LONDONISTAN – SU CENTO MILIARDARI SUL TAMIGI, SOLE TRE INGLESI TRA I PRIMI VENTI – ORMAI E’ SOLO UNA PIAZZA FINANZIARIA PER INDIANI E RUSSI, ARABI E ASIATICI: IL 41 PER CENTO DEI LONDINESI È SOTTO IL LIVELLO DELLE 50 MILA STERLINE

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Fabio Cavalera per il "Corriere della Sera"

I fratelli Sri e Gopi Hinduja di strada ne hanno fatta davvero tanta. Bravi. Figli di un indiano povero che arrivò sulle rive del Tamigi alla vigilia della prima guerra mondiale e che provò a sbarcare il lunario commerciando in tappeti e tè, sono oggi sono i numeri uno fra i ricconi del Regno Unito.

Hanno un patrimonio di 11,9 miliardi di sterline, vale a dire 14 miliardi e mezzo di euro, e guidano una multinazionale (l'Hinduja Group) i cui interessi spaziano dal petrolio all'industria dell'auto e alla finanza.

Guadagnando in dodici mesi più di due miliardi, hanno scalzato dal trono il russo (ma di nascita uzbeko), amico di Putin, Alisher Usmanov (10,65 miliardi di sterline, 13 in euro) che ai tempi dell'Unione Sovietica non aveva un rublo in tasca ma che adesso controlla i social network del suo Paese dopo avere venduto azioni di Facebook e di Apple per l'equivalente di 500 milioni di euro.

Poiché un britannico ha un reddito medio di 25 mila sterline annue (circa 30 mila euro), occorrerebbero, come ha calcolato il Sunday Times nella sua fotografia delle famiglie più facoltose, quasi cinque secoli, per l'esattezza 480 anni, a racimolare la stessa fortuna dei fratelli Hinduja e del signor Usmanov.

Il Regno Unito è la mecca dei miliardari, di coloro che hanno in tasca almeno un miliardo, fra reddito e rendite, immobili e titoli: sono 104 e diventano 108 aggiungendo l'Irlanda. Complessivamente valgono 301 miliardi di sterline (368 miliardi di euro).

E 72, di questi «billionaire», vivono a Londra che è la città al mondo con il numero maggiore di super Paperoni: calcola la ricerca del Sunday Times che dopo ci sono Mosca (48), New York (43), San Francisco (42), Los Angeles (38) e Hong Kong (34).

Indiani, russi, arabi ma anche svizzeri (la famiglia Bertarelli, quasi 10 miliardi, con Kirsty la donna in cima alla graduatoria rosa), svedesi (la famiglia Rausing, 9 miliardi, con Kirsten cinquantenne non maritata ma seconda nella graduatoria rosa) e francesi. Come il boss del lusso e di Gucci, Francois Henry Pinault scappato dall'esoso fisco parigino.

Le tasse, appunto: il regime di favore (si pagano ma meno, cambiando residenza e non domicilio) è una straordinaria calamita. Appena tre fra i primi venti sono britannici (il duca di Westminster, Gerald Grosvenor che è padrone di mezza Mayfair, Belgravia e Chelsea, poi i fratelli gemelli Barclay, proprietari tra l'altro dell'hotel Ritz, e il conte Cadogan che possiede l'altra metà di Mayfair, Belgravia e Chelsea).

La crisi non ha minimamente sfiorato il plotone dei 104 o 108. Anzi la recessione li ha resi più potenti.Dieci anni fa i miliardari britannici erano trenta. Nel 2008 diventavano 75 e controllavano un patrimonio di 200 miliardi di sterline. Nel 2013 sono ulteriormente aumentati (da 75 a 104) e la fortuna patrimoniale è schizzata verso l'alto (da 200 a 301, 368 miliardi di euro).

Così il loro tenore di vita, segnato da alcuni indicatori medi, è andato rafforzandosi: la casa del valore di almeno 25 milioni di euro (ma John Caudwell, ex povero in canna, inventore della catena di rivendite di telefonini «4U», new entry al 57° posto con 1,5 miliardi, può permettersi una villa a Mayfair da 90 milioni, 100 di ristrutturazione e con la sala da ricevimento per oltre 100 persone a sedere) la sicurezza garantita da ex agenti dei servizi segreti pagati a peso d'oro e da Range Rover blindatissime, uno chef privato

(almeno 180 mila euro di stipendio), il jet (un Gulfstream da 30 milioni), un generosa partecipazione ad attività benefiche (per l'immagine pubblica, arte e ospedali), un tutor da 90 mila euro per i figli e la barca, o meglio la nave.

Qualcuno riesce a garantirsi pure piccoli sfizi personali. Come i fratelli Hinduja, che si fanno seguire dal cuoco anche a Buckingham Palace per mantenere il loro stretto regime alimentare induista.

O come il russo Lev Blatavnik, che emerso dalla poltiglia del disfacimento sovietico, emigrato negli Stati Uniti e laureatosi ad Harvard, adesso (12 miliardi di euro e quarto in classifica) si permette di comperare (40 milioni) una reggia, in Kensington Gardens di fronte alla residenza di William e Kate, di staccare in una cena privata un assegno da 75 milioni di sterline per finanziare un corso all'università di Oxford, ma di travestirsi da Stalin in una festa con illustri ospiti.

Stravaganze della Londra supermiliardaria che nasconde l'altra Londra, la città nel Regno Unito con la più alta concentrazione di patrimoni medio-bassi: il 41 per cento dei londinesi è sotto il livello delle 50 mila sterline, 61 mila euro (fra reddito di lavoro e casa di proprietà). Il ceto medio spinto sempre in giù dalla storia dell'ultimo quinquennio di austerità.

 

 

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