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IL MITRAGLIETTA DAL PENSIERO NON VELOCE COME L’ELOQUIO – GIOVANNI VALENTINI SUL “FATTO” INFILZA "CHICCO" MENTANA CHE DOPO 16 ANNI DI DIREZIONE DEL TG DI LA7, NON ESCLUDE DI DARE L’ADDIO ALLA RETE DI CAIRO (CHE CRESCE NEGLI ASCOLTI) LANCIANDO L’ULTIMATUM: “O LA7 DIVENTA QUALCOSA CHE POSSONO VEDERE TUTTI O IO PENSO DI POTER FARE PURE ALTRO” – “QUANDO ENRICO MENTANA USCÌ DA MEDIASET, DOPO QUASI 13 ANNI DI DIREZIONE DEL TG5 (1992-2004) E ALTRI CINQUE DI DIREZIONE EDITORIALE, SCOPRÌ DI AVER LAVORATO IN UN “COMITATO ELETTORALE”. TANTO CHE FEDELE CONFALONIERI EBBE BUON GIOCO A REPLICARE CHE SE FOSSE STATO COSÌ, MENTANA AVEVA IMPIEGATO 18 ANNI PER ACCORGERSENE. ALTRETTANTO SI POTREBBE DIRE OGGI…” – COSA FARA’ IL 71ENNE PENSIONATO MENTANA? SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA - DAGOREPORT

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Giovanni Valentini per Il Fatto Quotidiano - Estratti

ENRICO MENTANA - URBANO CAIRO

 

“O La7 diventa qualcosa che possono vedere tutti o io penso di poter fare pure altro” (Enrico Mentana, direttore del Tg di La7)

 

Quando Enrico Mentana uscì definitivamente da Mediaset, dopo quasi 13 anni di direzione del Tg5 (1992-2004) e altri cinque di direzione editoriale, scoprì di aver lavorato in quello che poi ha definito un “comitato elettorale”.

 

enrico mentana a una montagna di libri cortina

Tanto che il vecchio e saggio Fedele Confalonieri ebbe buon gioco a replicare che se fosse stato così, e in realtà lo era, Mentana aveva impiegato 18 anni per accorgersene.

 

Altrettanto si potrebbe dire oggi che il giornalista, dopo 16 anni di direzione del Tg di La7, non esclude di dare l’addio alla rete di Urbano Cairo lanciando l’ultimatum riportato nella citazione qui sopra (e probabilmente non gli avrà fatto piacere che sia stato rilanciato sui social da Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione di FdI, con tanto di logo del partito e fiamma tricolore).

 

Nessuno dubita che un professionista con l’esperienza e la notorietà di Mentana sia ancora in grado, a 71 anni di età, di trovare una nuova occupazione: per esempio, tornare a Mediaset, andare a guidare la futura rete all news dell’editore greco Kyriakou o addirittura dirigere il quotidiano Repubblica.

 

pier silvio berlusconi enrico mentana fedele confalonieri

(...) Per uno come lui, soprannominato scherzosamente “Mitraglietta” per l’abituale velocità dell’eloquio, questi due precedenti non depongono a favore di un’equivalente rapidità di pensiero.

 

Il fatto che Mediaset abbia generato il partito-azienda di Forza Italia è storicamente accertato fin dalla fatidica “discesa in campo” di Berlusconi nel 1994, quando Mentana già dirigeva il Tg5 da un paio d’anni. E a quell’epoca il telegiornale e le reti del Biscione trasmisero ampiamente i videomessaggi elettorali dell’ex Cavaliere.

 

È pur vero che La7 mostra da anni un orientamento diverso da quello del duopolio tv, avendo affidato i suoi talk show a conduttori affermati come Lilli Gruber, Giovanni Floris e Corrado Formigli. Ai quali si sono aggiunti poi Luca Telese e Marianna Aprile, quest’ultima restituita al contraddittorio televisivo dopo i cachinni radiofonici.

 

enrico mentana bersaglio mobile 2011

E, allargando il discorso ai programmi di approfondimento culturale, bisogna citare anche Corrado Augias, Aldo Cazzullo e Massimo Gramellini. Ma attribuire in blocco a una tale schiera di professionisti un orientamento omogeneo e ostile al governo, quasi sovrastasse l’informazione prodotta dal tg con cinque edizioni quotidiane, gli “speciali” e le “maratone”, appare francamente capzioso e irrispettoso della professionalità altrui. Più verosimilmente, la linea politico-editoriale dell’emittente s’è ispirata a una scelta di mercato che infatti l’ha premiata, coprendo uno spazio alternativo a quello occupato da “Raiset”.

theodore kyriakou nuovo editore di repubblica

 

Fra tutte le anomalie della giungla televisiva, dominata dallo strapotere del duopolio con tre reti generaliste per parte, un totale di quasi 6 milioni di spettatori e il 73,3% di share (37,5 Mediaset e 35,8 Rai), la “pietra dello scandalo” non può essere un’emittente come La 7 con 437mila spettatori e il 4,6%. (Dati Relazione Agcom 2026 - intera giornata). Se poi si guarda al prime time, su una somma di 13,8 milioni di telespettatori Mediaset detiene il primato (quasi 7 milioni, con uno share del 37,6); la Rai raggiunge 6,8 milioni con il 36,4; mentre La 7 registra 1,1 milioni spettatori.

MAURO CRIPPA

 

Dai dati della stessa Authority risulta anche che nel 2025 la rete di Cairo è stata l’unica in controtendenza rispetto al 2024, con un +4,6% di share e le migliori performance. E, secondo le rilevazioni Auditel, va ancora meglio quest’anno. Non sarà magari perché si differenzia dal pensiero unico dominante?

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