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Aldo Grasso per il "Corriere della Sera"
Renzo Arbore non ha bisogno di essere difeso da me (né, immagino, Gianni Boncompagni), ma confesso che il lungo sfogo cui Giorgio Bracardi si è abbandonato domenica su l a Lettura mi appare incomprensibile.
In breve, Bracardi rivendica di essere stato uno degli autori di Alto gradimento , la trasmissione radiofonica degli Anni 70 che ha rivoluzionato l’etere in Italia. Ha creato molti personaggi, alcuni dei quali strepitosi, ma, a suo dire, quando si parla di Alto gradimento si citano solo Arbore e Boncompagni. Wikipedia ne farebbe fede. A parte che l’attendibilità di Wikipedia è tutta da verificare (non è accettata nelle tesi di laurea), basta consultare la Garzantina Radio, a cura di Peppino Ortoleva e Barbara Scaramucci, per avere l’esatto cast tecnico e artistico.
Del resto, già nel 2005, Mario Marenco e Bracardi fecero causa, vincendola, a un’altra enciclopedia che non li citava come autori. A distanza di anni, evidentemente, la ferita non è rimarginata: «Quei due se ne sono appropriati (di Alto gradimento , ndr) senza vergogna e ogni volta, quella più clamorosa è stata in tv, in occasione dei quarant’anni del programma, non perdono occasione di tagliar fuori me e Marenco, definendoci “collaboratori”».
renzo arbore racconta la sua storia
Nessuno ha mai messo in discussione la bravura di Bracardi, ma nel mondo della radio e della tv si citano i conduttori come punto di riferimento. In particolare Arbore ha inventato una figura nuova, a metà strada tra il disc jockey e il capocomico, che ha fatto scuola. E nei confronti di Bracardi, si è sempre dimostrato riconoscente, coinvolgendolo anche in Quelli della notte .
Arbore ha creato programmi, ha imposto uno stile, Bracardi solo personaggi, macchiette: questa è la sostanziale differenza. Impiccata astiosamente al carattere invece che alle idee, la rivendicazione risentita rischia solo di annebbiare il ricordo, di offuscare persino la bravura interpretativa di Giorgio Bracardi.
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