DAGOREPORT – A VOLTE NON DIRE NULLA È LA MIGLIORE RISPOSTA. GIORGIA MELONI NON S’È FILATO DI PEZZA…
Da http://www.dailymail.co.uk/
Una volta ritenuta plausibile l’ipotesi della “Venere filatrice”, il progettista americano Cosmo Wenman è passato all’azione, creando un render 3D della statua. Incrociando vari disegni, schizzi di Barber e i dipinti sui vasi greci, è riuscito alla fine ad ottenere una posa che risultasse realistica e compatibile con la scultura…
La venere di Milo è una delle statue più famose del mondo, ma la sua posa è rimasta un mistero fin da quando fu ritrovata circa 200 anni fa. Si è pensato che la dea della bellezza reggesse uno specchio, una mela o una lancia. Ma ora si è scoperto che Afrodite è stata probabilmente raffigurata nell’atto di filare.
La teoria della “Venere filatrice” era già stata proposta da un esperto d’arte, Barber, che aveva notato donne ritratte nella medesima posa su vasi greci risalenti al 100 a.C., l’epoca in cui la Venere venne scolpita. Sui vasi di Barber erano ritratte delle prostitute mentre filavano, un’attività che svolgevano per tenersi impegnate tra un cliente e l’altro.
La Venere di Milo al Louvre di Parigi:
Venere, dea della bellezza, dell’amore e quindi della riproduzione, sarebbe ritratta in questa posa proprio nell’atto di creare qualcosa una massa amorfa.
Una volta ritenuta plausibile l’ipotesi della “Venere filatrice”, il progettista americano Cosmo Wenman è passato all’azione, creando un render 3D della statua. Incrociando vari disegni, schizzi di Barber e i dipinti sui vasi greci, è riuscito alla fine ad ottenere una posa che risultasse realistica e compatibile con la scultura.
Il progetto su computer è stato poi preso in mano da un team di esperti che ha realizzato un vero e proprio modellino in plastica, grazie a una stampante 3D. Gli strumenti che la Venere tiene in mano sono stati realizzati separatamente, e poi il tutto è stato assemblato restituendo alla Venere quella che si pensa essere la sua posa originale.
Nella realizzazione della replica, Wenman si è accorto che gli strumenti originali non potevano essere di marmo, poiché troppo pesanti. È probabile che fossero fatti di legno laccato oro, in modo da attirare lo sguardo degli spettatori sull’attività del filare.
Se il materiale originale fosse davvero il legno, allora si potrebbe spiegare perché anche tutti gli altri strumenti delle statue greche sono andati perduti o distrutti. L’esperimento di Wenman dimostra infatti che potrebbero essere stati rubati o semplicemente essere andati distrutti nel tempo.
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