“RAPINA A MANO ARMATA” FA SETTANTA – IL CAPOLAVORO DI STANLEY KUBRICK FU PRESENTATO A NEW YORK IL 19 MAGGIO 1956 – IL REGISTA AMERICANO AVEVA SOLO 27 ANNI QUANDO GIRÒ IL FILM, CHE RACCONTA UN COLPO ORGANIZZATO ALL’IPPODROMO DI LONG ISLAND DA UN GRUPPO DI CRIMINALI FRAGILI E DISPERATI, GUIDATI DA STELING HAYDEN – KUBRICK USA IL MECCANISMO DELL’“HEIST MOVIE” PER MOSTRARE COME OGNI TENTATIVO UMANO DI CONTROLLARE LA REALTÀ SIA DESTINATO A FALLIRE PER COLPA DEL CAOS, DELL’AVIDITÀ E DELL’IMPREVEDIBILITÀ DELLE PERSONE… - VIDEO

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Estratto dell’articolo di Filippo Mazzarella per www.corriere.it

 

rapina a mano armata

Il 19 maggio 1956 (da noi nelle sale a settembre) viene presentato a New York Rapina a mano armata/The Killing di Stanley Kubrick, opera terza dell’appena ventisettenne […] maestro del cinema. […]

 

Tratto dal coevo romanzo omonimo (originariamente apparso come Clean Break) di Lionel White e sceneggiato da Kubrick con il romanziere noir Jim Thompson, è un poliziesco che superficialmente appare inscrivibile nella tradizione del cinema criminale Usa anni Cinquanta, ma in cui in realtà il regista utilizza il classico meccanismo dell’heist movie per smontarne dall’interno l’idea stessa di ordine narrativo e di senso: la rapina non è il centro del film, mentre il vero tema è l’impossibilità assoluta di controllare il reale attraverso qualsiasi forma di sua pianificazione.

 

sterling hayden e coleen gray in rapina a mano armata

L’azione si svolge a New York, dove il gangster Johnny Clay (Sterling Hayden), appena uscito di prigione e deciso a rifarsi una vita con la compagna Fay (Coleen Gray), organizza un grosso colpo all’ippodromo di Long Island.

 

Per realizzarlo, appronta una squadra di uomini perlopiù fragili o disperati: il poliziotto indebitato Randy Kennan (Ted de Corsia), il barista Mike O’Reilly (Joe Sawyer), oppresso dalla malattia terminale della moglie Ruthie (Dorothy Adams), l’avvilito cassiere George Peatty (Elisha Cook Jr.), il tiratore scelto Nikki Arcane (Timothy Carey) e il lottatore Maurice Oboukhoff (Kola Kwariani).

 

[…] Arcane dovrà […] uccidere il cavallo favorito dell’ultima corsa per provocare il panico, mentre a Oboukhoff è demandato il compito di scatenare una rissa per distrarre la sicurezza. Coperto economicamente dall'anziano boss Marvin (Jay C. Flippen), il progetto funziona: ma tutto precipita quando Sherry (Marie Windsor), moglie del cassiere, informa del colpo il suo amante (Vince Edwards) innescando una spirale di violenza.

elisha cook jr. in rapina a mano armata

 

Johnny sarà l’unico a salvarsi e tenterà di fuggire con il bottino insieme a Fay; ma non andrà come previsto. Kubrick lavora sulle stereotipie del «piano perfetto», sottolineando però come esso sia destinato a fallire non per un errore «tecnico», ma perché è già strutturalmente fragile ed esposto all’imprevedibilità delle pulsioni umane.

 

Lo fa fin dal titolo originale, significativamente seppur involontariamente in contrasto con quello italiano: se Rapina a mano armata riconduce immediatamente il film in un territorio riconoscibile del noir (il «colpo»), The Killing sposta invece il baricentro semantico verso qualcosa di più astratto e perturbante.

 

vince edwards in rapina a mano armata

L’ «uccisione» a cui allude non attiene infatti al furto, ma dapprima all’atto di violenza necessario a mettere in moto il sistema (l’eliminazione del cavallo durante la corsa) e poi alla sua ricomparsa nell’ambito delle relazioni tra i protagonisti. Kubrick sceglie quindi di definire il film non attraverso il denaro o la rapina, ma attraverso gli atti distruttivi che in un primo momento dovrebbero rendere possibile il piano e poi lo affossano con uno slittamento che finisce per contaminare progressivamente l’intero universo «umano», divorato dall’avidità e dal caos.

 

La costruzione temporale è rivoluzionaria: Kubrick frammenta il racconto attraverso continui ritorni sugli stessi eventi da prospettive differenti, facendo sì che l’azione si riveli come un insieme di traiettorie simultanee e punti di vista parziali che anticipano soluzioni narrative poi sviluppate dal cinema postmoderno (un esempio su tutti: Pulp Fiction, 1994, di Quentin Tarantino).

 

timothy carey in rapina a mano armata

Ma sotto la geometria del racconto (a cui manca volutamente un punto d’osservazione neutro) cova una riflessione quasi metafisica sul caos: tutti i personaggi confidano nella razionalità del piano (pur intuendone inconsciamente la precarietà) e più il «progetto» si fa rigoroso, più il reale si rivela incontrollabile, facendo del protagonista Johnny Clay uno dei primi esempi compiuti delle figure kubrickiane successive (come il generale Jack D. Ripper di Il dottor Stranamore, non a caso ancora interpretato da Sterling Hayden; o come Barry Lyndon) destinate a cercare di imporre schemi razionali a contesti refrattari a ogni ipotesi di controllo.

 

elisha cook jr. in rapina a mano armata

Il film sviluppa così un’idea quasi matematica e «accumulatoria» della vulnerabilità: dove il tempo stesso (un’ossessione costante della messa in scena) introduce nuove modalità d’errore anziché la certezza della precisione.

 

È un cinema di «programmazione fallita», in cui il progetto umano perde di senso e il denaro assume una funzione simbolica evidente, soprattutto nel finale beffardo (che si riallaccia idealmente alla chiosa di Il tesoro della Sierra Madre/The Treasure of the Sierra Madre, 1948, di John Huston), con un’immagine che diventa dimostrazione fisica dell’impossibilità di trattenere ciò che il destino sembrava promettere.

rapina a mano armata

 

Nell’economia di un racconto brevissimo (84 minuti), Kubrick osserva tutto con la sua già caratteristica freddezza clinica, senza concedere empatia o consolazione morale, e marchia il film di una sorta di «gelo etico» dove non esiste redenzione (e a voler vedere neanche una vera «colpa», nel senso classico del noir), ma solo una catena di effetti che svuota progressivamente ogni illusione di padronanza. […]

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