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IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - CI LASCIA TONY RAYNS, 77 ANNI, IMPORTANTE CRITICO INGLESE CHE TANTO AVEVA AMATO E TANTO SI ERA DEDICATO ALLA DIVULGAZIONE E AL RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE DEL CINEMA ASIATICO, FIN DAI PRIMISSIMI ANNI ’70 – CRITICO, STORICO DEL CINEMA, MA ANCHE TRADUTTORE, COLTISSIMO COLLABORATORE DI FESTIVAL INTERNAZIONALI, I SUOI ARTICOLI SUI FILM DI LO WEI, CHU YUAN, LEN SO, MI APRIRONO GLI OCCHI QUANDO ARRIVÒ LA PRIMA ONDATA DI FILM DI KUNG FU ANCHE IN ITALIA E NON SI RIUSCIVA A CAPIRNE ESATTAMENTE IL VALORE NÉ LE LOGICHE PRODUTTIVE. NESSUNO PRIMA DI LUI IN OCCIDENTE, PARLIAMO DEGLI ANNI ’70, LI AVEVA TRATTATI IN MANIERA CRITICA…

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Marco Giusti per Dagospia

 

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E’ commovente vedere come tanti celebri registi asiatici hanno ricordato la scomparsa improvvisa di Tony Rayns, 77 anni, importante critico inglese che tanto aveva amato e tanto si era dedicato alla divulgazione e al riconoscimento internazionale del cinema cinese, hongkonghese, giapponese, coreano, asiatico tutto, fin dai primissimi anni ’70.

 

Critico, storico del cinema, ma anche traduttore, coltissimo collaboratore di festival internazionali, vero e proprio ponte tra l’Asia e l’Occidente ancora prima dell’arrivo di Marco Muller.

 

Giovane critico della innovativa rivista inglese “Monthly Film Bulletin”, assieme a firme come Richard Combs, Tom Milne, David MacGillivrey, si occupava principalmente di cinema sperimentale internazionale, ma anche di cinema d’autore più strano, dal Jodorowsky di “El Topo” al Fellini di “Toby Dammit”, dallo Spielberg di “Duel” ai primi film di Cronenberg, quando diventa il primo e principale esperto inglese dell’emergente cinema di arti marziali di Hong Kong.

 

Confesso che i suoi articoli, pubblicati su “Monthly Film Bulletin”, sui film di Lo Wei, Chu Yuan, Len So, mi aprirono gli occhi quando arrivò la prima ondata di film di kung fu anche in Italia e non si riusciva a capirne esattamente il valore né le logiche produttive. Nessuno prima di lui in Occidnete, parliamo degli anni ’70, li aveva trattati in maniera critica.

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Quando arrivarono i grandi autori asiatici, da Wong Kar Wai a Jian Zhangke, il suo ruolo fu fondamentale per portare ai festival occidnetali i loro film. Da sceneggiatore scrisse  “Away with Words”, opera prima di Christopher Doyle, direttore della fotografia dei film di Wong Kar interpretato da Asano Tadanobu, un film un po’ confuso ma affascinante. Caduto dalle scale mentre era solo a casa, la morte di Tony Rayns ha molto colpito i suoi amici registi.

 

Questo ha scritto Jia Zhangke:  “Caro Tony, non ho avuto modo di dirti ‘grazie’ o ‘mi dispiace’ prima che te ne andassi. Nei ventotto anni in cui ci siamo conosciuti, sono sempre stato io a rivolgermi a te per chiedere aiuto: che si trattasse dei sottotitoli per i miei film o di questioni su cui avevo bisogno della tua guida. Il mio lavoro non avrebbe potuto realizzarsi senza di te, eppure spesso ti ho trascurato.

 

Viaggiavi da solo, guardavi film da solo, ti sentivi a casa ovunque, fumavi da solo, ti preoccupavi da solo. Credo che avrei dovuto chiamarti più spesso, non per parlare di lavoro, ma semplicemente per chiederti come stavi. Eri un libero cittadino del regno del cinema, eppure nel 1999 mi dicesti che avrei dovuto restare a lavorare nel mio Paese. Ora mi trovo a Yantai e guardo un mare dai contorni sfumati.”

 

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E questo ha scritto oggi un altro grande maestro del cinema, Apichatpong Weerasethakul: “Tony, sei stato la prima persona che, in un cinema di Bangkok nel 1999, ha accolto uno sconosciuto con una videocassetta e l'ha guardata davvero. Sei rimasto tra i primi a vedere i miei film, offrendo consigli e sostegno per quasi tre decenni. Dicevi quanto fosse difficile scrivere di quelle pellicole, eppure le capivi meglio di me.

 

Mio caro amico, sei la linfa che spinge molti di noi ad andare avanti. Ti ringrazio per i momenti trascorsi a Tai Wu e per gli altri pasti cinesi consumati in giro per il mondo, tra una chiacchiera e l'altra sulla nostra caotica famiglia del cinema. Mi manca poterti toccare la pancia, un modo silenzioso per chiederti: "Come stai, zio?". Nient'altro. Ma le luci che hai acceso restano vive in questa notte silenziosa.”

 

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E questo scrive Wong Kar Wai su “Variety”:  “Il mio ultimo incontro con Tony avvenne una sera a Busan molti anni fa. Eravamo entrambi troppo ubriachi e non abbiamo mai avuto l'occasione di salutarci come si deve. Per decenni, sulle pagine di Sight and Sound, Time Out e della rivista indipendente Cinema Rising, Tony ha guardato, scritto e tradotto.

 

 Spirito libero nel mondo del cinema, ha guidato festival, accompagnato il pubblico e preservato ciò che sarebbe potuto andare perduto così facilmente: le sfumature, l'arguzia, il silenzio tra le parole. Ha reso familiare ciò che era straniero senza mai privarlo della sua anima. Riposa in pace, Tony. Grazie per i tuoi anni di supporto e per la tua onestà senza riserve, per le quali ti sarò eternamente grato”.

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