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Marco Giusti per Dagospia
Marigold Hotel di John Madden
Esistono i cinepanettoni inglesi? Esistono. Non solo. Con questo buffo, leggerissimo "Marigold Hotel" di John Madden, regista di "Shakespeare in Love", non siamo solo davanti a un "Natale in India" in salsa inglese con Judi Dench al posto di Christian De Sica e l'infoiatissimo Ronald Pickup (un tempo fu Giuseppe Verdi negli sceneggiati Rai) al posto di Massimo Boldi, ma anche a un nuovo genere, totalmente inglese, di cinema leggero per anziani signori che ancora vanno al cinema il pomeriggio.
Un nonno-movie o pre-catetetere movie dove un pubblico di vecchietti vede altri vecchietti più' o meno malmessi, e si diverte alle loro tragicomiche storie. Ovvio che qualcuno, sullo schermo e in sala, ci lascia le penne, ma intanto un buon pomeriggio e' passato. Da parte nostra mettiamoci la critica della nostra Natalia Aspesi e il quadro e' completo.
Ora, e' vero che un film come "Marigold Hotel" vanta attori celebri e amati come Tom Wilkinson (il suo e' il personaggio più' riuscito, giudice gay che torna in India per ritrovare il vecchio amore e morire), Maggie Smith razzista e in carrozzella, Bill Nighy mal sposato o Judi Dench, ma la storia vale davvero quelle dei cinepanettoni e, ahime', anche i nostri campioni cominciano a non essere più' giovanissimi.
In pratica tutto il cinema invecchia, pubblico, star e critici e in qualche modo l'allegria senile di "Marigold Hotel", e in qualche modo anche di tanti film della stagione sul passato ("Hugo", "The Artist") dimostrano quanto il cinema sia ormai più' vicino al vecchio teatro di quartiere che non alla fresca arte di un secolo fa.
marigold hotel
Marigold Hotel MAGGIE SMITH
Marigold Hotel
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