DAGOREPORT - IL “NON POSSUMUS” DI GIORGIA MELONI ALL’ATTERRAGGIO DEGLI AEREI STATUNITENSI ALLA BASE…
PAOLO GUZZANTI MEMORIES – ‘’COME RACCONTO NEL MIO NUOVO LIBRO, “FIGLI DEL SECOLO”, CARLO DE BENEDETTI AVEVA GIÀ AIUTATO SILENZIOSAMENTE ‘’REPUBBLICA’’ NEI PRIMI ANNI DELLA SUA ESISTENZA PERCHÉ ERA IN BANCAROTTA. E QUANDO, ANNI DOPO, SCALFARI E CARACCIOLO, ANDARONO AD ARCORE A SUONARE ‘’LA RAPSODIA IN BLUE’’ DI GERSHWIN A QUATTRO MANI CON CONFALONIERI, PER DIRE AL CAVALIERE “SE VUOI, REPUBBLICA È TUA…”, DE BENEDETTI DI CERTO NON NE FU CONTENTO. INFATTI, QUANDO LO RITENNE OPPORTUNO, E SIAMO NEL 1996, L’INGEGNERE LICENZIÒ SCALFARI DURANTE UNA CENA A CASA DI CARLO CARACCIOLO - PER SALVARE LA FORMA, E RENDERE LA CACCIATA MENO BRUTALE, SCALFARI OTTENNE CHE VENISSE APPOSTA LA DICITURA “GIORNALE FONDATO DA EUGENIO SCALFARI” SOTTO LA TESTATA” - ''CERNO? IL MIGLIOR GIORNALISTA, OGGI" - E A PROPOSITO DI BERLUSCONI, PERTINI, COSSIGA, EZIO MAURO, CASO MITROKHIN, D'AVANZO...
Francesco Melchionda -
https://perfideinterviste.it/paolo-guzzanti-liberal-liberista-libertino/
Estratti
Negli anni Ottanta, dopo che l’eco degli spari e degli ammazzamenti delle Brigate Rosse cominciava ad essere dimenticata, a tratti cancellata dalla nostra debole memoria, il Paese, sembrava tornato alla normalità, quasi votato all’allegria e alla festa. Gli italiani, in effetti, per nulla interessati al futuro, godevano e spendevano, felici di indebitarsi fino allo strozzinaggio, al ritmo della dance music.
Nel frattempo, il quotidiano La Repubblica, dopo gli stenti iniziali e la paura – seria – di non farcela, si apprestava a diventare il primo quotidiano, complice anche lo scandalo della P2, che aveva coinvolto Il Corriere della Sera.
Di quella stagione, turbolenta ed elettrizzante, ma ormai sbiadita, Paolo Guzzanti è stato, nonostante la giovane età, uno dei testimoni più interessanti e originali. Benvoluto da Scalfari, scorrazzava, in lungo e largo per lo Stivale, libero di raccontare pressoché tutto quello che voleva e vedeva.
Quando, agli inizi del nuovo millennio, decise di cedere alle lusinghe politiche del Cavaliere, i suoi amici-nemici non facevano altro che ripetere: “ah, com’è cambiato…! Ah, Guzzanti, sapeste quant’era bravo ai tempi di Repubblica…”
Su di lui ne hanno dette di tutti i colori, lo hanno accusato di trasformismo e di essere una banderuola… e proprio da qui nasce la mia curiosità di conoscerlo e raccontarlo.
Forse, togliendo il velo del fanatismo e dell’ottusità, Scalfari e Berlusconi, non erano poi così lontani e diversi come gli ultras hanno provato a farci credere. Così posso immaginare che per Guzzanti, sostenitore, al pari di Scalfari, del libertinaggio e del mutar idea senza troppe fisime e pentimenti, non deve essere stato poi così difficile accettare lo scranno di Forza Italia.
Nonostante il traguardo delle novanta primavere non sia poi così lontano, quando l’ho incontrato, non ho colto chissà quale segno di nostalgia sul suo viso, anzi. Considerando gli inevitabili fallimenti, ma anche i torti subiti, nelle sue parole non ho sentito risentimento, rabbia, o frustrazione.
Dalle colonne del fu glorioso Giornale, in effetti, le sue note provano a fare un po’ d’ordine su fatti e ricordi, che, in qualche modo, l’hanno visto talvolta attore, altre spettatore interessato.
