nicola piovani

“CON ‘LA VITA E’ BELLA’ BENIGNI HA AVUTO CORAGGIO CONTRO IL PARERE DI MOLTI CONSIGLIERI CINEMATOGRAFARI CHE CERCAVANO DI DISSUADERLO...” – NICOLA PIOVANI: "DA FEDERICO FELLINI HO IMPARATO L'ARTE DI ASCOLTARE: E' SAGGIO ASCOLTARE MOLTO E GIUDICARE POCO. OGGI INVECE E' MOLTO DIFFUSA LA SMANIA DI EMETTERE PAGELLE, LA FRETTA DI CATALOGARE OGNI NOVITA': BUONO-CATTIVO, GIUSTO-SBAGLIATO, BELLO-BRUTTO. QUESTA SUPERFICIALITA' CI PORTA A NON CAPIRE LA REALTA'..." 

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Articolo di Francesca Schianchi per “la Stampa” - Estratti

 

C'è il ricordo di Federico Fellini – «ascoltatore attentissimo» –, quello del grande amico Vincenzo Cerami, l'omaggio a Roberto Benigni e agli Oscar vinti insieme per La vita è bella.

nicola piovani

 

Ci sono aneddoti, racconti ed emozioni di una carriera lunga oltre cinquant'anni, nel concerto Note a margine che il compositore, pianista e direttore d'orchestra Nicola Piovani porta a Parigi lunedì 2 febbraio al Théâtre de la Ville «Sarah Bernhard».

 

Accompagnato dal sassofono di Marina Cesari, dal contrabbasso di Marco Loddo e dalle percussioni di Vittorino Naso, porta in scena «un concerto teatrale», come lo descrive, «in cui parlo delle musiche che andiamo a suonare: alcuni racconti su come sono nate certe partiture possono aiutare l'ascolto, a metterne a fuoco dettagli». 

 

Partiamo allora dall'inizio della sua carriera: qual è stato il primo incontro importante? 

«La mia vita da musicista è stata molto fortunata. A 23 anni, quando sognavo di fare musica per il cinema, incontrai Silvano Agosti che, chissà perché, decise di affidarmi la musica del suo secondo film, N. P. -Il segreto. Il primo lo aveva musicato Ennio Morricone». 

 

Eredità pesante. 

«Negli anni seguenti, Morricone ed io siamo diventati molto amici, ma non gli ho mai chiesto cosa fosse accaduto nella lavorazione fra lui e Agosti, chissà... Comunque quel mio primo film lo vide Marco Bellocchio, che decise di affidarmi la musica di Nel nome del padre. E dopo, un film tira l'altro. Devo alla spericolatezza di Agosti se poi ho musicato più di duecento pellicole». 

 

Che ricordo conserva di Ennio Morricone? 

nicola piovani

«Le racconto un aneddoto: in uno dei primi film che ho musicato, avevo un problema tecnico su come scrivere la parte di chitarra. Chiesi consiglio a lui, che fu molto generoso con me esordiente. E lo è sempre stato, fino agli ultimi giorni: è stato prima un maestro paterno, in seguito un amico fraterno. Quando è diventato direttore artistico della Iuc (Istituzione universitaria dei concerti, ndr), una delle prime iniziative è stata commissionarmi un concerto. Gesto prezioso». 

 

Tra i duecento film che ha musicato ci sono Intervista, Ginger e Fred e La voce della luna di Federico Fellini. Cosa ha imparato da lui? 

«L'arte di ascoltare: quanto saggio sia ascoltare molto e giudicare poco. Oggi è molto diffusa la smania di emettere pagelle, la fretta di catalogare ogni novità: buono-cattivo, giusto-sbagliato, bello-brutto. Questa superficialità ci porta a non capire la realtà. 

nicola piovani roberto benigni

Personalmente l'istinto al derby, i nostri-i loro, me lo riservo per il tifo calcistico». 

 

Tra gli altri maestri con cui ha lavorato c'è lo scrittore e sceneggiatore Vincenzo Cerami. Che figura è stata per lei? 

«Vincenzo è stato un grande amico, ma anche colui che, per riflesso, mi ha aiutato a mettere a fuoco la mia poetica musicale». 

 

(...)

 

Con Cerami avete lavorato insieme a Benigni a La vita è bella, che l'ha portata alla consacrazione dell'Oscar. Com'è nata quella musica? 

«Un po' come tutte le altre: quando ci lavoravo, a tutto pensavo meno che ai premi. 

L'idea di un riconoscimento internazionale era lontanissima. È una musica nata da un grande amore per il film, dal rispetto profondo per il tema che tratta, e dall'ammirazione per il coraggio di Roberto Benigni». 

 

Perché il coraggio? 

«Perché con quella scelta metteva in gioco se stesso contro il parere di molti consiglieri cinematografari che cercavano di dissuaderlo: è un'impresa troppo ardita, dicevano». 

nicola piovani

 

E invece. Ma di tanti ricordi, qual è quello che ancora la emoziona? 

«Risale al 1994. Diressi a Johannesburg l'orchestra sinfonica di Pretoria, in un concerto di mie musiche. Era finita da pochi mesi l'apartheid: per la prima volta, in un'orchestra di bianchi suonavano musicisti neri. In sala, il pubblico bianco era in parte incuriosito, in parte preoccupato, in parte rassegnato.

 

Alla fine, durante gli applausi, senza pensarci su abbracciai una cantante nera che veniva da Soweto. Quell'abbraccio imprevisto era un gesto inconsueto: fu accolto dalla platea con un "oooh" scivolato poi in un battimani. Un episodio così, come faccio a scordarmelo?». 

 

Ora, il concerto di lunedì fa parte delle celebrazioni del gemellaggio della capitale francese con quella italiana. 

 

(…)

E qualcosa che ancora non è in programma ma si ripromette di fare? 

«Un'Opera su Pirandello che ho in animo da tempo. Chissà, forse troverò qualche teatro coraggioso che me la farà fare». 

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