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“NON MI SONO CURATO DELLA POLEMICA SU MICHELA MURGIA” - MICHELE MARI, VINCITORE DEL PREMIO STREGA, TORNA SULLE PAROLE CHE AVREBBE DEDICATO ALLA SCRITTRICE SARDA SCOMPARSA (“ERA INCATTIVITA DALLA SUA BRUTTEZZA”): “NON MI SONO MAI RIFERITO A LEI. MIO, INFATTI, ERA UN DISCORSO GENERALE: CHI NON SI SENTE APPREZZATO, PER IL PROPRIO ASPETTO FISICO O PER ALTRO, FREQUENTEMENTE REAGISCE SVILUPPANDO UNA CAPACITÀ CREATIVA E REATTIVA PIÙ FORTI, MI SONO SCUSATO PER EDUCAZIONE: SE DICI QUALCOSA CHE FERISCE QUALCUNO, E' DOVEROSO CHIEDERE VENIA. E IO L'HO FATTO PER AVER FERITO, NON PER AMMETTERE UNA COLPA..."

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Simonetta Sciandivasci per la Stampa - Estratti

 

MICHELE MARI

Michele Mari non sa sorridere, dice, ma divertirsi sì e lo ha fatto per un mese, il tempo che gli è servito per scrivere il romanzo con cui ha vinto l'80esimo Premio Strega con 190 preferenze, I convitati di pietra (Einaudi). Parecchio sotto la sua media, comunque un tempo assai breve: la maggior parte dei romanzi l'ha scritta in 4 o 5 mesi. A durare anni, invece, è il tempo che lascia passare tra un libro e l'altro.

 

È uno dei pochi scrittori contemporanei che passa più tempo a non scrivere che a scrivere, sebbene scrivere gli piaccia enormemente: «Quando lo faccio, sento che la mia vita ha più senso, è più intensa: sono maggiori la commozione, l'intuizione, le emozioni. E poi scrivere mi garantisce un premio immediato, una ricompensa per il lavoro: il divertimento. (…)

 

MICHELA MURGIA IN VERSIONE SANTA

Lo hanno tartassato per i sorrisi mancati, e il torvo scrittore è diventato un meme, ma è rimasto fedele alla sua linea.

 

Non si è mai esposto su questioni collettive, non ha mai partecipato al dibattito pubblico e quando le sue parole su Michela Murgia («era incattivita dalla sua bruttezza») sono diventate centrali nel medesimo dibattito pubblico, lui prima ha taciuto, poi ha dichiarato di non averle mai dette e di scusarsi con la scrittrice con cui le avrebbe pronunciate, Teresa Ciabatti. E poi nient'altro. Non è tornato sull'argomento, non ha voluto discuterne.

 

Però ne ha discusso tutta l'Italia: un bene o un male?

«Quando ho avvertito il montare della marea, mi sono estraniato. Non ho seguito più niente, quindi non so se qualcosa di virtuoso sia stato detto o sia persino nato da quella discussione. Io so che avrei preferito che non ci fosse».

 

MICHELE MARI

Ma lei si è scusato.

«Per educazione: se dici qualcosa che ferisce qualcuno, ritengo sia doveroso chiedere venia. E io l'ho fatto per aver ferito, non per ammettere una colpa».

 

Ha detto di non essersi mai riferito a Murgia.

«Il mio, infatti, era un discorso generale: chi non si sente apprezzato, per il proprio aspetto fisico o per altro, frequentemente reagisce sviluppando una capacità creativa e reattiva più forti».

 

Visto che non ha seguito la polemica, la informo che ha riacceso il dibattito su quanto sia lecita la distinzione tra artista e uomo.

«Lo dice a qualcuno che fa ancora fatica a realizzare quello che è successo due sere fa in Campidoglio. E non solo per la festa, il risultato, ma perché mi sembra che la trance agonistica entro cui ho vissuto gli ultimi mesi, non volga ancora al termine.

teresa ciabatti 3

 

Le interviste continuano, lo Strega Tour riprende. E allora provo un sentimento straniante, mi sembra che tutto stia capitando a un'altra persona che si chiama Michele Mari ma che non sono io. Immagino che tutto si appianerà quando stabiliremo che a vincere non sono stato io, ma il libro. Fino ad allora, temo che vivrò questa dissociazione. Allora, più che credere nella distinzione tra uomo e artista, semplicemente, la vivo».

 

MICHELE MARI

Concordava con De Gregori quando ha detto che non è necessario che un artista si esprima su Gaza?

«Io non direi mai che un artista (o chiunque altro) non debba esprimersi, bensì che un artista, come chiunque altro, può non prendere posizione. E soprattutto penso che, se lo fa, debba farlo in quanto cittadino, non in quanto artista, proprio perché ritengo che essere un artista non comporti obbligo di esposizione. Se così fosse, alimenteremmo una concezione pedagogica dell'atto creativo che mi fa tremare».

teresa ciabatti 2

 

Uno scrittore è un artista?

«Certo. Però invidio gli artisti che possono creare a prescindere dalla verbalizzazione, che hanno strumenti diversi dalle parole per esprimersi. Invidio musicisti e pittori, perché le parole le usano tutti, anche chi non scrive, mentre alle note può ricorrere solo chi le sa usare».

(…)

 

E come uomo?

«Più che ossessioni, ho aspirazioni: la serenità, la pace, l'oblio».

 

 

michele mari 4

C'è un atto di forza ne I convitati di pietra: il tempo esterno non influisce sulle vite dei protagonisti, i 30 compagni di scuola che si danno appuntamento ogni anno investendo soldi che poi si spartiranno i tre che sopravvivono. Dal 1975 al 2050, il mondo fuori scompare.

«Sì. Nel mio libro il tempo dei componenti della III A viene vissuto solo in negativo come sottrazione di vita, di futuro, e come fonte di offese e ingiurie ai corpi. Volutamente, tutto si svolge come in una bolla.

 

michela murgia

Ho detto volutamente ma è un avverbio che corrisponde alla mia approvazione di quello che ho fatto a posteriori e non a un'intenzione. Ne ho preso atto quando qualche lettore mi ha fatto notare che diverse cene si sono svolte in anni di lockdown, quando cenare al ristorante in tanti era impossibile e io, pur rendendomi conto della brutalità della risposta, ho detto:

 

in questo libro il Covid non esiste e mi prendo questa responsabilità in virtù del potere auto-riferito della letteratura, della arroganza con cui certi autori pongono di fronte a invenzioni mirabolanti i propri lettori, e gli dicono solo: credetemi perché ve lo dico io».

 

Siamo più vicini a chi siamo, da giovani o da vecchi?

«Tra i 5 e i 13 anni».

 

Il suo è un libro sul diventare cinici o sul diventare vecchi?

MICHELE MARI

«Su cosa si diventa disposti a fare per mantenersi vitali, per non perdere il senso del proprio esserci e della pienezza dell'esistere».

michele mari cover i convitati di pietra