E, pur condividendo poco alcuni tratti della sua strada tortuosa e piena zeppa di trappole e buche, soprattutto nella politica, mi diverte molto pensare, e sapere, che gli ortodossi, a destra e a sinistra, provino una certa irritazione dinanzi alle irriverenze del Libertino…!
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vasilij mitrokhin, archivista kgb
Non si è vergognato di aver presieduto la commissione Mitrokhin, visti i risultati ottenuti, cioè nulla?
E lei non si vergogna a fare una domanda del genere senza dire di che cosa dovrei vergognarmi? Prima di fare una domanda a un uomo che ha servito il Parlamento con risultati concreti e subito insabbiati. Mi considero un servitore della democrazia tradito dai politici. Ma anche un ingenuo eroe.
Addirittura? Non esageriamo…
E’ stato lei a chiedermi se non mi fossi vergognato. L’obiettivo della commissione bicamerale Mitrokhin era scoprire che uso avessero fatto i servizi segreti italiani dei plichi segretissimi ricevuti dal governo inglese su agenti del KGB russo ancora in attività in Italia, e che non erano solo russi. Scoprii che il servizio segreto aveva ricevuto puntualmente i documenti inglesi, ma per anni non aveva aperto le buste, nascondendole in una casamatta costruita abusivamente dentro Forte Braschi con un carabiniere armato sulla porta.
SILVIO BERLUSCONI PAOLO GUZZANTI
Poi in seguito, su nostra richiesta, fu aperto qualche plico e usato nel modo opposto a quello richiesto: dandolo ai magistrati affinché se la vedessero loro. La commissione l’aveva chiesta D’Alema, e Berlusconi, in una telefonata, mi chiese la disponibilità a presiederla. Accettai senza indugi, certamente non sotto tortura!
Perché?
Perché mai avrei potuto immaginare di assumere un incarico così importante come quello della Presidenza di una commissione parlamentare bicamerale, proprio nel momento in cui cambiavano tutti i giochi internazionali: il capo del governo italiano Berlusconi si invaghì del leader russo Putin, del quale del resto erano tutti più o meno invaghiti. Berlusconi a Pratica di Mare si era illuso di avere officiato la fine della guerra fredda, e invece, tutto cominciò allora, anche se è difficilissimo dire in due parole della commissione Mitrokhin.
FORATTINI - D'ALEMA E LA LISTA MITROKHIN
Riassumendo: Putin si infuriò quando apprese che il Parlamento italiano indagava sulle malefatte russe nel passato, penso che Berlusconi lo avesse tranquillizzato dicendogli che sarebbe finito tutto presto e con un nulla di fatto, però io mi sentivo sotto attacco continuo dei giornali russi e di quelli italiani, anche dei più insospettabili.
Di colpo, l’Italia, sia di destra che di sinistra, diventò filorussa e a me toccò la sfortuna di vedere con largo anticipo quello che tutti gli altri avrebbero visto con un ritardo di almeno 10 anni. Nemo profeta in patria, assistetti alla mia decapitazione insieme a quella della commissione, che ha portato dei risultati enormi, di cui un giorno gli storici dovranno pure occuparsi.
BERLUSCONI PUTIN VILLA CERTOSA
I lavori si conclusero con un nulla di fatto…
Questa è la bugia che fu subito fatta circolare. Di relazioni ne presentai due (una sull’attentato a papa Wojtyla molto ben documentati e approvati dal Parlamento)
Volevate screditare il centro-sinistra, fu l’accusa… la politica, come disse Rino Formica, è sangue e merda…
Il sangue e la merda di cui parlava Rino era quella dei partiti. Lei, a quanto pare, si è bevuto, diciamo assorbito, ciò che fu fatto allora a livello nazionale e internazionale. Ricordo che Bonini-D’Avanzo, su Repubblica, in una intervista a Evgeny Limarev, mi accusarono di costruire documenti falsi contro la sinistra. La verità fu molto più semplice: nessuna parte politica, a partire da Berlusconi, che nel frattempo, appunto, si era invaghito di Putin, voleva fare davvero luce sullo spionaggio sovietico in Italia, e il mio principale informatore, Litvinenko, morì avvelenato…
PAOLO GUZZANTI - SILVIO LA VITA VERA DI BERLUSCONI
Nel libro “La grande truffa”, scrive che l’Italia è un paese che non ama la libertà. Come mai, allora, ha creduto ingenuamente alle stronzate sulla rivoluzione liberale di Berlusconi?
