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COSA LEGA PRODI E D’ALEMA? LA CINA! I DUE EX PREMIER SONO IN DISACCORDO SU TUTTO TRANNE CHE NEL MAGNIFICARE IL MODELLO DEL DRAGONE - IL PROFESSORE, CHE COLTIVA RAPPORTI CON PECHINO DA ANNI, VENIVA INDICATO COME FIGURA DI RIFERIMENTO DI DAGONG, L’AGENZIA DI RATING CINESE CHE DA ANNI TENTA DI INSIDIARE IL PREDOMINIO DI STANDARD & POOR’S E MOODY’S - BAFFINO STRIZZA L’OCCHIO A PECHINO, SIA PER MOTIVI IDEOLOGICI CHE PER RAGIONI ECONOMICHE - TRAMITE LA FONDAZIONE DELLA SOCIETÀ SILK ROAD WINES, DEDITA ALL’ESPORTAZIONE DI VINO ITALIANO IN CINA, D’ALEMA HA COSTRUITO RAPPORTI SIGNIFICATIVI CON AMBIENTI VICINI AL PARTITO COMUNISTA CINESE. E PENSARE CHE ALL’INDOMANI DELL’ATTENTATO ALLE TORRI GEMELLE, LO STESSO DALEMIX SPIEGAVA A UNA SINISTRA RILUTTANTE CHE…
Antonino Liberato per “La Verità” - Estratti
L’incontro a Pechino tra Xi Jinping e Donald Trump, del cui esito vedremo gli effetti più avanti, immaginiamo abbia in Italia due osservatori particolarmente attenti: Romano Prodi e Massimo D’Alema. Le ragioni sono note: i due protagonisti che hanno calcato la scena politica nel recente passato hanno intensi rapporti con la Repubblica popolare cinese.
Scherzando - ma non troppo - potremmo dire che se esistesse il Partito cinese d’Italia, sigla Pcd’I con tanto di suggestiva rievocazione storica, la sua sede potrebbe tranquillamente trovarsi di fronte all’ambasciata francese, in piazza Farnese a Roma: tra lettere in mandarino, schermi di produzione orientale e pile della rivista della Fondazione Italianieuropei. E se davvero esistesse questo fantomatico partito, il Partito cinese d’Italia, Massimo D’Alema ne sarebbe, senza dubbio, il segretario onorario. Mentre Romano Prodi avrebbe tutti i titoli per sedersi sulla poltrona di presidente.
(…) Romano Prodi coltiva rapporti con Pechino da anni. Lo dimostrò già quando la Fondazione Agnelli decise di investire in Cina: l’ex presidente della Commissione europea fece da sherpa istituzionale, portando a casa una cattedra nella prestigiosa università Agnelli Chair of Italian Culture, gestita dal China-Europe Philanthropy Innovation Research Center dell’Università di Pechino.
Già allora molti si chiesero perché, considerando che, se era del tutto naturale che un’azienda di automotive investisse in Cina alla ricerca di ingegneri e nuovi mercati, era invece assai meno naturale affidarsi proprio a Prodi per aprire certe porte. La popolarità del Professore nella nazione che ormai ha svestito da tempo i panni dell’economia emergente, non si misura soltanto nei suoi frequenti rendez vous orientali.
Diversi anni fa, in un articolo pubblicato in prima pagina dal quotidiano di punta China Daily, Prodi veniva indicato come figura di riferimento di Dagong, l’agenzia di rating cinese che da anni tenta di insidiare il predominio di colossi statunitensi come Standard & Poor’s e Moody’s. Un’investitura quasi imperiale.
I rapporti di D’Alema con Pechino, invece, hanno contorni ancora più politici - e forse anche più spregiudicati. Ce lo ricordiamo lo scorso anno partecipante alla parata di Pechino con tanti leader di regimi tutt’altro che democratici. Per giustificare la sua presenza in quel contesto parlò del popolo cinese come soggetto «fondamentale per la sconfitta del nazismo e del fascismo».
Frase apparsa a molti non solo infelice, ma anche storicamente assai discutibile. Il contributo militare cinese alla guerra contro il nazifascismo in Europa fu marginale, mentre quella tribuna popolata da autocrati globali, trasmetteva ben altri messaggi che non quelli della pace e della libertà. Ma quella di D’Alema non è certo una simpatia improvvisa. Da anni l’ex leader post-comunista strizza l’occhio a Pechino, sia per motivi ideologici sia, come sottolineano alcuni osservatori, per ragioni economiche.
Attraverso la società di consulenza DL&M Advisor, attiva nei processi di internazionalizzazione verso i mercati esteri, compreso quello cinese, e tramite la fondazione della società Silk Road Wines, dedita all’esportazione di vino italiano in Cina, D’Alema ha costruito rapporti significativi con ambienti vicini al Partito comunista cinese.
Già in passato aveva partecipato al Forum internazionale sulla democrazia organizzato proprio dal comitato centrale del Pcc. Non stupisce, quindi, la sua presenza in prima fila nella tribuna d’onore.
MASSIMO DALEMA CON IL SUO VINO SFIDE
Forse stupisce il cambiamento politico, quando all’indomani del dramma delle Torri gemelle, lo stesso D’Alema spiegava ad una sinistra riluttante che il nuovo orizzonte strategico dell’Occidente era Washington.
ROMANO PRODI
MASSIMO DALEMA ALLA PARATA MILITARE DI PECHINO
MASSIMO DALEMA ALLA PARATA MILITARE DI PECHINO
massimo d'alema silk red wines
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