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IL NECROLOGIO DEI GIUSTI – SE NE VA ANCHE ROBERT CARRADINE, 71 ANNI, IL PIÙ PICCOLO DEI FRATELLI CARRADINE (I PIÙ NOTI DAVID E KEITH) CHE SI È SUICIDATO DOPO AVER COMBATTUTO VENT’ANNI CON UN DISTURBO BIPOLARE CHE LO HA MASSACRATO – HILARY DUFF, CHE FU SUA FIGLIA SULLE SCENE NELLA POPOLARE SERIE TELEVISIVA “LIZZIE MCGUIRE”, LO RICORDA COME UNA PERSONA MERAVIGLIOSA – EBBE UN BRUTTO INCIDENTE D’AUTO NEL 1975 CHE GLI COMPROMISE LA CARRIERA. NEGLI ANNI ’80, IL SUO RUOLO MIGLIORE È QUELLO DI LEWIS, IL BUFFO PROTAGONISTA DI “LA RIVINCITA DEI NERDS” – LO TROVIAMO COME SE STESSO NE “I PROTAGONISTI” DI ALTMAN E IN “FUGA DA LOS ANGELES” DI CARPENTER – TARANTINO LO CHIAMERÀ PERÒ PER UN RUOLO IN “DJANGO UNCHAINED” – VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Se ne va anche Robert Carradine, 71 anni, il più piccolo dei fratelli Carradine, i più noti David e Keith, che si è suicidato dopo aver combattuto vent’anni con un disturbo bipolare che lo ha massacrato.
Ma la figlia, Ever Carradine, anche lei attrice, nata quando lui aveva solo vent’anni e cresciuta nei folli anni ’70 e ’80 a Laurel Canyon, a Los Angeles, lo ricorda come un padre amoroso e una persona meravigliosa. E così lo ricorda anche Hilary Duff, che fu sua figlia sulle scene nella popolare serie televisiva “Lizzie McGuire”.
Nato nel 1954 a Los Angeles, figlio di John Carradine, uno dei più celebri attori della vecchia Hollywood (“Ho fatto alcuni dei più grandi film di tutti tempi, e un sacco di stronzate, pure”), fratello minore di Keith (“Nashville”), e fratellastro di David, il Bill di “Kill Bill”, il maggiore di tutti i fratelli Carradine, ha forse avuto meno fortuna di loro nel cinema, anche se lo ricordiamo co-protagonista di Lee Marvin ne “Il Grande Uno Rosso” di Samuel Fuller, dove interpreta il regista da giovane durante la Seconda Guerra Mondiale, e della saga “La rivincita dei Nerds” nel ruolo di Lewis, ma ha recitato in molti buoni film, da "Mean Streets" a "Django Unchained".
Attore lo divenne quasi casualmente, sostituendo a 22 anni sulle tavole teatrali il fratello Keith in un’edizione di “Tobacco Road” di Erskine Caldwell messa in scena dal padre John. E partecipando spesso ai film dei fratelli, come “California 436” diretto e interpretato da David, con un ruolo per Keith, ma soprattutto nel film western di Walter Hill “I cavaliere dalle lunghe ombre” che li riunisce tutti e tre assieme come Bob, Cole e Jim Younger a fianco dei fratelli Stacy e James Keach come fratelli James e dei fratelli Dennis e Randy Quaid come fratelli Miller.
Solo vederli sfilare a cavallo era uno spettacolo. Ci accorgemmo di lui nell’ottimo western di Mark Rydell “I cowboys”, che è il suo primo vero film, dove recita nel ruolo di Slim a fianco di un vecchio John Wayne. Ci fu impossibile allora non pensare al ruolo del padre John in “Ombre rosse” di John Ford, che fu il vero primo grande successo di un giovane John Wayne.
In “Mean Streets” di Martin Scorsese ci colpì nel ruolo, piccolo ma fondamentale, di un ragazzo con i capelli lunghi che ha una vendetta da compiere e spara non si sa bene perché.
Lo ritroviamo in una serie di piccoli film anni ’70, “Pon Pon n.2”, l’ottimo “Eccesso di difesa” di Michael Miller con Yvette Mimieux che si vendica di una stupro, “Peccati, jeans e…” di Joseph Ruben, “Cannonball” di Paul Bartel, “Blackout” con Ray Milland, Belinda Montgomery, dove è il capo di un gruppo di psicopatici.
Ha qualche possibilità di mettersi in mostra in “L’orca assassina” di Michael Anderson con Richard Harris, ma ci colpì di più come il soldato Bill Munson in “Tornando a casa” di Hal Ashby sui reduci del Vietnam. Furono film maggiori “Il Grande Uno Rosso” di Samuel Fuller dove è il soldato Zab e, ovviamente, “I cavalieri dalle ombre lunghe” di Walter Hill dove recita coi suoi fratelli David e Keith e insieme facevano davvero colpo.
L’idea, che venne a James Keach, era di riunire una serie di fratelli attori per un western sulla banda Jesse James. I fratelli Quaid sostituirono i fratelli Jeff e Beau Bridges che uscirono dal film poco prima dell’inizio della lavorazione.
Ebbe un brutto incidente d’auto nel 1975 che gli compromise la carriera quando stava sviluppando una serie di bei personaggi al cinema. Negli anni ’80, perde quell’aspetto da ragazzino e diventa un attore più normale, diviso fra tv e cinema. Il suo ruolo migliore è quello di Lewis, il buffo protagonista di “La rivincita dei nerds” di Jeff Kanew. Interpretò anche i tre sequel della saga.
Lo troviamo come se stesso ne “I protagonisti” di Robert Altman e in “Fuga da Los Angeles” di Robert Carpenter. Quentin Tarantino modella su di lui il personaggio di Clarence Worley, protagonista di “True Romance”, che verrà diretto da Tony Scott e interpretato però da Christian Slater. Tarantino lo chiamerà però per un ruolo, che ci sembra un po’ tagliato in “Django Unchained”.
Quell’apparizione è forse l’unica cosa interessante girata da Robert Carradine in questi ultimi anni. Riguardo alla sua morte e alla sua malattia il fratello Keith ha detto: "Vogliamo che la gente lo sappia, e non c'è niente di cui vergognarsi. È una malattia che ha avuto la meglio su di lui, e voglio celebrarlo per la sua lotta, e celebrare la sua anima meravigliosa. Era profondamente dotato, e ci mancherà ogni giorno."
ROBERT CARRADINE
ROBERT CARRADINE
ROBERT CARRADINE
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