michele foresta mago forest

“NEGLI ANNI ’80 A MILANO C’ERANO TANTISSIMI CABARET, A VOLTE TI ESIBIVI PER DUE PERSONE” – MICHELE FORESTA, IN ARTE MAGO FOREST: “D’ESTATE, PER PORTARE QUALCHE SOLDO IN FAMIGLIA FACEVO L’IMBIANCHINO. SONO ANCHE MOLTO BRAVO - FARMI PRENDERE DA ARBORE A ‘INDIETRO TUTTA’ È STATA UNA GRANDE BOTTA DI CULO. ERO ANDATO A FARE UN PROVINO AL POSTO DI UN MIO AMICO, MI SONO CAMBIATO NEI BAGNI DI UN GRANDE ALBERGO E HO FATTO UN PEZZO DEL MIO REPERTORIO DA MAGO SCALCINATO. ARBORE, FACENDOMI DA SPALLA, MI TIRAVA FUORI IL MEGLIO - ERO SCETTICO SUL ‘GIALAPPASHOW’, NON PENSAVO CHE FOSSE UNA FORMULA REPLICABILE DOPO I SUCCESSI DEL PASSATO: NON SOLO NON VOLEVO FARLO E VOLEVO CONVINCERE PURE I GIALAPPI A NON FARLO. UN RIMPIANTO? MI VOLEVA PUPI AVATI PER ‘IL CUORE GRANDE DELLE RAGAZZE’ MA AVEVO GIÀ PRESO L’IMPEGNO PER ‘HUMAN TAKE CONTROL’, UNO DEI PROGRAMMI PIÙ BRUTTI CHE HO MAI FATTO…

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Estratto dell’articolo di Renato Franco per il “Corriere della Sera”

 

[…]  il Mago Forest (nome d’arte di Michele Foresta) è un fenomeno della comicità […]

paola de benedetto mago forest

 

Possiamo definirla un cretino professionista?

«Grazie per il complimento. Come diceva De Filippo: “La comicità è l’arte di nascondere l’intenzione di far ridere”».

 

[…]  Gli inizi?

«Abitavo in un paesino, a Nicosia, in provincia di Enna, profondo sud e profonda provincia. Nascevano le prime radio libere, quella è stata la mia scintilla. Facevo già lo scemo in classe e un bel giorno i professori mi dicono: “Scusa, ma anziché fare lo scemo in classe perché non lo vieni a fare alla radio?”. Copiavo a mani basse le idee che sentivo da Arbore ad “Alto Gradimento”».

 

Nel suo curriculum c’è anche un ruolo — vero — da imbianchino.

«D’estate, per portare qualche soldo in famiglia. Sono anche molto bravo, se ha bisogno di imbiancare casa, me lo dica che vengo. All’epoca era dura, non c’era ancora lo scotch di carta, la più grande invenzione del secolo scorso».

marco santin mago forest giorgio gherarducci

 

La gavetta?

«Mi piaceva avere il cachet basso, così se all’ultimo momento mi saltava una serata ci rimanevo meno male».

 

Una serata storta?

«Negli anni ‘80 a Milano c’erano tantissimi cabaret. Bastava una pedana, un microfono che fischiasse, un faro e diventava cabaret. A volte ti esibivi per due persone».

 

Alla fine è riuscito a farsi prendere da Arbore a «Indietro tutta».

«È stata una grande botta di culo — si può dire botta? —. Ero andato a fare un provino al posto di un mio amico, mi sono cambiato nei bagni di un grande albergo e ho fatto un pezzo del mio repertorio da mago scalcinato. Arbore, facendomi da spalla, mi tirava fuori il meglio».

mago forest e i comici di gialappas show

 

Lei era scettico sul «GialappaShow», non pensava che fosse una formula replicabile dopo i successi del passato.

«Non solo non volevo farlo e volevo convincere pure i Gialappi a non farlo. Pensi che sono quello sveglio del gruppo».

 

Un rimpianto?

«Mi voleva Pupi Avati per Il cuore grande delle ragazze […] ma avevo già preso l’impegno per “Human Take Control”, uno dei programmi più brutti che ho mai fatto». […]

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