Proprio per il motivo che lei ha appena ricordato: l’Italia non solo non è libera, ma gli italiani non sono liberi nemmeno nella loro testa e non hanno, salvo eccezioni, il culto della libertà. La nostra è l’unica Costituzione che non parli di libertà del singolo individuo.
Quindi, quando Berlusconi annunciò una sua rivoluzione liberale che avrebbe rotto con tutti i vecchi schemi, ci precipitammo in molti, da sinistra, a vedere di che cosa si trattasse: da Saverio Vertone a Lucio Colletti, da Lino Jannuzzi a Giuliano Ferrara. Quando c’è in ballo l’utopia, è bene entrare nella mischia.
Perché ha creduto in Berlusconi?
Perché ha preso i capisaldi del liberalismo e li ha messi nel suo manifesto. La politica è fatta prima di tutto di parole nette e divisive. Berlusconi offriva l’occasione della divisione. Peccato che abbia perso la partita, e io, come tantissimi altri a sinistra, ho dato molte chances a Berlusconi, perché era un politico di rottura, e questo mi piacque perché mi ritengo un dissidente.
Sì, ma Berlusconi non era per nulla liberale!
Nessun partito era liberale, ma almeno Berlusconi diceva di esserlo e ci credeva. Certamente non erano liberali gli altri partiti, tranne il partito radicale.
Come l’ha sedotta Berlusconi? Con un posto in parlamento, con la visibilità, il potere?
Sedotto? E’ un’idea stupida.
Berlusconi ha avuto tanti cortigiani e yes-man… ne ricorda alcuni in particolare che lei mal sopportava?
Cortigiani e yes man sono ovunque, come in tutto il mondo.
Ha scritto un libro intitolato “Mignottocrazia”: quante donne si sono vendute per un seggio in parlamento?
I più grandi scopatori in politica sono stati il presidente cinese Mao Zedong e il presidente Kennedy. Mignottocrazia l’ho scritto anche perché pensavo servisse a Berlusconi per capire che è meglio separare la vita personale da quella pubblica.
Cosa la spinse a scrivere un libro del genere?
Usando la mano leggera ho fatto una fotografia di un pezzo d’Italia sia di destra che di sinistra.
La prostituzione, come ben sa, è anche maschile: negli anni del suo innamoramento verso il Cavaliere, si è mai sentito una “mignotta”?
No.
Le donne lo facevano con il corpo, gli uomini con la mente…
Perché? Secondo lei una donna non può farlo con la mente?
Non pensa che il berlusconismo sia stato una vera sciagura per il nostro Paese?
In una democrazia la sciagura è che la sinistra non è stata mai capace di tirare fuori uno straccio di idea, lasciando il campo aperto a una destra che stava crescendo.
Ripensandoci, si è mai pentito di essere stato alla corte del Cavaliere?
Io non sono stato mai alla corte di Berlusconi. Mai cenato insieme. Quando Berlusconi solidarizzò con Putin perché voleva “attaccare per le palle a un albero il presidente georgiano” io mi alzai e me ne andai. Il presidente georgiano Saakashvili venne a Roma per ringraziarmi e io lo portai nel partito liberale di cui ero vicesegretario. Oggi è in una cella putiniana e sta molto male. Altro che corte! Sono uno dei pochi a non aver fatto carriera: morirò, infatti, povero…
FRANCESCO COSSIGA PAOLO GUZZANTI
Beh, suvvia, Paolo. Ha una pensione di 8 mila euro… non sembrano pochi, anzi…
Che cosa c’entra? Mancano dieci anni di contributi non versati.
Ma 8mila non sono per niente pochi!
Di che stiamo parlando? io sono un lavoratore che avuto stipendi crescenti man mano che il mio lavoro rendeva di più.
Da tanti anni collabora con il giornale: qual è stato il direttore peggiore che ha avuto?
Al Giornale ho conosciuto due direttori: Belpietro e Sallusti. Con Maurizio, ho avuto un bel rapporto tant’è vero che sono stato, sotto la sua direzione, anche vicedirettore: avevo una totale libertà di scrittura…
tommaso cerno con il marito stefano balloch e i due cani
E Sallusti?
Non ci siamo mai frequentati veramente…
Non era un cuor di leone…
Ma che significa? E’ un ottimo giornalista.
E Feltri?
Feltri è un uomo che segue, come lui stesso teorizza, gli umori del popolo. Quando portò al successo L’Indipendente, scrisse che il giornale deve piacere al lettore. Apprezzo comunque la sua spudoratezza, e anche la sua eleganza.
