, LA CONDUZIONE DI SETTA E’FONDATA SULL’ENFASI EMOTIVA. OGNI INTERVISTA SEMBRA AVVOLTA DA UNA COLTRE DI ZUCCHERO A VELO. LE VICENDE PERSONALI DEGLI OSPITI VENGONO SPESSO ACCOMPAGNATE DA UN TONO COMPASSIONEVOLE, DA UNA PARTECIPAZIONE MATERNA CHE FINISCE PER SOFFOCARE IL RACCONTO ANZICHÉ ILLUMINARLO”
Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”
Un programma che si chiama Storie al bivio di sera (Rai 2) dovrebbe rappresentare quel momento critico in cui la certezza del percorso lineare si interrompe, obbligando l’individuo a fermarsi, valutare e assumersi la responsabilità del proprio destino. […]
Invece il programma di Monica Setta è di una linearità esistenziale, segna quel momento in cui le persone vanno in tv, di solito a raccontare le stesse cose, perché apparire per loro è come vivere. L’altra sera c’erano Eva Grimaldi, il ministro Andrea Abodi (in quota TeleMeloni, ma senza ostentazione), Dalila Di Lazzaro.
Chiunque sia l’ospite è sempre più interessante, in termini linguistici, il modo con cui Setta intervista. La tv generalista ha progressivamente sostituito il racconto con la confessione, l’argomentazione con l’emozione, la complessità con il sentimentalismo. In questo panorama, la conduzione di Setta rappresenta uno degli esempi più evidenti di una cifra stilistica fondata sull’enfasi emotiva e sulla continua ricerca della partecipazione affettiva dello spettatore.
Ogni intervista sembra avvolta da una coltre di zucchero a velo. Le vicende personali degli ospiti vengono spesso accompagnate da un tono compassionevole, da una partecipazione quasi materna che finisce per soffocare il racconto anziché illuminarlo. L’empatia […] si trasforma così in una forma di leziosaggine che rischia di soffocare ogni spontaneità.
Setta non intervista: accarezza. Non incalza: consola.
Non mette mai davvero in discussione il racconto dell’interlocutore, preferendo accompagnarlo lungo un percorso emotivo già tracciato (altro che bivio!). È una tv che rinuncia al contrasto, alla sorpresa, perfino all’ambiguità, per rifugiarsi in una rassicurante pedagogia dei sentimenti a buon mercato. […] Le parole si caricano di aggettivi, le pause diventano sospiri, i ricordi si trasformano […] in momenti di commozione. È il trionfo dell’iperbole sentimentaloide, dove ogni storia deve necessariamente essere «straordinaria».
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