angela luce

IL NECROLOGIO DEI GIUSTI – NESSUNO CANTAVA “SO’ BAMMENELLA 'E COPP' 'E QUARTIER" COME ANGELA LUCE, CELEBRE, AMATISSIMA, ESUBERANTE CANTANTE E ATTRICE DI CINEMA E TEATRO MORTA IERI NELLA SUA NAPOLI DOVE ERA NATA NEL 1937 - IN OLTRE SESSANT’ANNI DI ATTIVITÀ, AVEVA OTTENUTO TUTTO O QUASI TUTTO QUEL CHE CERCAVA NEL MONDO DELLO SPETTACOLO. AMATISSIMA DA TOTÒ, CHE LA VOLLE NEI SUOI FILM, COME IN “SIGNORI SI NASCE” (RICORDATE IL BACIO SULLE “GUANCE”?), RECITÒ CON TUTTI I NOTRI GRANDI ATTORI - BELLA E PROVOCANTE, CAPACE DI TENER TESTA A QUALSIASI COMICO E CAPOCOMICO, AVEVA ATTRAVERSATO TUTTA LA SCENA DELLA COMMEDIA ALL’ITALIANA… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

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Nessuna cantava come lei “So' Bammenella 'e copp' 'e Quartiere” di Raffaele Viviani, forse Lucio Amelio poteva essere accostato a lei, che ne faceva una versione che oggi si direbbe queer. Ma Angela Luce, celebre, amatissima, esuberante cantante e attrice di cinema e teatro, che è morta ieri nella sua Napoli dove era nata nel 1937, ne fece un successo difficilmente superabile quando la cantò nello spettacolo “Napoli notte e giorno”, dedicato a Viviani, diretto da Giuseppe Patroni Griffi nel 1967.

 

In oltre sessant’anni di attività, Angela Luce, che era nata come Angela Savino, aveva ottenuto tutto o quasi tutto quel che cercava nel mondo dello spettacolo.

 

angela luce toto' in signori si nasce

Cantante alla Piedigrotta a quattordici ani, giovane attrice nei film napoletani degli anni ’50, come “Ricordati di Napoli” di Pino Mercanti e “La sposa” di Edmondo Lozzi, prodotto da Roberto Montillo, due anni di “Scarpettiana”, quattro nella compagnia di Eduardo, quattro in quella di Peppino, quattro in quella di Nino Taranto, il Teatro Bracco.

 

Amatissima da Totò, che la volle nei suoi film, da “Signori si nasce” (ricordate il bacio sulle “guance”?) a “Letto a tre piazze” a “Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi”, recitò con tutti i nostri grandi attori, Alberto Sordi ne “Il vedovo” e “Gastone”, Tognazzi e Vianello in “A noi piace freddo…!”, Peppino e Eduardo in “Ferdinando I° re di Napoli”,

angela luce malizia

Tognazzi e Gassman in “La marcia su Roma”, Nino Manfredi in “Gli anni ruggenti”, Franchi e Ingrassia in “Due mafiosi contro Al Capone” e “Ma chi t’ha dato la patente”, dove si dimostra attrice comica di gran classe in coppia con Franco Franchi, col quale preparò un’esibizione nel 1970 al Festival di Napoli con la canzone “’O divorzio”, quando di divorzio non si poteva neanche parlare.

 

 Commedie popolari dirette da maestri come Steno, Dino Risi, Luigi Zampa, Mario Mattoli, Giorgio Simonelli. Ma da subito alternò le commedie e i film comici con opere drammatiche, come “Morte di un amico” di Franco Rossi, “Lo straniero” di Luchino Visconti dal romanzo di Camus, “Addio fratello crudele” di Giuseppe Patroni Griffi dall’opera di John Ford, tv di qualità come “Il cappello del prete” di Sandro Bolchi, il varietà con “Al cavallino bianco”.

