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 “SI PUÒ FINIRE A VIVERE IN STRADA PER MILLE MOTIVI, PER SCELTA, PER SFORTUNA, PER DOLORE" - LUCIANA LITTIZZETTO DIVENTA TESTIMONIAL DEL CENSIMENTO ISTAT SULLE PERSONE SENZA DIMORA – “NON SAREBBE MALE CHE UNO STATO AVESSE LE IDEE CHIARE SULL’ARGOMENTO. ANCHE PERCHÉ ORMAI CI SI ACCORGE DEI SENZA DIMORA QUANDO VANNO A PRENDERSI SPAZI CHE CONSIDERIAMO NOSTRI, NEI CENTRI DELLE CITTÀ. POSSONO STRAMAZZARE IN PERIFERIA, QUELLO SÌ, MA NON IN CENTRO, PER UNA QUESTIONE DI DECORO” - NEL 2025 IN ITALIA HANNO PERSO LA VITA IN STRADA 414 PERSONE SENZA DIMORA...

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Matteo Macor per repubblica.it - Estratti

 

«Gli occhi perennemente piantati nel telefono», «troppo spesso dediti al lamento», «egoriferiti e narcisisti dal primo all’ultimo: gli esempi peggiori li abbiamo al governo d’oltreoceano, ma anche noi non scherziamo».

 

LUCIANA LITTIZZETTO

La sua impietosa diagnosi delle malattie dell’italiano moderno, almeno quello, Luciana Littizzetto ce la presenta «terapia di cura inclusa». La chiama volontariato, o ancora meglio «cittadinanza attiva», e così facendo può lanciare anche l’ultima campagna solidale che ha scelto di sposare insieme, tra gli altri, a Richard Gere, Carlo Lucarelli, Ascanio Celestini.

 

La comica e conduttrice torinese (…) è tra i volti noti testimonial della Rilevazione nazionale delle persone senza dimora curata da Istat e fio.Psd, la federazione delle associazioni di volontariato nel settore, in programma dal 26 al 29 gennaio in quattordici città metropolitane del Paese.

 

 

 

Una «utilissima occasione» — è l’insolita chiamata di Littizzetto a chi vorrà contribuire all’impresa, e iscriversi tra i volontari che serviranno a realizzare il censimento in giro per le strade d’Italia — per «scendere dal pero».

 

 

            

«Nel senso che finalmente c’è da fare una cosa concreta. Pensiamo sempre che la solidarietà sia una cosa astratta, ideale, che ci bastino le parole o un post impegnato, ma la realtà è ben diversa. Don Luigi Ciotti dice sempre che davanti a un’ingiustizia o una tragedia non basta commuoversi, serve anche muoversi. E questo censimento è sì qualcosa di visionario, anche solo nell’idea di mettere al centro i dimenticati da tutti, ma anche e soprattutto molto fisico, pratico».

 

In che modo?

«In tanti modi. Muove e organizza tante persone per incontrare e dare un volto e un indirizzo agli invisibili delle nostre città, ad esempio. Porta a trattare dell’argomento senza pesantezza, siamo tutti esseri umani. E dà la possibilità ai cittadini di attivarsi per far sì che lo Stato abbia a disposizione strumenti migliori per decidere come indirizzare le proprie politiche».

 

E probabilmente ce n’è bisogno, a 12 anni dall’ultimo censimento.

«Parlare di marginalità di questo tipo è difficile, ancora più difficile penso sia lavorare sulla grande complessità del tema. Chi finisce per strada ci finisce per mille motivi, per scelta, per sfortuna, per dolore e salute, mentale e non. E questo è un insegnamento utile a tutti: nessuno è immune alla sfiga, così ci può finire chiunque».

 

Scendere dal pero, insomma.

«Se non è rivoluzionaria un’iniziativa di questo tipo, in un mondo in cui viviamo per mostrarci fighi, interessanti, vincenti, veloci, e dove chi sta ai margini è considerato meno di niente...».

PERSONE SENZA FISSA DIMORA 46

 

Siamo davvero tutti così terribili?

«No, anzi. È pieno di persone che si sbattono sulle cose giuste da fare, con tempo e costanza: il problema è che in giro si vedono più che altro quelli che se ne sbattono le palle».

 

Da che mondo è mondo, del resto, quello del volontariato e del terzo settore è un pianeta sommerso.

«Sì, un mondo che sembra girare per conto suo, quasi come se per proprietà transitiva fosse ai margini come le stesse persone che assiste. Ce ne ricordiamo una volta l’anno, con la giornata del volontariato, e poi torna nascosto. È anche per questo che quando mi viene chiesto, presto il mio volto a imprese come questa conta delle persone senza dimora. O sostengo Casa Oz a Torino».

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Nel 2025 in Italia hanno perso la vita in strada 414 persone senza dimora: la rete di accoglienza c’è, ma evidentemente non basta.

«Ecco perché non sarebbe male che uno Stato avesse le idee chiare sul da farsi, sull’argomento. Anche perché ormai ci si accorge dei senza dimora più che altro quando vanno a prendersi spazi che consideriamo nostri, nei centri delle città. Possono stramazzare in periferia, quello sì, ma non in centro, per una questione di decoro. Fare un censimento di chi vive così non è un atto burocratico, ma un gesto di umanità e responsabilità».

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C’è un problema con l’accettare la marginalità, in questo Paese?

«Non lo so, di sicuro abbiamo dei problemi di attenzione, stiamo perdendo la capacità di accorgerci di quello che ci sta intorno. Occhi sul telefono, pensieri sparati in testa, ci perdiamo le cose belle come quelle brutte. Serve allenamento, per recuperare. E una campagna nazionale pensata per incontrare persone che hanno bisogno, mi sembra già una prima occasione da cogliere al volo, e iniziare bene l’anno».

 

(…)

LITTIZZETTO PERSONE SENZA FISSA DIMORA