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“LA FENICE PERDE PEZZI: SE NE VANNO TUTTI, TRANNE BEATRICE VENEZI” – MATTIOLI: “DOPO MUTI JR, LASCIA ALESSANDRO TORTATO, UNO DEI MEMBRI DEL CONSIGLIO D’INDIRIZZO DEL TEATRO" (DICENDO “LA QUESTIONE VENEZI SI È FATTA MERAMENTE POLITICA”) – LE STILETTATE AL SOVRINTENDENTE COLABIANCHI E A "BEATROCE" VENEZI (“INOPPORTUNO ABBRACCIARE IL GIORNALISTA ANDREA RUGGIERI CHE AVEVA APPENA DICHIARATO PUBBLICAMENTE CHE ORCHESTRALI E CORISTI DEL "SUO" TEATRO SONO "PIPPE IL CUI MASSIMO TITOLO È IL BATTESIMO") E LA SINTESI DELLA SUA ESPERIENZA: “UN DISASTRO” - VENEZI SARÀ OPERATIVA DA OTTOBRE, ANCHE SE A VENEZIA NON DOVREBBE DIRIGERE NULLA FINO AL PROSSIMO ANNO. MA QUANDO ARRIVERÀ, CHE SUCCEDERÀ?
Alberto Mattioli per la Stampa - Estratti
E due. La Fenice della premiata ditta Mazzi-Brugnaro-Colabianchi perde pezzi. Dopo l'addio di Muti junior all'inedito ruolo di "procacciatore di affari", ieri si è dimesso anche uno dei membri del Consiglio d'Indirizzo, l'unico musicista a farne parte, Alessandro Tortato, nominato dal ministero nel gennaio del ‘25. Curioso teatro: si dimettono tutti, tranne chi dovrebbe farlo davvero.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso di Tortato è stata la sceneggiata di martedì, quando il CdI è stato riunito per ascoltare un'interminabile relazione del sovrintendente, Nicola Colabianchi, e votare quel che era stato già deciso, ratificato e comunicato sei mesi fa: la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale.
Una mossa ordinata da Roma, accusano i sindacati, del tutto priva di senso amministrativo o legale, insomma un puro spot elettorale, visto che a Venezia si vota fra due mesi, i padroni della città non sono sicuri di restarlo e devono quindi mostrare i muscoli con la consueta protervia.
Tortato, che martedì non si era fatto vedere, ha capito l'antifona e ha messo la sua indignazione nero su Facebook: «A questo punto è evidente che la questione si è fatta meramente politica e che, di conseguenza, non c'è alcun bisogno di avere un musicista fra i consiglieri». In effetti, «motivi artistici per la nomina di Venezi si cercano invano», come ha scritto l'autorevole rivista tedesca Opernwelt.
Tortato contesta anche la correttezza di Colabianchi che, in occasione della prima nomina di Venezi, quella vera, dichiarò che era stata approvata dal CdI, «cosa mai avvenuta», anche perché «il Consiglio non ha alcun titolo per esprimersi in merito alle scelte artistiche».
Da notare che l'ex consigliere non nega la legittimità della scelta di Venezi, che è competenza esclusiva del sovrintendente (e qui forse occorre ricordare che una nomina può anche essere lecita, ma non diventa per questo opportuna o giusta o sensata); contesta invece, che il sovrintendente non difenda la dignità del suo teatro e di chi ci lavora.
Scrive Tortato: «Non è lecito da parte di Venezi - o perlomeno non è da me accettabile – parlare pubblicamente della Fenice come di un "teatro con gestione anarchica", affermazione che chiama in causa il sovrintendente, il presidente (cioè il sindaco Brugnaro, ndr) e l'intero Consiglio», tutti zitti mentre si fa strame di una gloria italiana come la Fenice.
beatrice venezi presenta la sua Carmen al teatro Verdi di Pisa
«È poi inopportuno – prosegue Tortato - abbracciare una persona che ha appena dichiarato pubblicamente che orchestrali e coristi del "suo" teatro sono "pippe il cui massimo titolo è il battesimo". I professori d'orchestra e i coristi della Fenice non sono pippe ma professionisti di altissimo livello», e qui il riferimento è alla partecipazione di Venezi a una manifestazione pubblica dove abbracciò il raffinato gentiluomo, tale Andrea Ruggieri, giornalista, che dopo aver insultato gli artisti della Fenice l'aveva presentata come «f**a bestiale"»(o spaziale, i glossatori del dolce stil novo divergono). Conclusione di Tortato sulla sua esperienza nel CdI della Fenice: «Un disastro».
(...) «Il Teatro La Fenice non può sopportare tutto ciò, e non può diventare terreno di conquista da parte di coloro che hanno solo obiettivi personali e legati alla peggior politica», scrivono i sindacati.
ANDREA RUGGIERI E BEATRICE VENEZI - EVENTO LA RIPARTENZA
Il Pd veneziano sostiene che le dimissioni di Tortato «mettono a nudo il re facendo cadere definitivamente il velo sull'ipocrisia che oggi pervade la governance del teatro», i grillini della Commissione Cultura della Camera sostengono che «a dimettersi dovrebbe essere chi ha nominato Venezi».
In effetti, proteste e proposte, appelli e manifestazioni, spillette e striscioni sono stati finora ignorati colà dove si puote ciò che si vuole, ma pare si fatichi a volere qualcosa di sensato. Ragiona Fabrizio Mazzacua, secondo flauto dell'Orchestra: "Sarebbe meglio prevenire un ulteriore incendio veneziano, visto il clima già decisamente esplosivo". Già. I dì futuri si annunciano tenebrosi e oscuri (per Brugnaro & Co: è una citazione, La Bohème, Puccini).
Venezi sarà operativa da ottobre, anche se a Venezia non dovrebbe dirigere nulla fino al prossimo anno (strano, perché secondo operabase.com, una delle direttrici più acclamate e richieste e applaudite del mondo, almeno secondo il giornalismo distopico corrente, ha in programma soltanto un Cav & Pag al solito Colon in aprile, e stop). Ma quando arriverà, che succederà? Chi pensa che un'orchestra possa davvero lavorare con una bacchetta che detesta (e viceversa) non sa chiaramente nulla di quel che Claudio Abbado chiamava "Zusammen Musizieren", far musica insieme. Ma la musica, è ovvio, è l'ultima delle preoccupazioni.
Beatrice Venezi al Teatro Colon di Buenos Aires
beatrice venezi giorgia meloni
venezia, musicisti protestano contro la nomina di beatrice venezi al teatro la fenice foto lapresse 3
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