edmondo berselli

DA LEGGERE E RILEGGERE QUELLO CHE, NEL 2006, EDMONDO BERSELLI SCRIVEVA IN "VENERATI MAESTRI", OPERETTA IMMORALE CHE FACEVA A PEZZI GLI INTELLIGENTI: "IL QUALCOSA CHE NON VA IN ITALIA È IL CONFORMISMO DIFFUSO, L’OVVIO DEI POPOLI, IL VELLUTO DI IPOCRISIA COLLETTIVA CHE SEMBRA AVERE COPERTO CON UNA SPECIE DI INDISCUSSO CANONE ARTISTICO, INTELLETTUALE E SPETTACOLARE L’ITALIA CONTEMPORANEA. IN PRIVATO SI PARLA MALE DI TUTTI, IN PUBBLICO CI SI GUARDA BENE DALL’INCRINARE ANCHE SOLO CON UN GRAFFIO IL LUOGO COMUNE O L’OLEOGRAFIA"

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Simonetta Sciandivasci per “Specchio – la Stampa”

 

edmondo berselli cover

Vent’anni fa, Edmondo Berselli pubblicava il referto delle molte incurabili, grottesche malattie di questo Paese. Non quelle del “popolo”, il malcapitato che nessuno sa più vedere e meno che mai raccontare, giacché a quelli che dovrebbero fare una e l’altra cosa non interessa il popolo ma il pubblico.

 

Il referto di Berselli comincia così: «Nei momenti di malumore, sempre più frequenti, io confesso che non mi piace nulla. Non mi piace un romanzo, non mi piace un film, la musica, la televisione, non mi piace praticamente niente di quanto prodotto in Italia». Il libro era Venerati maestri. Operetta immorale sugli intelligenti d’Italia. Le malattie del referto erano, come da titolo, quelle degli intelligenti d’Italia, che – primo morbo incurabile – non sono mai popolo: sono sempre quelli che se ne sono emancipati, e che studiano lavorano e producono per indirizzarlo, guidarlo e intrattenerlo.

 

Era il 2006 e Berselli sarebbe morto 4 anni dopo, a 59 anni, prima che fosse accettabile, ma in tempo per descrivere e raccontare tutto quello che, oggi e forse sempre, ci servirà per vedere e capire che Paese siamo. Eppure, Berselli non lo legge e ricorda più nessuno, ed è bizzarro visto che l’informazione italiana è un sempre più rorido almanacco di anniversari di nascita e morte, e di pubblicazione, e di “prima volta che”, e “ultima volta che”. Non è interessante indagarne le ragioni: sono chiare. Berselli diceva troppo bene come stanno male le cose. Non risparmiava nessuno. Nessuno degli intelligenti. Spiacere era il suo piacere.

edmondo berselli

 

Dopo quell’incipit, Berselli scrive che quando dice ai suoi “maliziosi amici” che non gli piace niente, loro sono d’accordo con lui, e però poi legge i giornali e guarda la tv e nota che tutto quello che non piace a lui e a nessuno, viene osannato. E allora scrive: «Il qualcosa che non va è il conformismo diffuso, l’ovvio dei popoli, il velluto di ipocrisia collettiva che sembra avere coperto con una specie di indiscusso canone artistico, intellettuale e spettacolare l’Italia contemporanea. In privato si parla male di tutti, in pubblico ci si guarda bene dall’incrinare anche solo con un graffio il luogo comune o l’oleografia».

EDMONDO BERSELLI - VENERATI MAESTRI

 

State annuendo, vero? Niente di nuovo, giusto? Il punto è che qui sta tutto. Qui c’è la risposta a tutta la catastrofe sociale, politica e culturale che attraversiamo da tempo: la crisi della competenza è colpa dei competenti; la fine dell’autorità è colpa degli autorevoli; la fine della critica è colpa dei critici. E non del popolo, popolino, popolaccio. [...]

 

Comunque. In questi giorni assistiamo a un surreale quindi italianissimo dibattito sulla cultura woke, quella che la stragrande maggioranza delle persone (del pubblico) è stato abituato a pensare che fosse un affluente della “dittatura del politicamente corretto”, e quindi quella sorta di senso per la censura che per un certo momento è sembrato che si stesse cercando di far diventare senso comune, e quindi quel conformismo e quell’ovvio dei popoli di cui parlava Berselli.

 

Edmondo Berselli

Mi sono detta tutto il tempo, leggendo ogni riga dei Venerati Maestri che in questi giorni al dibattito hanno preso parte, che se Berselli fosse stato vivo, forse, avrebbe aperto e chiuso la questione dicendo: ma questo woke-dittatura-del-politicamente-corretto di cui parlate e che dite essere stato inventato dalle minoranze che osano mettere insieme diritti sociali e diritti civili e che dite avrebbe creato una censura preventiva e persino un’autocensura in tutte le belle menti in circolazione, in Italia, non lo hanno prodotto e/o determinato i nostri Venerati Maestri quando ancora queste minoranze mangiavano sugli alberi? [...]

 

Oltre a essere referto, Venerati Maestri è un capolavoro di eziologia e narrativa: spiega e racconta come mai nessuno capisce cosa sia popolare; perché in Italia non esistono liberali («in genere è gente che è diventata liberale da poco»); come mai tutti gli intelligenti d’Italia a un certo punto scrivono un romanzo; perché la crisi del cinema italiano è «immanente, quasi ontologica»; i problemi che la destra ha con la cultura e i modi in cui la sinistra ha reso la cultura una tortura alla quale il Bagaglino ha offerto una cura. E poi, decine e decine di aneddoti della vita delle case editrici e dei quotidiani italiani che, se a qualcuno importasse qualcosa delle une e degli altri, ci sarebbe da farci un film. Ci va giù pesante? Ma no. E lo dice, alla fine: «è soltanto un cabaret». Perfetta bio su Instagram del Paese che amiamo.

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