 

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Se ventenne, bella e provocante, capace di tener testa a qualsiasi comico e capocomico, aveva attraversato al cinema tutta la scena della commedia all’italiana e a teatro era passato dalla scuola dei De Filippo al musical del Sistina, da “Rugantino” con Nino Manfredi a “Venti zecchino d’oro” con Renato Rascel, imponendosi anche come brava attrice drammatica in “Annella di Porta Capuana” nel 1963, a teatro e nel 1965 in tv, “Peppino Girella” di Eduardo nel 1963, cambia registro nei primi anni ’70, con la sua apparizione, assolutamente provocante, ne “Il Decameron” di Pier Paolo Pasolini dove incarna un personaggio di trentenne provocante e infedele Perenella.

 

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Trionfo della carne, che lasciò tutti con occhi sbarrati per il suo nudo totale imprevisto. Un nudo, come lei stessa ricordò, che non le aveva dato alcun fastidio. "Pasolini era il simbolo della cultura, un gentiluomo. Per lui mi svestii sena alcuna esitazione. Peronella era un personaggio senza inibizioni”.

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Questo la aprì in ruoli di donna diversa e più matura, come dimostrarono anche le sue apparizioni in “Homo Eroticus” di Marco Vicario, “Malizia” di Salvatore Samperi e in “Il gioco della verità” di Michele Massa. Continuò però a fare scene madri a teatro e in tv. Svenne uscendo dal palco al Festival di Napoli del 1973 dopo la sua esibizione, cantava “Tu vvoi cchiù”, dove si identificò troppo in quello che cantava, la passione di una donna resa schiava dall’amore per un uomo. Fu al centro delle polemiche anche sa Sanremo nel 1975 con “Ipocrisia”.

 

Dette scandalo con un decolleté parecchio vistoso nel programma di Rai Uno del 1975, “Spacca 15”, anche perché Pippo Baudo era l’unico alto in grado di vederlo bene. Se ne uscì con una battuta divertente ma un po’ greve, “La fortuna di essere alti”, guardando sotto… Molto fece per lei Giuseppe Patroni Griffi che la volle in “Napoli notte e giorno nel 1967, poi in “Napoli chi resta e chi parte” nel 1975, dove però, dopo l’esordio a Spoleto, alla prima milanese del 1977 si rifiutò di andare per dissapori con il coprotagonista Massimo Ranieri.

alessandro momo angela luce in malizia

 

E soprattutto perché a Ranieri avevano dato il camerino più importante e nei cartelloni il solo nome che brillava era quello del giovane cantante napoletano e non il suo. Venne sostituita da Angela Pagano, ma poi Patroni Griffi cambiò idea e cercò di convincerla a tornare, a fare pace, in tutti i modi. Scatenando le ire della Pagano contro la Luce, ovviamente, che le dette di “cantante mediocre e provinciale”.

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Al cinema viene scelta da Renato Pozzetto per il suo esordio alla regia nel film a episodi “Io tigro, tu tigri, egli tigra” nel 1978. Fu Ciro Ippolito a imporla come coprotagonista assieme a Mario Merola della sceneggiata più famosa di tutto il genere, “Lacrime napulitane”, diretta nel 1985 dallo stesso Ippolito. E l’immagine Merola-Luce fu quella vincente del film, che venne pure invitato a Berlino e all’epoca ebbe critiche notevoli da parte di critici come Tullio Kezich e Giovanni Grazzini.

 

Nanni Loy la chiama nel film a episodi “Pacco, doppio pacco e contropaccotto”. Presa dalla canzone e dal teatro, Angela Luce torna al cinema anni dopo grazie a Mario Martone che la volle come mamma della protagonista, Anna Bonaiuto, in “L’amore molesto”, tratto dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, che venne presentato in concorso al Festival di Cannes nel 1995, e per il quale vinse il David di Donatella da non protagonista.

 

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Anche qui una scena di nudo della Luce, più che cinquantenne fece storia. Non girerà molto negli anni successivi, in realtà, anche se la chiamò nel 2005 Pupi Avati per “La seconda notte di nozze”, e John Turturro recuperò in “Passione” nel 2010 una sua registrazione di “Bammenella”. Del resto anche quando la invitai a Stracult qualche anno fa, la cantò. Benissimo. 

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