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ORINARE PALLIDO E ASSORTO: EUGENIO MONTALE L’HA FATTA FUORI DAL VASO! VITTORIO FELTRI E IL RICORDO DELLA POCO COMMENDEVOLE PIPÌ FATTA DAL POETA NEI BAGNI DEL "CORRIERE DELLA SERA": “VECCHIO E UN PO’ RINCOGLIONITO, MONTALE SI AFFANNAVA PER SOLLEVARSI E PISCIARE NEL LAVANDINO... NON CI ARRIVAVA. ALLA FINE, ALZANDO UNA GAMBA, CI È RIUSCITO” – IL NOBEL DI RIPIEGO: IL POETA ”RAGIONIERE” NON ERA LA PRIMA SCELTA DEL COMITATO DEL 1975, MA NEANCHE LA SECONDA O LA TERZA. IL SUO NOME SI IMPOSE SOLO ALLA FINE, GRAZIE ALLA…
Articolo di Camilla Tagliabue per “il Fatto Quotidiano” - Estratti
Trattato come un uomo di serie B proprio lui che odiava il calcio: “Nei Paesi civili questo sport sarà abolito per abbrutimento dei popoli e istigazione all’omicidio di massa”. Così la pensava Eugenio Montale (1896-1981), un Nobel di riserva e di ripiego, si scopre ora compulsando – 50 anni dopo – gli archivi dell’Accademia di Svezia:
il poeta italiano non era la prima scelta del Comitato Nobel del 1975, ma neanche la seconda o la terza… Il suo nome si impose solo alla fine, grazie alla raccomandazione del critico Henry Olsson e complice lo scandalo che l’anno prima aveva travolto gli accademici, che avevano premiato due colleghi e concittadini, Eyvind Johnson e Harry Martinson.
Proprio a causa dell’amichettismo svedese, e delle critiche ferocissime che investirono i giurati (ben tre seggi rimasero poi vacanti), la spuntò un outsider come Montale; lo documenta il giornalista Kaj Schueler sul quotidiano Svenska Dagbladet, sviscerando le carte desecretate mezzo secolo dopo: su 116 candidati per la Letteratura, quell’anno, i papabili erano Graham Greene (che mai vinse il Nobel); Saul Bellow (premiato l’anno dopo); Doris Lessing (dovette aspettare altri 32 anni per l’Alloro); Nadine Gordimer (laureata 16 anni dopo); Gabriel García Márquez (insignito sette anni dopo)...
Eugenio Montale e re Gustavo di Svezia - consegna del Nobel 12 dicembre 1975
Decisamente meno appetibili erano gli autori italiani: Riccardo Bacchelli, Anna Banti, Ignazio Silone e Alberto Moravia, sconfitto n-volte. Anche Montale non era un nome forte, ma si sa che chi entra papa esce cardinale, pure nelle segrete stanze di Stoccolma: (...)
Montale stesso fu sorpreso di ricevere il massimo blasone tanto che alla premiazione pronunciò un discorso ruvido-ligure: “Sono qui perché ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo e questo è uno dei suoi titoli di nobiltà. Ma non è il solo, essendo la poesia una malattia endemica e incurabile… Ho scritto sei volumi, oltre innumerevoli traduzioni e saggi. Hanno detto che è una produzione scarsa, forse supponendo che il poeta sia un produttore di mercanzie.
Per fortuna la poesia non è una merce”.
Poco prima di partire per Stoccolma, aveva rilasciato un’intervista al suo Corriere della Sera: “Ho sempre provato un po’ di vergogna a sentirmi chiamare poeta.
Negli alberghi mi sono sempre qualificato come giornalista”.
Vergogna massima però la sentiva quando lo appellavano “ragioniere”, lui che aveva ottenuto la licenza all’Istituto tecnico a Genova. Sua sorella, e prima mentore, Marianna ricordava: “È così seccato! Per farlo arrabbiare bisogna chiamarlo ‘ragioniere’. Da piccolo non poteva applicarsi... e così non gli abbiamo fatto fare gli studi classici”.
(...) Tra i pettegolezzi, però, è Vittorio Feltri a spifferare quello più triviale, rammentando del poeta – allora suo collega – una poco commendevole pipì nei bagni del Corriere: “Vecchio e un po’ rincoglionito, si affannava per sollevarsi e pisciare nel lavandino... Non ci arrivava. Alla fine, alzando una gamba, ci è riuscito”… Ecco, “non chiederci la parola che squadri da ogni lato”, eccetera.
Eugenio Montale - consegna del premio Nobel 12 dicembre 1975
VITTORIO FELTRI A UN GIORNO DA PECORA
eugenio montale
Eugenio Montale e re Gustavo di Svezia - consegna del Nobel 12 dicembre 1975
WERNER BLASER PIERO OTTONE EUGENIO MONTALE
29 eugenio montale
MONTALE
PIERO OTTONE EUGENIO MONTALE (1)
Eugenio Montale e re Gustavo di Svezia - consegna del Nobel 12 dicembre 1975
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