Non trova che Tommaso Cerno, con le sue mille capriole, c’entri zero con la storia del quotidiano fondato da Montanelli?
Ma di che parla? Cerno è il miglior giornalista, oggi, e quelle che lei chiama capriole sono l’evoluzione delle idee.
La sua esperienza giornalistica più importante è quella legata alla Repubblica scalfariana… quali sono stati gli errori, o i comportamenti, che hanno reso Scalfari un personaggio discusso e ambiguo?
Ma chi gliel’ha detto? Ma che domande sono? Legga ciò che ho scritto su Eugenio. Un giorno uscì un libro intitolato “il cittadino Scalfari”. Lui arrivò in redazione con il libro in mano e lo lanciò sul tavolo dicendo: in questo libro si sostiene che sono stato prima fascista, poi monarchico, poi liberale, poi radicale, poi socialista, poi comunista, poi democristiano, ed è tutto vero. Tutti ridemmo. Scalfari non era ambiguo, era un libertino. lo slogan di Eugenio, che ho fatto anche mio, era: liberali, liberisti, libertini.
Era uno che censurava al giornale, nonostante si professasse, a chiacchiere, nemico della censura?
Non censurava, ma a nessuno saltava per la mente di scrivere qualcosa che a lui non andasse. A Repubblica c’erano due entità: Eugenio Scalfari, che aveva il diritto di fare quello che voleva, e l’ufficio centrale, capeggiato da Magagnini, che era tutto del Pci. Tant’è vero, che quando feci quella famosa intervista – “a Fra’ che te serve…” – che andava contro il compromesso storico, la portai direttamente in tipografia, per evitare che venisse censurata… ricordo anche che quando l’indomani scoppiò il casino, Eugenio si divertì moltissimo.
eugenio scalfari giorgio forattini 23
Quali sono state le peggiori topiche che il giornale prese sotto la direzione di Scalfari?
Mi scusi, ma questa è una domanda che non ha senso. Lui era la linea politica di sé stesso.
Chi erano quelli che sgomitavano per avere, dal fondatore, visibilità?
Eugenio esercitava un fascino indiscusso e la visibilità si guadagna con la propria firma.
E gli intoccabili?
Non so: chi sarebbero? io fui sicuramente toccato, tant’è che l’ultimo anno mi trasferirono al supplemento del supplemento del Venerdì.
carlo de benedetti eugenio scalfari
Chi è stato quello che adulava maggiormente Scalfari e che, poi, diventava oggetto del suo scherno?
Non so che cosa vuol dire.
Non erano un po’ pallose queste “messe cantate” di Scalfari?
Erano lezioni universitarie. Partecipavano solo persone di alto livello e la stanza era sempre gremita.
Lei andò via perché stravolsero un articolo dopo una sua corrispondenza dalla Romania: giusto? Chi fu il responsabile?
Fu l’ufficio centrale. Ero in Romania nel 1990 perché era scoppiata la rivolta contro Iliescu, succeduto a Ceausescu. Il KGB rumeno, che era collegato a quello russo durante la presidenza Gorbaciov, faceva decapitare per strada, dai muratori muniti di machete, gli studenti dissidenti. Ne portai cinque in albergo e li nascosi sotto al letto. Quando feci il pezzo, spiegando cosa stesse accadendo a Bucarest, mi riscrissero l’articolo, stravolgendolo completamente, copiandolo dall’Ansa, con la mia firma. Per rispetto nei confronti di Eugenio, lasciai perdere e me ne andai da Repubblica.
Fu giusto, secondo lei, vendere il gruppo Espresso Repubblica all’Ingegnere De Benedetti, più che un editore, un padrone duro, cinico, spietato?
De Benedetti, più che cinico e spietato, è un padrone. I proprietari non devono fare opere buone. Come racconto in “Figli del secolo”, appena uscito per l’editore Aliberti, l’Ingegnere aveva già aiutato silenziosamente Repubblica nei primi anni della sua esistenza perché era in bancarotta.
E quando, anni dopo, Scalfari e Caracciolo, andarono ad Arcore a suonare la rapsodia in blue di Gershwin a quattro mani con Confalonieri, per dire al Cavaliere “se vuoi, Repubblica è tua…”, De Benedetti di certo non ne fu contento. Forse se la legò al dito. Infatti, quando lo ritenne opportuno, e siamo nel 1996, l’Ingegnere licenziò Scalfari durante una cena a casa di Carlo Caracciolo.
