jovanotti

‘STI JOVANOTTI DE ‘STA ROMA BELLA! LORENZO CHERUBINI TORNA (IN BICI) NELLA CAPITALE E FA TAPPA DAVANTI A QUELLO CHE NEGLI ANNI OTTANTA ERA IL “VELENO”, IL LOCALE IN CUI HA INIZIATO A METTERE DISCHI COME DJ – I RICORDI NEL DOCU-FILM DI CORRADO RIZZA DEI “MITI” FABER CUCCHETTI E MARCO TRANI (“ERANO I COPPI E BARTALI DELLA CONSOLE. IO ERO UN PISCHELLO…”), LE FESTICCIOLE AL "PAPER MOON", LE NOTTI DELL’HISTERIA, “IL NOSTRO STUDIO 54” E QUEL VOLO IN VESPA SUL MURO TORTO CON TUTTI I DISCHI CHE FINIRONO SULL'ASFALTO E SI BAGNARONO – STASERA E DOMANI AL CIRCO MASSIMO IL CONCERTO DI JOVA - VIDEO

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JOVANOTTI - ROMA CAPUT DISCO

 

lorenzo cherubini

‘Sti Jovanotti de ‘sta Roma bella. È tornato a casa, Lorenzo Cherubini. Alla vigilia delle due serate al Circo Massimo, il cantante è arrivato in bici in via Sardegna, a due passi da via Veneto, sostando davanti a quello che un tempo era il “Veleno”, una delle discoteche cult della friccicarella Roma anni Ottanta.

 

Un cerchio che si chiude. “Questa è la città in cui tutto è fiorito, in cui mi sono innamorato della musica..."

 

Aveva 15 anni Lorenzo, metteva i dischi dalle parti di via Bravetta, in un locale piccolissimo, che si chiamava il “Paper Moon”, e nel quale si organizzavano dei party privati. Proprio durante una di queste festicciole, conobbe il proprietario del Veleno, e diventò il dj di quel locale.

 

“Ero visto come una specie di ragazzino in quella Roma notturna importante, bella, viva”, ricorda Jova nel docufilm “Roma caput disco” di Corrado Rizza (ispirato al libro “i love the nightlife”). “Ero un pischello. I miti erano Faber Cucchetti e Marco Trani. Erano i due grandi rivali, i Coppi e Bartali della console. Cucchetti era quello popolare, che faceva le battute, Trani, il misterioso, che mixava senza parlare, la leggenda diceva che mixava i dischi in tonalità, e io non sapevo manco cosa fosse la tonalità…”

andrea prezioso, fabio baldassarre e jovanotti al veleno

 

Erano gli anni dell’Histeria, “il nostro Studio 54” e della pista del Veleno che si incendiava con le lunghe sequenze hip hop di quel dj pischello che poi avrebbe spopolato su Radio Deejay.

Anche se Jovanotti non ha mai fatto della romanità “un asset” delle sue canzoni, la Roma notturbina della sua lunga adolescenza rivive in un brano come “Gente della notte” in cui tra luci, ombre, puttane, ladri e giornalisti, il buio che “trasforma e cambia forma” alla città viene squarciato dalla scoperta dell’alba. È forse il pezzo simbolo di un'epoca “irripetibile” (copy Corrado Rizza) fatta di locali, spogliarelliste, colazioni alle quattro e mezzo, chiacchierate davanti a un portone e corse in motorino. Ma non ditelo a Jova che ancora si ricorda di quella notte in cui si “addobbò” in Vespa sul Muro Torto. Chè poi, si sa, la gente della notte sopravvive sempre…

 

 

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