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“L’ERRORE CHE ABBIAMO COMMESSO CON MICHELA MURGIA È STATO DI AVERLA GIUDICATA PER L’OPERA, INVECE AVREMMO DOVUTO ANALIZZARLA PER IL CULTO” – MARCO CIRIELLO DEMOLISCE LA SANTIFICAZIONE DELLA SCRITTRICE SARDA, “CHE APPARE A MAURIZIO DE GIOVANNI NELLE VESTI DI JENNIFER LOPEZ, CHE VIVE NEI PENSIERI DI VALERIA BERNADETTE PARRELLA O CHE SI FA SANT’AGOSTINO PER LA ARDONE ILLUMINANDONE IL CAMMINO” – “IO NON RIESCO MA VOI DOVETE SFORZARVI DI ADERIRE AL CULTO, DI COMPRENDERLO COME UN FENOMENO RELIGIOSO, CHE HA A CHE FARE CON LA SPIRITUALITÀ E LE EMOZIONI E NON CON LA SCRITTURA. PER FORTUNA CHE “LA REPUBBLICA” SI È SOSTITUITA A “L’OSSERVATORE ROMANO” PUBBLICANDO LE INTERVISTE ALLE SACERDOTESSE, MA DEVE FARE DI PIÙ: COMMISSIONARE UNA VITA SPIRITUALE DELLA MURGIA A CORRADO AUGIAS. INFINE A PAOLO SORRENTINO SI CHIEDE UNA MURGIA TRA I SERPENTI DOVE UN TEMPO AVEVA FILMATO SUOR MARIA TRA I FENICOTTERI. E SOPRATTUTTO VA FATTO UN SACRIFICIO PERCHÉ…”
Marco Ciriello per Dagospia
MICHELA MURGIA IN VERSIONE SANTA
L’errore che abbiamo commesso con la beata – a furor d’editoriali – non ancora santissima Michela Murgia è stato di averla giudicata per l’opera, invece avremmo dovuto analizzarla per il culto, ancora schiavi del grave vizio novecentesco di preferire la trama ai follower.
L’ho capito leggendo le bellissime e acutissime Viola Ardone e Valeria Parrella, neo-sacerdotesse del culto murgiano, come ha notato da gran Bernardo Gui il direttore Marco Travaglio al quale non sfuggono i fenomeni di costume, che hanno parlato di tempi liturgici, di riti. Un culto murgiano accanto a quello mariano, quindi la chiesa che ieri aveva problemi con i vescovi lefebvriani oggi dovrebbe mandare qualcuno a verificare se il culto è eterodosso o se è l’inizio di una nuova religione.
Quando penso a Pier Vittorio Tondelli non mi viene in mente la sua omosessualità o la sua cultura cattolica, ma come fischiano ancora dopo anni le sue pagine, come la leggerezza le abiti, come ogni lettura di “Pao Pao” o di “Altri libertini” mi faccia rivivere quel mondo.
Quindi l’opera e non la vita, anche perché sono pochi quelli che riescono a farle sovrapporre: penso a Pasolini o a D’Annunzio senza arrivare a Hemingway. Invece, abbiamo tanti piccoli Hemingway che al posto della guerra di Spagna o della caccia in Africa o della pesca a Cuba ci dicono del loro tostapane, e nemmeno se sei Raymond Carver riesci a fondare l’opera su un tostapane.
Ma fin quando con una friggitrice ad aria puoi farci una puntata di Tintoria con Zerocalcare, purtroppo le persone continueranno a crearsi illusioni. Michela Murgia quindi come culto, come santa con messa in coreano invece che in latino, e non come scrittrice, ma come una mistica televisiva, che appare a Maurizio De Giovanni nelle vesti di Jennifer Lopez, che vive nei pensieri di Valeria Bernadette Parrella o che si fa Sant’Agostino per la Ardone illuminandone il cammino.
Io non riesco perché sono cresciuto con Christopher Hitchens ma voi dovete sforzarvi di aderire al culto, di comprenderlo come un fenomeno religioso, che ha a che fare con la spiritualità e le emozioni e non con la scrittura.
Quindi basta guerre mariesche e piuttosto aiutiamo il gruppo degli asciugamani del bianco candor a uscire dalla dimensione della setta, accogliendoli nella grande Chiesa di Jovanotti che non va più da Madre Teresa a Che Guevara – non c’è mai andata – ma da Zuppi a Murgia, da Saviano a Valerio, da RadioTre all’ultima diocesi sarda.
