aldo grasso gian marco chiocci

IL PROBLEMA DELLA RAI E’ CHE NON RACCONTA QUEL CHE CONTA – ALDO GRASSO: “CI SONO STATE MOLTE PROTESTE PERCHÉ IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI, HA DICHIARATO IN UN’INTERVISTA DI ESSERE ‘PROFONDAMENTE DI DESTRA’ E AMICO DI GIORGIA MELONI, CHE ‘SUL TG NON METTE BECCO’ PERCHÉ ‘SI FIDA’. QUANTA IPOCRISIA IN QUESTE PROTESTE! LA RAI È SEMPRE STATA COSÌ. CREDO CHE IL PROBLEMA SIA UN ALTRO. IL TG1 HA PERSO LA SUA STORICA CENTRALITÀ NEL SISTEMA TELEVISIVO IN TERMINI DI RUOLO: HA SCELTO UNA LINEA EDITORIALE CHE SMORZA I TONI SUI TEMI MACROECONOMICI, SUI GRANDI NODI SOCIALI O SULLE RIFORME DIVISIVE E CONSENTE DI RIDURRE L’ESPOSIZIONE DELLA TESTATA (E, DI RIFLESSO, DELL’ESECUTIVO) A CRITICHE FEROCI. SPOSTANDO IL BARICENTRO SULLA CRONACA NERA, SU QUELLA BIANCA O SUL COSTUME, SI OFFRE UN PRODOTTO CHE RIESCE A INFASTIDIRE IL MINOR NUMERO POSSIBILE DI SPETTATORI”

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Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”

 

aldo grasso 3

Ci sono state molte proteste perché il direttore del Tg1 ha dichiarato in un’intervista di essere «profondamente di destra» e amico di Giorgia Meloni, che «sul Tg non mette becco» perché «si fida». Quanta ipocrisia in queste proteste! La Rai è sempre stata così. Il rapporto fra Ciriaco De Mita e Biagio Agnes era molto diverso? Siamo sicuri che De Mita non si fidasse di Agnes? La fiducia era tale da continuare persino per asse ereditario.

 

Credo che il problema sia un altro. Il Tg1 ha perso la sua storica centralità nel sistema televisivo: non in termini di ascolti, ma di ruolo. L’equilibrio tra le pretese della politica e il dovere di informare il cittadino è da sempre il suo nodo irrisolto.

 

GIAN MARCO CHIOCCI TELENORD

Quando si sceglie la via del «racconto concreto dei fatti», il rischio è proprio quello di depotenziare il racconto dei grandi temi, lasciando nello spettatore più attento una sensazione di incompiutezza.

 

Il Tg1 (ma anche Tg2 e Tg3), pur rivendicando una chiara identità legata all’area di governo, ha scelto una strada che potremmo definire di «understatement generalista».

La linea editoriale che smorza i toni sui temi macroeconomici, sui grandi nodi sociali o sulle riforme divisive consente di ridurre l’esposizione della testata (e, di riflesso, dell’esecutivo) a critiche feroci.

 

gian marco chiocci a telenord 4

Oppure, spostando il baricentro sulla cronaca nera, su quella bianca o sul costume, il Tg1 si connette con il pubblico generalista in modo più immediato, offrendo un prodotto che riesce nel non facile compito di infastidire il minor numero possibile di spettatori. Da qui l’effetto di apparente anonimato: si preferisce la narrazione del quotidiano all’approfondimento.

 

[…] La mia impressione è che il Tg1, essendo guidato da un giornalista con una esperienza di cronaca e di inchiesta, appaia spesso più concentrato sul racconto dell’attualità quotidiana che sulla costruzione di una visione complessiva dei grandi temi nazionali e internazionali, nello spirito ideale del servizio pubblico. Tanto, basta la fiducia.