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"DA PETRECCA A VENEZI FINO A PUCCI, IL PROBLEMA DELLA CLASSE "DIGERENTE" MELONIANA NON E’ CHE E’ FASCISTA E’ CHE E’ SCADENTE" – MATTIOLI: “UNA SOLUZIONE A QUESTO DISASTRO UNO E TRINO POTREBBE ESSERE SPEDIRE PETRECCA A SANREMO, FAREBBE SENZ'ALTRO PIÙ RIDERE DI PUCCI, INCARICARE PUCCI DI METTERE IN RIGA LE "ZECCHE ROSSE" (LUI LE CHIAMA COSÌ) DELLA FENICE E SPOSTARE VENEZI A RAISPORT, TANTO SEMPRE DI DIREZIONE SI TRATTA. OPPURE INIZIARE A COCCOLARE E NOMINARE E PROMUOVERE SÌ GENTE DI DESTRA, MA SELEZIONANDOLA MEGLIO, ANCHE PERCHÉ NULLA DANNEGGIA IL PADRONE QUANTO I SERVI SCIOCCHI…”

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Alberto Mattioli per la Stampa - Estratti

 

La famigerata egemonia culturale della sinistra può dormire sonni tranquilli.

paolo petrecca

 

Tre recenti casi dimostrano le difficoltà della destra a imporre la sua, e anche la curiosa idea del merito coltivata dal governo del merito. Il primo è quello di Beatrice Venezi, che è una modesta direttrice d'orchestra, e questa è solo un'opinione, per quanto largamente condivisa a livello internazionale, e di modesta carriera, e questo è un fatto.

 

Tuttavia, è stata descritta da firme che non distinguono un soprano di coloratura da un basso profondo come una delle maggiori bacchette mondiali e imposta in una carica assurdamente sovradimensionata rispetto al suo curriculum, la direzione musicale della Fenice.

 

(...)

Caso numero due: Paolo Petrecca, già direttore sfiduciato di RaiNews24, distintosi per capolavori giornalistici come aver annunciato l'assoluzione del sottosegretario Delmastro prima che ne uscisse la sentenza di condanna, per aver censurato delle notizie scomode, per aver aperto il tiggì, la sera delle Presidenziali francesi, con l'imperdibile festival di Pomezia dove si esibiva la compagna e così via. Naturalmente, è stato promosso a RaiSport, testata ben più importante, dove la redazione ha bocciato due volte il suo piano editoriale. Poi si è autoassegnato la diretta della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi sulla quale da tre giorni sta ridendo tutta Italia, di indignarsi non vale nemmeno la pena.

 

Ma almeno stavolta la figuraccia è solo nazionale perché nel resto del mondo l'evento è stato commentato da dei giornalisti veri.

beatrice venezi presenta la sua Carmen al teatro Verdi di Pisa

 

Caso numero tre: il comico Andrea Pucci.

 

In effetti, prima della sua rinuncia a Sanremo non si sapeva chi fosse; adesso che lo si sa, si può tornare serenamente a ignorarlo.

 

Il punto non è che la sua sia una comicità nazionalpop o politicamente scorretta. Anche quella, per dire, di Checco Zalone lo è. Solo che Zalone fa ridere; uno che ricicla battute come «le mogli sono stitiche ma cagano sempre il c***o» fa pena. E comunque va bene che lo invitino a Sanremo, dove non è che siano passati solo degli umoristi raffinati.

 

Ma poi se i social protestano e insultano, come protestano e insultano contro tutto e tutti, e Pucci rinuncia "sua sponte" al Festival non può diventare una vittima, con solidarietà e appelli delle principali cariche dello Stato che gridano alla censura.

 

BOOMERISSIMA - LO SKETCH DI ANDREA PUCCI

Anche perché la censura si applica dall'alto e non dal basso, da chi fa le scelte e non da chi le subisce. Censura, per esempio, è nella diretta del Concerto di Capodanno della Fenice non dire cos'erano le spillette gialle di protesta portate dagli artisti. O, in quella delle Olimpiadi, Petrecca che non nomina mai il rapper Ghali, sgradito in alto a destra.

 

Ora, una soluzione a questo disastro uno e trino potrebbe essere spedire Petrecca a Sanremo, farebbe senz'altro più ridere di Pucci, incaricare Pucci di mettere in riga le "zecche rosse" (lui le chiama così) della Fenice e spostare Venezi a RaiSport, tanto sempre di direzione si tratta.

 

Oppure iniziare a coccolare e nominare e promuovere sì gente di destra, per carità, ma selezionandola meglio, anche perché nulla danneggia il padrone quanto i servi sciocchi. Altrimenti non resta che concludere che la nuova classe dirigente ha sempre lo stesso problema. Non che è fascista, ma che è scadente.

paolo petrecca by carli