Dobbiamo aiutare Michela, intanto va registrato il miracolo di aver fatto parlare la Ciabatti e Misso e poi di aver portato la dolce Teresa in finale allo Strega – di questo mi farò postulante –, oltre di aver fatto scrittori tutta la sua setta degli asciugamani del bianco candor: dai Catari. Se ricordate bene, Gesù Cristo cominciò come rivelazione dell’ultimo capitolo di un bestseller, ma la sua fortuna la deve ai magici quattro e alla sua scuola di scrittura.
Quindi ora Michela deve andare oltre, deve invadere l’editoria con i pastori sardi, portarli all’Einaudi come Gigi Riva li portò a San Siro, che male può fare un diario della giornata di un pastore? E poi a differenza di Arminio parlerà con competenza del formaggio, del paesaggio e dei paesi abbandonati.
MICHELA MURGIA NEL GIORNO DELLA SUA PRIMA COMUNIONE
Dove un tempo c’erano Gavino Ledda e Satta e Niffoi e Atzeni ora ci saranno i pastorelli della Barbagia che vedono la santa, che parlano con la santa, che celebrano la sua personale Pentecoste (nel caso commissionare un documentario a Tornatore: se ha visto un santo in Brunello Cucinelli perché i pastori non possono vedere in Michela una santa?), in Giunti hanno capito che l’Isola è la nuova Gerusalemme e già hanno pubblicato il libro di Offeddu col profumo di mirto in omaggio.
Insomma, vanno aiutati e non avversati, per fortuna che “la Repubblica” si è sostituita a “L’Osservatore Romano” pubblicando le interviste alle sacerdotesse, ma deve fare di più: commissionare una vita spirituale della Murgia a Corrado Augias, chiedere alla redazione di schierarsi, c’è ancora troppa ambiguità, scandagliare l’Italia alla ricerca dei miracoli: battere i Call Center e capire se Michela ai tempi che furono ha ridato qualcosa ai suoi compagni di lavoro, se Michela ha illuminato la strada di Virzì, per esempio, cosa ci vide il regista?
Chiara Valerio e Michela Murgia
Ricorda cene con moltiplicazioni di verza? Cannonau che sgorgava dai rubinetti? C’è una effige che piange o che almeno bestemmia il maschio italico del continente?
Va fatta una grande richiesta a Marino Niola di spiegarci come la parola di Michela possa aver risvegliato in Saviano un interesse per qualcosa che non abbia a che fare con la malavita. A Massimo Recalcati va chiesto di indagare il camuffamento perfetto del sacro nel profano di cui parlava Mircea Eliade.
Paolo Repetti e Michela Murgia
A Massimo Giannini va chiesto di approfondire il periodo di frequentazione con Adinolfi: la Murgia giocava a poker? Eventualmente lavorare su un mazzo di carte murgiane, riformiamo anche le carte a semi francesi e visto che ci siamo anche le carte dei Tarocchi di Marsiglia dove lei diventa la Papessa.
Infine a Paolo Sorrentino si chiede una Murgia tra i serpenti dove un tempo aveva filmato Suor Maria tra i fenicotteri. E soprattutto va fatto un sacrificio e uno sforzo proprio perché la storia ci ha insegnato spesso che i culti, se ignorati o sminuiti, fanno crollare gli imperi: ricordate cosa ha fatto il cattolicesimo a Roma e la spiritualità indiana ai Beatles?
MICHELA MURGIA STRONCA FABIO VOLO
Michela potrebbe aprirci le porte all’Apocalisse dell’editoria, del resto anche a Patmos fu una rivelazione. E la Sardegna avrà un nuovo turismo: quello dell’Ave Murgy. Basta con Gramsci, Lussu e Berlinguer, devono arrivare le devote, mentre le callcenterine, i pastori, le formaggiaie, invadono l’Einaudi e la Feltrinelli sui terreni a maggese del giallo italiano, dando inizio alla grande operazione “Nostra signora dello Spasimo”.
michela murgia
viola ardone
MICHELA MURGIA
libro di michela murgia foto di bacco
teresa ciabatti 3
MICHELA MURGIA E CLAUDIA FAUSONE
paolo virzi foto di bacco (3)
CATHY LA TORRE MICHELA MURGIA
michela murgia papa francesco
il matrimonio di michela murgia 1
MICHELA MURGIA CATHY LA TORRE
roberto saviano michela murgia
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