marco travaglio maurizio belpietro

CHE FA LORENZETTO DI NOTTE? LE PULCI AI GIORNALI! – EDITORIALE DI MARCO TRAVAGLIO, DIRETTORE DEL “FATTO QUOTIDIANO”, IN PRIMA PAGINA, INTITOLATO “FECCE TRICOLORI”: “INTANTO AI FORI IMPERIALI SFILA IL CAMPIONARIO DELLE ‘ARMI LEALI’ CHE ESPORTIAMO IN TUTTO IL MONDO, ANCHE A PAESI IN GUERRA TIPO ISRAELE E UCRAINA”. ITALIANI BRAVA GENTE O REFUSO LETALE?” - MAURIZIO BELPIETRO, DIRETTORE DI “PANORAMA”, NELL’EDITORIALE D’APERTURA DEL SETTIMANALE, DEDICATO A DE LUCA: “AI JAMES BOND SALERNITANI SARÀ CONSENTITO DI ‘SPOGLIARSI DELLA DIVISA’ E VESTIRE ABITI CIVILI”. NON SAPEVAMO CHE L’AGENTE 007 ANDASSE IN GIRO INDOSSANDO L’UNIFORME PER PASSARE INOSSERVATO…

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veronica gentili

Dalla rubrica “Pulci di notte” di Stefano Lorenzetto, pubblicata da "Il Foglio" – Estratto

 

Daltonica. Veronica Gentili sul Fatto Quotidiano si occupa delle Facce di casta (è il titolo della sua rubrica settimanale) ma sbaglia i loro nomi. Alla terza riga cita un «Anthon Cechov», che però si chiamava Anton.

 

veronica gentili

All’undicesima riga ecco un «Tayip Erdogan», che però si chiama Recep Tayyip. Il leader turco viene definito da Gentili «un autarca», sostantivo finora non lemmatizzato né dallo Zingarelli 2026 né dal dizionario Treccani, ma che alcuni vocabolari minori definiscono così: «Nella filosofia cinica e stoica, colui che basta a sé stesso, che ha raggiunto la condizione dell’autosufficienza e quindi la saggezza e la felicità».

 

La descrizione ci pare francamente poco consona al despota di Ankara, che semmai è un autocrate.

 

La conduttrice televisiva improvvidamente prestata alla carta stampata sostiene poi che Erdogan ha donato ai leader della Nato «un revolver personalizzato con il nome del destinatario, custodito in un cofanetto rosso insieme a sei proiettili».

 

marco travaglio

Evidentemente è affetta da daltonismo: il cofanetto era marron scuro (mogano?), foderato all’interno con velluto nero. [13 luglio 2026]

 

Leali. Sempre in tema bellico, editoriale di Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, in prima pagina, intitolato «Fecce tricolori»:

 

«Intanto ai Fori Imperiali sfila il campionario delle armi leali che esportiamo in tutto il mondo, anche a paesi in guerra tipo Israele e Ucraina». Italiani brava gente o refuso letale? [3 giugno 2026]

 

niccolo' zancan

Bond. Maurizio Belpietro, direttore di Panorama, nell’editoriale d’apertura del settimanale, dedicato a Vincenzo De Luca: «Ai James Bond salernitani sarà consentito di spogliarsi della divisa e vestire abiti civili». Non sapevamo che l’agente 007 andasse in giro indossando l’uniforme per passare inosservato. [24 giugno 2026]

 

Buio. Nelle pagine culturali della Repubblica, nel recensire Buio (Einaudi) di Paolo Mauri, Filippo La Porta riesce a scrivere per ben quattro volte «puó», con l’accento acuto, invece di «può».

 

E, visto che c’è, infila anche un «giá». Ora, è vero che in Einaudi conservano da sempre l’abitudine di scrivere «í» e «ú» al posto di «ì» e «ù»: una scelta tipografica discutibile, ma non scorretta, perché sulle vocali «i» e «u» l’accento acuto non altera la pronuncia. Diverso però è il caso di «puó» e «giá».

 

romano montroni

Qui l’accento acuto è semplicemente sbagliato. In italiano si scrive «può», con l’accento grave, e «già», sempre con l’accento grave.