Nessuno parlò di licenziamento?
Nel mio libro è riportato tutto nei dettagli, ma sono cose note. Scalfari non protestò, ma volle un’uscita morbida: era lui che si era stufato, era stanco e aveva sempre pensato ad Ezio Mauro come suo successore. Per salvare la forma, e rendere la cacciata meno brutale, Scalfari ottenne che venisse apposta la dicitura “giornale fondato da Eugenio Scalfari” sotto la testata.
eugenio scalfari carlo de benedetti
Scalfari e De Benedetti, al di là della facciata, non si amavano molto…
L’Ingegnere sostanzialmente aveva concesso a Eugenio di scrivere un grande articolo domenicale, ma dopo un anno già sbuffava: “non se ne può più di questo fondo domenicale…”
Giulio Anselmi mi ha raccontato che avrebbe potuto essere lui il sostituto di Scalfari alla direzione del giornale, ma poi, dal cilindro, spuntò il nome di Ezio Mauro… come andò veramente?
Le cose stanno come ho già raccontato e la mia fonte sono i protagonisti. Nessuno ha mai dubitato che Ezio Mauro fosse l’uomo di De Benedetti.
EZIO MAURO - EUGENIO SCALFARI - CARLO DE BENEDETTI
Quando il fondatore fece quella pagliacciata di sdraiarsi per terra perché non voleva che lei andasse via dal suo giornale, lei, in realtà, aveva già firmato per il Corriere. Ha detto: fu un errore non andar via da Repubblica. Perché? Non lo sopportava più? Guadagnava meno di altri, magari mediocri?
Pagliacciata? E’ stato un grande gesto cavalleresco.
Lei ha sempre amato, e difeso, Cossiga, il picconatore… eppure, dalle parti di Piazza Indipendenza non era per nulla amato… o mi sbaglio? E come mai?
Io Cossiga l’ho incontrato per caso nel dicembre del ’91 e l’ho difeso, diciamo che ho difeso le istituzioni quando cercarono di farlo fuori. Scalfari e Cossiga erano vecchi amici e tutti i giovedì pranzavano insieme. Poi i rapporti si ruppero.
gianni letta eugenio scalfari francesco cossiga
Non fu un grande politico Cossiga?
Fu un politico importantissimo e un grande liberale.
Se non avesse fatto il picconatore, ce ne saremmo dimenticati tutti, diciamolo pure…
Il picconatore lui lo inventò per il mio libro. A volte vedeva giusto, in altre sbarellava. Ma sul fatto che lo stato andasse totalmente rifondato, aveva completamente ragione. Per questo il liberalismo di Berlusconi, seppur a parole, mi era subito piaciuto.
sandro pertini piersanti mattarella
Ma Pertini, con Repubblica ai suoi piedi, e al netto delle tante agiografie scritte sul suo conto, fu davvero un grande presidente, secondo lei?
Secondo me, Pertini aveva solo il culto di sé stesso. Ma era un culto di rappresentanza che lo rendeva molto popolare.
Le sarebbe piaciuto tornare a Repubblica anni dopo, o era ormai un “morto” per loro?
Per me la Repubblica è stata solo la Repubblica di Scalfari, che aveva caratteristiche uniche. Con Mauro, il giornale, seppur ben fatto, non mi piaceva.
Se le avessero offerto un sacco di soldi, sarebbe tornato?
Ma ecco un’altra domanda poco intelligente. Carlo Verdelli provò ad assumermi, ma non se ne fece niente perché Carlo fu mandato via dal nuovo acquirente.
Ha detto a Cazzullo, sul Corriere, che il suo cuore batte ancora per una donna. E’ una sua coetanea o si è invaghito, come tanti anziani, di una ragazza giovane?
paolo guzzanti eugenio scalfari serena
Né l’una, né l’altra. Ed è vita privata.
E’ un lontano ricordo il sesso?
No.
Fra qualche mese compirà 86 anni. Cos’è per lei la vecchiaia?
E’ una brutta bestia non per la morte ma per il fatto che, invecchiando, da un certo punto, mi accorgo che tutti coloro che esistono non esistevano quando io ero adulto. E’ un nuovo mondo e le memorie di questo nuovo mondo che si affaccia dinanzi ai tuoi occhi, sono diverse dalle tue.
EUGENIO SCALFARI INDRO MONTANELLI
EUGENIO SCALFARI BY ALTAN
enrico berlinguer eugenio scalfari ciriaco de mita
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