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“IL CONCERTONE? UNA RIEDIZIONE DI SANREMO. IMPRESSIONA IL PIATTUME MUSICALE” – MARIO ADINOLFI, IN ATTESA DI SPIAGGIARSI ALL’ISOLA DEI MORTI DI FAMA, SI DILETTA A FARE IL CRITICO MUSICALE E DA BOOMER IN CHIEF RIMPIANGE IL PRIMO MAGGIO SUL PRATONE DI SAN GIOVANNI A SBALLARSI CON LOU REED – “LÌ CAPISCI IL CARISMA DEL CANTAUTORE CHE HA VISSUTO TUTTO E LO SA RACCONTARE. QUI TI TOCCA IMITARE IL BALLETTO DI GAIA E SPERARE NELLA MISE DI ELODIE, POI PALESTINA LIBERA E BACIO LESBO, NO AL PATRIARCATO E AGLI HATER (PROPRI, OVVIAMENTE, SÌ A QUELLI DEL DISSENZIENTE)…” - VIDEO
Dal profilo Facebook di Mario Adinolfi
Avete notato che il palco del Concertone è una riedizione di Sanremo? Con lo switch tra il vincitore del festival e quelli di XFactor. Il piattume musicale mi impressiona, mi rimanda a quando ero ragazzo e andavo anch’io il primo maggio sul pratone di San Giovanni. Ricordo nel 1993 gli Iron Maiden, nel 1994 Lou Reed, nel 1995 i Radiohead, nel 1996 Sting, nel 1997 Sinead O’ Connor. Poi 2002 Oasis, 2003 Nick Cave e ho smesso d’andarci, dopo i trenta lì in mezzo ci si sente ridicoli.
Quindi sarà certamente per ragioni da boomer che ricordo con precisione la mezz’ora finale del Concertone di oltre trent’anni fa con Lou Reed che attacca con Sweet Jane, Satellite of Love, chiude con Walking on the Wild Side tutto da solo chitarra e voce. Lì capisci il carisma del cantautore che ha vissuto tutto e lo sa raccontare.
Qui ti tocca imitare il balletto di Gaia e sperare nella mise di Elodie, poi Palestina Libera e bacio lesbo, no al patriarcato e agli hater (propri, ovviamente, sì a quelli del dissenziente), sì a bellaciao e figabandiera ma manco una canzone che possa strofinare un’unghia della poesia di quelle che ascoltai nel 1994 con Lou Reed, che non disse una parola. Cantò con la sua voce rauca graffiata e riempì il cielo di Roma. Di note, di poesia, senza fregnacce appiccicate e posticce, usate per far parlare di sé. Ma sono certo che è tutto figlio della nostalgia per i miei vent’anni, mica è vero che cinquanta di loro non fanno un Lou Reed.
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