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IL NECROLOGIO DEI GIUSTI – SE NE VA A 94 ANNI IL REGISTA FRANCESE JEAN-PAUL RAPPENEAU, UNO DEI MAGGIORI PERFEZIONISTI DEL CINEMA INTERNAZIONALE, COME DIMOSTRA IL SUO CAPOLAVORO, “CYRANO DE BERGERAC” - AMAVA DIRE “MI PIACE CREDERE CHE SONO UNO SPETTATORE CHE FA FILM”. MA L’ELEGANZA QUASI NATURALE DELLE SUE PELLICOLE, LA CURA NEI DIALOGHI E NEI MOVIMENTI DI MACCHINA, DIMOSTRANO CHE NON ERA SOLO UNO SPETTATORE - CON RAPPEANU SE NE VA UN MODO DI FARE CINEMA DI GRANDE CLASSE E PROFESSIONALITÀ, DOVE OGNI INQUADRATURA, OGNI BATTUTA, OGNI ATTORE ERA FRUTTO DI LAVORO E DI INTELLIGENZA… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Se ne va a 94 anni Jean-Paul Rappeneau, celebrato regista francese di pochi film, ma tutti incredibilmente ben scritti e costruiti. Uno dei maggiori perfezionisti del cinema internazionale, come dimostra quello che è di fatto il suo capolavoro, il “Cyrano de Bergerac”, 1990, scritto con Jean-Claude Carrière dall’opera di Rostand con un grandioso Gerard Depardieu e Anne Brochet, che vinse 10 Césars e venne candidata dalla Francia all’Oscar come miglior film straniero.
Amava dire “Mi piace credere che sono uno spettatore che fa film”. Ma l’eleganza quasi naturale dei suoi film, la cura nei dialoghi e nei movimenti di macchina, dimostrano che non era proprio solo uno spettatore. Nato a Auxerre nel 1932, entra nel cinema nei primi anni ’50 come secondo assistente.
Ma l’incontro più importante è con due registi che lo formeranno, Philippe De Broca, maestro del cappa e spada e della commedia, per il quale scrive con altri nel 1964 “L’uomo di Rio” con Jean-Paul Belmondo e Françoise Dorleac e dieci anni dopo lo strepitoso “Come si distrugge la reputazione del più grande agente segreto del mondo” con Belmondo e Jacqueline Bisset, e Louis Malle, per il quale scrive “Zazie nel metro” e “Vita privata”.
gerard depardieu in cyrano de bergerac
Da sceneggiatore collabora a “saint-Tropez Blues” di Marcel Moussy, a “Gli amanti dell’isola” di Alain Cavalier, al pasticciato “Marco Polo” diretto in parte da Raoul Levy, poi da Denys de La Patellière e Noël Howard, pensato per Alain Delon e finito con Hoirst Buchholz.
Il suo film di esordio, “L'armata sul sofà” (“La vie de château”, 1966) con Catherine Deneuve, Pierre Brsseur e Philippe Noiret, una commedia ambientata negli ultimi giorni della guerra che vede protagonisti un gruppo di aristocratici, vanta la sceneggiatura di grandi nomi dello spettacolo francese come Alain Cavalier, Claude Sautet e Daniel Boulanger, oltre a Rappeneau stesso.
Dimostrò già una padronanza di regia che per un esordiente era piuttosto rara. Fu un successo maggiore la commedia storica ambientata negli anni del Terrore, “Gli sposi dell'anno secondo” (“Les Mariés de l'an II”, 1971), ancora scritto con Boulanger e Sautet interpretato da Jean-Paul Belmondo, Marlene Joubert e Laura Antonelli.
jean paul rappeneau in il mio uomo e un selvaggio
Scrive con Jean-Loup Dabadie e sua moglie Elizabeth “Il mio uomo è un selvaggio” (“Le sauvage”, 1975) una commedia girata in Venezuela con Yves Montand e Catherine Deneuve che interpretano una coppia alla Hepburn-Tracy, Tony Roberts e Dana Wynter. Fu un successo anche la successiva commedia “Che cavolo mi combini papà?!!” (“Tout feu, tout flamme”, 1982) con Isabelle Adjani, Yves Montand, Alain Souchon, Jean-Luc Bideau, e Lauren Hutton.
Ci troviamo davanti a un’opera maggiore, che dimostrò quanto potesse dare al cinema il regista con “Cyrano de Bergerac” (1990), con Gerard Depardieu, Vincent Perez, Anne Brochet, che vinse un Oscar per i costumi di Franca Squarciapino, ben 10 Césars, e un premio a Cannes per l’interpretazione di Depardieu.
Era costruito nello stesso modo il successivo “L'ussaro sul tetto” (“Le Hussard sur le toit”, 199, scritto con Jean-Claude Carrière e Nina Companeez, tratto dal romanzo di Jean Giono interpretato da Olivier Martinez, Juliette Binoche, Pierre Arditi e Claudio Amendola. Ebbero meno fortuna i suoi due ultimi film, “Bon Voyage” (2003), con Gerard Depardieu, Isabelle Adjani e “Belles familles” (2015) con Mathieu Amalric, Marina Vacht, Gilles Lellouche, Karin Viard.
Con Rappeeanu se ne va un modo di fare cinema di un certo cinema francese di grande classe e professionalità dove ogni inquadratura, ogni battuta, ogni attore era frutto di lavoro e di intelligenza.
jean paul rappeneau 3
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