 

Non si tratta di una variante editoriale o di una raffinatezza grafica: «puó» e «giá» sono semplicemente errori ortografici. L’ultimo capoverso dell’articolo comincia con questo periodo: «Anche il pensiero più chiaro ha il suo momento di buio». Infatti. [19 giugno 2026]

 

filippo la porta

Granite. Parlando sulla Stampa del saggio Divieto di protestare, che Annalisa Camilli ha pubblicato per Einaudi, Niccolò Zancan osserva: «Fine delle divisioni ideologiche tradizionali, così come delle granite certezze costituzionali». Certo un mero refuso, come i molti altri disseminati nell’articolo («ritorno nelle piazza», «riuscire a attraversarla», «la macchina della repressione non mai stata così attiva»), ma questo, almeno, è di stagione e molto rinfrescante. [15 giugno 2026]

 

Aggiungere. Lorenzo De Cicco sulla Repubblica: «Nessuno si fa più scrupoli nel criticare l’operato di Matteo Piantedosi: “Serve un cambio di passo”, si aggiungeva ieri persino Attilio Fontana, governatore della Lombardia». Lo aggiungeva a sé stesso per non dimenticarselo? [16 giugno 2026]

 

maurizio belpietro

Iraniani. «Ogni anno oltre tremila giovani iraniani vengono ammessi nelle università italiane e la loro è la comunità studentesca più numerosa tra quelle internazionali. Una volta ammessi, però, gli studenti devono ottenere il visto d’ingresso per spostarsi fisicamente in Italia e non tutti ci riescono: quest’anno solo 4.500 persone l’hanno ottenuto, a fronte di 7.915 preiscritti», riferisce Chiara Comai sulla Stampa.

 

proteste contro il regime iraniano nel 2022

I tre dati appaiono incoerenti. Se gli ammessi sono «oltre tremila», non si spiega come i visti concessi siano 4.500 e come ben 7.915 iraniani abbiano ottenuto la preiscrizione. Insomma, nonostante «oltre tremila» sia una dizione che in teoria postula qualsiasi quantità numericamente superiore, è difficile comprendere che cosa Comai intendesse dire. [16 giugno 2026]

 

Poeta. Sulla Domenica del Sole 24 Ore, recensendo la nuova raccolta di tutte le poesie di Alejandra Pizarnik, Lara Ricci per ben tre volte flette impropriamente il sostantivo poeta al femminile («poeta argentina», «poeta nata», «poete tragiche»).

 

Peccato che ciò sia ammesso solo nel «femministese» (che, chissà mai perché, nutre un’idiosincrasia per il suffisso -essa), non certo nella lingua italiana. Ricci definisce poi la poetessa in questione «viaggiatrice con il bicchiere vuoto, o forse – si direbbe dalla caparbia del suo idealismo – con la sensazione di avere un bicchiere vuoto»: evidente refuso, si spera, per «caparbietà».

 

veronica gentili

Infine, menzionando il curatore del volume, la prima volta lo chiama «Léfevre», e altre due, correttamente, «Lefèvre». [5 luglio 2026]

 

Via Pál. Nelle pagine culturali del Corriere della Sera, Helmut Failoni ricorda Romano Montroni, maestro per intere generazioni di librai, morto all’età di 86 anni: «Il primissimo lavoro di Montroni – che aveva lasciato la scuola dopo le medie ma si diplomò successivamente alle serali – fu quello di “garzone” in una libreria del centro di Bologna. Lì gli regalarono il suo primo libro: I ragazzi della via Pal di Ferenc Molnár».

 

Marcel Lefebvre

Premesso che si scrive «Pál», quella «a» senza accento, così come il «della», erano in effetti presenti nella prima traduzione italiana, curata da Alessandro De Stefani e Stefano Rokk Richter, che uscì per le Edizioni Sapientia nel 1929.

 

Poiché Montroni nacque 10 anni più tardi ed ebbe in dono il romanzo quando, interrotti gli studi dopo la licenza media, scelse di lavorare come fattorino nella libreria Rizzoli sotto le Due Torri, è più probabile che fosse I ragazzi di Via Paal, con il «di», «Via» in maiuscolo e due «a», pubblicato da Bompiani nel 1950. [12 giugno 2026]

proteste delle donne iraniane contro l hijab 4pistola donata da erdogan a leader natoMARCO TRAVAGLIO maurizio belpietro